Supercazzola omerica

omeroerenziNel suo discorso di insediamento alla presidenza del Semestre Europeo (carica fortemente ridimensionata dopo il Trattato di Lisbona), un evento di routine al quale solo da noi viene attribuita un’importanza esagerata, Matteo Renzi ha messo in scena uno scontro fittizio contro il Popolari Europei e la cosiddetta “politica del rigore”, fortemente voluta dalla Germania della cancelliera Angela Merkel. Sono anni, infatti, che la socialdemocrazia europea è indistinguibile dalle forze popolari e conservatrici, tutti uniti nelle politiche economiche liberiste, nella difesa delle moneta unica “costi quel che costi” e nel fronte unico contro gli euroscettici.
Con un discorso caricaturalmente trendy e cool a suon di selfie e google map Renzi ha messo nel mezzo pure la cosiddetta generazione Telemaco, citando probabilmente il saggio di Massimo Recalcati “Il Complesso di Telemaco”  che si ispira alle vicende del figlio di Ulisse narrate nell’Odissea di Omero.
«Siamo una generazione Telemaco. Nessuno parla mai di Telemaco, ma all’inizio dell’Odissea Atena lo chiama e gli dice: “Non potrai mica pensare di restare qui ad attendere”. Anche la nostra generazione, quelli che non avevano neanche diciottanni quando c’era Maastricht, ha il dovere di riscoprirsi Telemaco. Ha il dovere di meritare l’eredità. Noi non vediamo il grande frutto dei nostri padri come un dono dato per sempre, ma come una conquista da rinnovare giorno dopo giorno. L’Italia ha intenzione di farsi sentire sulle questioni economiche con tutta la forza di un grande Paese che contribuisce al bilancio dell’Unione in modo maggiore di quanto incassa».
Per Zeus, che vuol dire? Itaca è l’Europa o l’Italia? Chi sarebbero, in questo caso, i Proci usurpatori che gozzovigliano al Palazzo di Itaca? Chi sarebbe Ulisse che, finalmente, ritorna dopo 20 anni e li trucida? Ma che “ganzata” esser paragonati a Telemaco, rampollo smidollato, che non ha il coraggio di prendere a calci i Proci e parte (inutilmente) in cerca del padre, mentre quelli continuano a spadroneggiare in casa propria.
L’Italia, con il voto favorevole del PD, ha ratificato il Fiscal Compact nel luglio 2012, non vent’anni fa… Lì dentro sta scritto nero su bianco quello che l’Italia si è obbligata, scelleratamente, a fare. Lì dentro ci sono i ridottissimi margini di manovra (la “flessibilità” su cui Renzi favoleggia) previsti da un Trattato che è la sublimazione della politica del rigore. Per Atena, che i giornalisti se lo studino quel Trattato, invece di fare agiografia su ogni cosa dica Renzi!
Renzi sa benissimo cosa attende l’Italia e non vuole rivedere nessun trattato, cosa possibile soltanto minacciando l’uscita dall’Euro e predisponendo un’exit strategy che metta la strizza ai tedeschi… Renzi sta solamente chiedendo una dilazione delle manovre di rigore contenute nel Fiscal Compact. Gli servono sei mesi di respiro per andare alle elezioni il prossimo febbraio, stravincere e poi procedere, con un Parlamento di fedelissimi, allo smantellamento dello stato sociale.