Vaccinazioni tra timori e certezze

JennerAnche in Italia, negli ultimi anni, ha fatto adepti quella “filosofia” falsamente “naturista” che guarda con preoccupazione alle pratiche vaccinali. Salvo poi riscoprire come salvifiche le vaccinazioni al primo accenno di risveglio delle malattie infettive, come sta accadendo in questi giorni in Toscana con la meningite. Nessuno nega che in condizioni particolari (per esempio se si è allergici a qualcuno dei componenti dei vaccini) non ci si deve vaccinare. Però, se non sono vaccinato, il pericolo di ammalarmi lo scanso veramente solo se sono vaccinati tutti quelli che sono intorno a me. Certo, poi ci sono quelli fortunati che riescono a scansare tutto sempre e comunque, ma non essendo io fra questi lasciatemi diffidare. Come si dice sempre, il peggior nemico delle vaccinazioni è il loro successo. Quando nessuno intorno a te si ammala, puoi cominciare a pensare che quella malattia sul tuo territorio non ci sia più e vaccinarsi sia ormai inutile. Ma le cose non sono così semplici, per dire che una certa malattia è completamente sparita da un paese occorre aspettare del tempo, per verificare se nel tempo si verificano o no nuovi casi. Inoltre i sempre maggiori contatti internazionali complicano ovviamente le cose, anche se siamo tutti d’accordo che le vaccinazioni non vanno fatte un tanto al chilo, ma sempre riferite a precise malattie in un preciso paese dove si abita o dove ci si reca. Diciamo però che le vaccinazioni sono una pratica medica molto più “naturale” di tante altre, perché si limitano a stimolare la produzione di anticorpi da parte dell’organismo, un processo assolutamente fisiologico. E’ fuori discussione che un grandissimo contributo all’abbattimento della mortalità infantile nell’ultimo secolo lo ha dato, nei paesi più sviluppati, il generale miglioramento delle condizioni igieniche ed anche economiche, compreso un conseguente miglioramento per esempio dei regimi alimentari. Però le vaccinazioni di massa sull’allungamento della vita il loro apporto lo hanno dato e negarlo è negare l’evidenza. Tralasciando un attimo tutti i dati sui paesi più poveri dove non si vaccina, basta ricordare che a chi ha una certa età può essere capitato, come capitò a me, di conoscere persone che avevano contratto la poliomielite. Oggi siamo a un passo dalla competa eradicazione di questa malattia, in italia e nel resto del mondo. Per affrontare correttamente questo tema, come tanti altri, non servono né i pregiudizi né i furori ideologici, serve pragmatismo. Da Galileo in poi, a proposito di Pisa, la Scienza si è data un metodo di lavoro per chiarire come stanno veramente le cose. Sì, d’accordo: ci sono le multinazionali che vogliono vendere frigoriferi agli eschimesi e vorrebbero vaccinare tutti per tutto. Ma la risposta non può essere la psicosi di massa, quella psicosi che lo scorso inverno ha portato ad attribuire una ventina di morti alla vaccinazione antinfluenzale. Le indagini successive hanno permesso di appurare che il vaccino incriminato non aveva nulla di tossico e che quelle persone erano morte per cause naturali, essendo tutte tra l’altro in condizioni di salute alquanto precarie. Bastava però riflettere un attimo: se quel lotto di vaccino fosse stato veramente tossico, i morti sarebbero stati centinaia o migliaia. Incidentalmente, l’Azienda USL di Pisa quel vaccino non lo aveva acquistato, ma unicamente per ragioni “tecniche”, ritenendo il suo particolare meccanismo d’azione meno efficace per la popolazione anziana che si voleva vaccinare contro l’influenza. La storia della ventina di casi ci dice che comunque in Italia si prende nota delle reazioni avverse (vere o presunte) alle vaccinazioni. Manca un passo ulteriore: pubblicizzare anche al di fuori dell’ambiente sanitario lo stato dell’arte, perché il cittadino comune possa avere la massima informazione e la massima trasparenza, istituendo anche in Toscana un vero e proprio registro pubblico. Sapendo però che abbandonare le pratiche vaccinali di massa sarebbe un tragico errore, con costi incalcolabili. Poi è ovvio che è un processo e che come ogni processo va accompagnato: non tutti possono essere vaccinati e non tutti debbono vaccinarsi per tutto, ma tutto questo seguendo criteri scientifici condivisi dalla comunità scientifica internazionale. Poi anche la Scienza è fatta da esseri umani e gli esseri umani sbagliano, ma usando il metodo scientifico si sbaglia un po’ di meno. Le vaccinazioni di massa, come tutte le cose, richiedono risorse e negli ultimi anni in Toscana comincia a sentirsi anche in questo particolare comparto una certa carenza di personale, con allungamento delle code e qualche difficoltà nell’accesso. E’ uno dei tanti casi in cui i governanti italici, a furia di buttare via i soldi in progetti megagalattici, tendono invariabilmente a scordarsi dell’ordinaria amministrazione, quella cosa che poi influisce molto sulla qualità della vita del cittadino comune.