Quale rivoluzione culturale per quale comunicazione

Il MoVimento 5 Stelle a mio avviso corre attualmente il rischio di non saper mettere a frutto le sue potenzialità innovative nel campo culturale perché il tema “comunicazione” ancora è irrisolto. Le innovazioni politiche del MoVimento sono sotto gli occhi di tutti e per fortuna da alcuni mesi stanno diventando interventi legislativi di governo. Il MoVimento fino a questo momento sta tenendo testa a quella situazione ibrida di co-governo con la Lega cui è stato costretto per motivi noti e non è venuto meno ai propri principi, anzi appunto li sta facendo diventare realtà: al principio che nessuno deve restare indietro abbiamo già risposto con il Decreto Dignità e il Reddito di Cittadinanza; al principio di legalità e trasparenza risponde la legge Spazzacorrotti …. 

Il punto di maggiore arretramento risulta vistosamente quando ci poniamo il cosiddetto problema della comunicazione, tra il quale spicca la situazione dell’informazione e dei media. Aver ripulito un po’ i vertici Rai non sembra aver cambiato molto le cose, e poi ci sono le reti private che rispondono a chi sappiamo. Intervenire sui finanziamenti dei giornali e porsi il problema di una editoria separata da finanza e impresa, sono cose sacrosante che cercano di affrontare le più macroscopiche distorsioni del nostro sistema informativo. Quando poi si verificano contraccolpi di percorso come la recente impasse elettorale abruzzese, allora sembra emergere una certa sensibilità al problema della cosiddetta ‘influenza’ e ‘manipolazione’ dei media cui questa impasse sarebbe in gran parte da attribuire. Secondo il motto: noi siamo bravi e vincenti, se perdiamo qualcosa la colpa è dei calunniatori.

In realtà siamo di fronte a un problema ancora irrisolto e veramente centrale, quello della formazione e comunicazione dei contenuti culturali propri del MoVimento. Sarebbe ingenuo pensare che il problema della comunicazione per il MoVimento 5 stelle sia da affrontare nel modo tradizionale di un partito che deve fare propaganda alle proprie idee e proposte allo scopo di mantenere o allargare il proprio consenso elettorale. D’altra parte non sembra nemmeno più pensabile che si possa confidare nella bontà delle proprie proposte politiche, che in grazia di se stesse si affermerebbero tra i cittadini spontaneamente e si diffonderebbero con le loro gambe. Questo lo verifichiamo in modo negativo per il fatto che la comunicazione mediatica di ciò che il MoVimento sta facendo a livello governativo, quando si prescinde dai social, viene costantemente e con intenzione distorta e falsificata. Farsi propaganda con i media, no; farsi distruggere dalla contropropaganda, nemmeno. Che fare allora?

Per trovare una via d’uscita dovremmo forse prendere in considerazione il fatto che sono proprio le nuove modalità di comunicazione e informazione introdotte dalla rete quelle che hanno dato vita a una struttura fluida come quella del MoVimento 5 stelle e in parte ne hanno segnato il successo e la capacità innovativa. E non si tratta neppure e soltanto dell’ideazione di contenuti buoni di per sé che sarebbero poi stati diffusi in modo più efficace mediante la rete invece dei tradizionali mezzi di comunicazione. Forse è il caso di abbandonare ogni visione meramente strumentale dei media e capire che messaggio e mezzo di comunicazione sono in simbiosi. Il mezzo di comunicazione e di informazione ha fatto e in buona misura continua a fare proprio la differenza nel modo di essere del MoVimento e dei suoi contenuti.

Il MoVimento ha finora introdotto tante innovazioni nel suo modo di dialogare con i cittadini e di creare quel consenso e quella partecipazione che ne hanno fatto quella forza di governo che abbiamo sotto gli occhi. Non dimentichiamoci mai che il primo grande comunicatore e innovatore è stato Beppe, il quale ha fatto della comunicazione politica un vero e proprio spettacolo, inteso questo in senso altamente positivo, ovvero come visione e partecipazione collettiva. Come lui stesso ha spesso ripetuto, Beppe è riuscito a dare voce a un grido che era latente fra tanti di noi e che ha fatto scoprire tanti elementi di comunanza tra persone isolate e distanti tra loro. Il modo poi di organizzare le agorà, e non più tanto comizi veri e propri, come momenti di quotidianità politica condivisa, in cui il portavoce parla di sé, dei suoi stati d’animo e delle battaglie che sta conducendo, ha completamente trasformato il rapporto tra portavoce e cittadino. L’uso dei video in rete per informare sull’immediato e parteciparlo, che rende l’idea del contatto diretto tra persona e persona, che è lontano mille miglia dalle parate dei tradizionali telegiornali con sigla strombettante e titoloni fluorescenti. Queste e molte altre cose sono diventate per molti di noi quotidianità, lasciandoci vivere una sorta di desacralizzazione del politico che molto ha giovato alla sua umanizzazione.

Adesso che siamo forza di governo si potrebbe porre una tentazione seducente, che per altro non sta avendo luogo: fare come gli altri, occupare le televisioni e magari farsene delle proprie per iniziare anche noi a martellare in senso contrario. Chi capisce l’insidia di questa prospettiva preferisce più saggiamente fare appello a un ordine superiore delle cose, a un modo di essere anche in questo caso Cittadini che si fanno Stato. Ma qual è il modo di fare informazione corrispondente a questo nuovo principio? Esiste una cosa del genere? 

Il vantaggio dei nostri avversari, in Italia e fuori, è che sono maestri della polemica politica e della battaglia ideologica. Il saper collegare certi contenuti dell’attualità alla storia e alla tradizione e saperli collocare e interpretare, o anche sviare e deformare, è quanto tradizionalmente viene considerato parte essenziale di una battaglia culturale a difesa di un certo modo di operare. Il MoVimento nasce invece su una presunta evidenza immediata delle proprie affermazioni, una evidenza dettata dal buon senso e dalla fattibilità delle proprie idee. Le ideologie precedenti, operando appunto sempre più esclusivamente sul piano culturale, sono arrivate al paradosso che conosciamo: cantare Bella Ciao mentre si regalano miliardi pubblici a banche private. Il MoVimento di contro ha sempre fatto riferimento pragmaticamente alla realtà e questo è stato il suo punto di forza e deve restarlo.

Adesso occorre forse un passo ulteriore e assumersi il rischio di riaprire il confronto tra politica e cultura come due cose che possono esistere separate e a se stanti. E` questa anche la svolta che sarebbe opportuno avviare nel cosiddetto problema dell’informazione e della comunicazione: liberarle dal politicismo, inteso non solo come propaganda di partito, ma anche come riconduzione di tutta la realtà alla politica come governo delle cose.

In realtà non abbiamo niente di particolarmente nuovo da elaborare. L’Italia è una delle principali custodi di tradizione e cultura umana. Se il Cittadino si fa Stato è sufficiente che sia lui e non il politico di turno a tornare al centro della realtà, che tornino al centro dell’attenzione le sempre più grandi conflittualità che lo caratterizzano, da quando fa colazione a quando va o cerca di andare al lavoro, se ci riesce e se ce l’ha; da quando frequenta le strutture di formazione private e pubbliche a quando si diverte e si relaziona agli altri, o a quando fallisce in questa importante dimensione della vita; a quando cura la propria salute e i propri soldi, e così via. Un tratto caratteristico dei precedenti media asserviti era che si parlava di un problema solo quando la soluzione era stata – ipoteticamente – trovata, a tutto plauso e vantaggio del demiurgo politico di turno. Una informazione per sudditi e non per cittadini. 

Bene, sarebbe l’ora invece di mostrare e approfondire realtà del quotidiano che ancora non hanno risposta e che richiedono invece attenzione, considerazione e approfondimento. Realtà anche indifferenti alla politica in quanto governo ma che invece le appartengono come Politica nel senso di dimensione del vivere civile. Per esempio, perché no, fare comunicazione sulle ansie e le paure dei cittadini anche quando non sono riconducibili alla cronaca nera o a un problema di ordine pubblico. Comunicare e coltivare – questo significa cultura – la comunanza di destini individuali e collettivi creatisi attorno a una vicenda quotidiana come una minaccia mafiosa o un abuso clericale. 

Queste non sono realtà nuove o inedite, sono situazione che in molti vivono e che sono troppo spesso ignorate o invece evidenziate da chi vuole farne un suo strumento di propaganda. Mostrare e direi quasi rendere epici i vari modi in cui gli individui sono capaci di affrontare il mondo, in modo così da creare veramente un sostrato di simbolico e di vissuto comune tra le persone. Il contatto tra il singolo vissuto e le sue molteplici e infinite risonanze simboliche, nel presente e nel passato, è il terreno da coltivare per creare cittadini maturi, consapevoli, partecipi della propria vita e di quella condivisa con altri. Basta camminare per il centro di una delle nostre città o per i borghi dei nostri paesi per trovare ovunque queste risonanze di civiltà, di condivisione e di costruzione collettiva, o anche di conflitto e di tragedia per destini inesplicabili.

La cultura è quella dimensione simbolica che interagisce costantemente e quotidianamente nella nostra vita, che ne siamo consapevoli o no. Se non coltivi la tua dimensione simbolica, essa può spregiarsi e avvilirsi in te fino a renderti l’ombra di te stesso, un essere che ad esempio sostanzia la propria vita della somma di oggetti che possiede e mostra, o che anche se la rende attraente con simboli culturali desueti, ormai privi di rilevanza, come è il caso ad esempio del dilagare della superstizione quando il sentimento religioso viene tradito o usurpato, o della restaurazione di una autorità solo perché questa possa sollevarti dalla tua responsabilità. La cultura vive anche nelle cose che ci circondano, e soffre anche e soprattutto quando le usiamo male, quando non le diamo il rispetto dovuto e le pieghiamo alle nostre idiosincrasie o interessi. La cultura è poi il medium principale dell’incontro tra uomini anche lontani e diversi, è l’elemento di possibile condivisione o anche di scontro tra individui, che consente però di contenere questo scontro entro i limiti del rispetto reciproco e della convivenza.