Stakhanov chi?

Ci sono mille motivi per non votare Mr Reds e il suo partito. Il buco di milioni all’Asl di Massa quando era assessore regionale, la svendita delle cave di Carrara, l’atteggiamento dittatoriale sulla questione porto a Livorno… dimentico qualcosa? Di sicuro. Quello che però vorrei sottolineare qui è il significato culturale della sua figura politica, ciò che costui rappresenta in termini di visione del mondo e di sentimento.

Quando ho letto il breve articolo che mi accingo a commentare, ho pensato: eccoli qui tutti gli elementi della vecchia tradizione lavorista e terzomondista, la tradizione del Pci e del marxismo ortodosso modello Unione Sovietica. L’operaio dalle mani callose che chiede pane e lavoro, “la massa” da guidare mediante il Partito verso il sole dell’avvenire. Il dirigente e burocrate imborsito e pieno di sé che saluta con fiera stretta la mano operaia indurita dal lavoro e orgogliosa di sé. Il lavoro di entrambi è un mattone nell’edificio della società futura, la coscienza politica e storica del dirigente di partito incarna le aspirazioni e i diritti dell’operaio di fabbrica. La fabbrica è l’utopia realizzata di un mondo fatto di lavoro e di disciplina al servizio del fine supremo dell’indutrialismo.

Questi però sono pensieri più personali, che in questo commento devono solo fare da sfondo. Veniamo al testo. La parola in maggiore evidenza è fin da subito “orgoglio”. Mr Reds scrive: “Orgoglio. E’ quello che ho provato in Vietnam, vicino ad Hanoi, quando ho stretto la mano agli operai toscani che hanno contribuito alla progettazione del nuovo stabilimento della Piaggio qui e lo fanno funzionare.” Qui si ha un primo assaggio del concetto di internazionalismo di Mr Reds: è orgoglioso degli operai italiani che sono andati a lavorare in Vietnam e non degli operai locali. A loro proposito ci riferirà più avanti. Dunque l’operazione celebrata in questo articolo è la delocalizzazione della produzione Piaggio di Pontedera, siamo nella piena attualità degli ultimi decenni. Questa delocalizzazione avviene grazie agli operai toscani, quindi – e questo è un primo punto a favore di Mr Reds – lavoro anche agli italiani e non lo toglie soltanto! E che funzione hanno avuto questi operai? Sono tecnici, dirigenti? Quanti sono: due, cinque, cinquecento? Quanto guadagnano? Che ne è delle loro famiglie? Hanno un aereo privato per raggiungere i loro cari? Non è dato di sapere, su questo Mr Reds sorvola.

Dunque, afferma trionfalmente Mr Reds, “quello della Piaggio è un esempio di sana internazionalizzazione, che non chiude lo stabilimento della casa-madre di Pontedera, ma anzi lo rafforza e ne consolida le prospettive” perché consente di conquistare “nuovi mercati in espansione”, “un obiettivo che non sarebbe raggiungibile con i prodotti che escono dalla fabbrica di Pontedera, perché i costi sarebbero troppo elevati.” Già, cosi veniamo al secondo problema, i costi. Perché i costi da noi sono elevati? Ma soprattutto, come mai i costi in Vietnam sono bassi? E quanto sono bassi? L’obiezione di sfruttamento della manodopera è già sulla punta della lingua. Come se la caverà il nostro novello conquistador?

“E’ vero che i salari sono bassi,” ammetta Mr Reds, “ma non mi sento di condividere chi ritiene che in quelle parti del mondo non si abbia il diritto ad affrancarsi dalla povertà e ad avviare processi di industrializzazione, di emancipazione, di conquista dei diritti e di spazi di democrazia.” Quando siete arrivati alla fine della frase, vi ritrovate perplessi. Rileggete. Ok, lui ammette i salari bassi, poi segue un’avversativa introdotta con il “ma” che dovrebbe correggere la frase precedente e dare una risposta, ma non capite la risposta. Capite solo “industrializzazione”, “emancipazione”, “diritti”… ma non capite la risposta… È semplice, la risposta non c’è! Quel che Mr Reds scrive sono gli slogan che ha imparato da piccolo nel Pci e gli tornano alla bocca quando è in imbarazzo. Di solito nelle riunioni di partito hanno sempre funzionato, perché non continuare. Tutto il pubblico “di sinistra” poi si inturgidisce a queste evocazioni, sente suonare la marsigliese o l’internazionale nelle orecchie e magari ci alza il pungo chiuso. Sì ma, Mr Reds, questi salari sono bassi o no? “the answer my friend is blowing in the wind…the answer is blowing in the wind…”

Ma forse Mr Reds, siamo troppo venali, stiamo a guardare il pelo nell’uovo. Che cosa è in gioco in tutto questo? Quali luminosi sorti si celano dietro lo sfruttamento… pardon, il lavoro di questi mille operai vietnamiti? “Gli operai della fabbrica di Hanoi – oggi sono 1000, ma presto diventeranno 1.500 – sono contadini che vengono dalle risaie e che entrando in fabbrica fanno un salto di qualità per quanto riguarda il lavoro e per quanto riguarda il benessere.” Ecco l’epocale prospettiva: non mille sfruttati solamente, presto saranno addirittura 1500 – mille e cinquecento -. Se non è progresso questo! E che facevano prima queste persone? Pensate, non avevano niente di peggio da fare che lavorare la terra… Come? Nell’occidente si registra un ritorno alla terra e al locale? Il chilometro zero? Il biologico e la coltivazione intensiva ad alta tecnologia? Voi vivete nel mondo dei sogni: la terra è schiavitù, la fabbrica è libertà!

Non è un caso che a questo punto Mr Reds abbia un déjà vu di circa 70 anni, perché è proprio lì che è rimasta la sua teoria pseudo comunista. “Penso al secondo dopoguerra dell’Italia, ai miei e ai nostri genitori, che da contadini diventarono metalmeccanici. Erano usciti dalla tragedia della guerra e intorno a loro c’erano ancora le macerie (materiali, sociali, morali). Si rimboccarono le maniche e piano piano tirarono fuori il nostro Paese – non solo loro stessi, ma anche noi che siamo nati dopo – da una situazione gravissima. E lo fecero senza perdere di vista l’importanza delle conquiste sociali, il valore del lavoro e i diritti dei lavoratori.” E fin qui la memoria non lo inganna troppo, in effetti i partiti di sinistra fecero in modo che il conflitto di classe non assumesse mai il carattere dirompente a cui aspirava, e quando negli anni 60-70 la situazione stava per sfuggirli di mano, ricorsero alla polizia, alla delazione, alla criminalizzazione e al “compromesso storico”. Non c’è che dire, un bel lavoro. Se però Mr Reds avesse chiesto agli operai di allora, se erano poi così felici di risollevare una nazione prostrata, che cosa gli avrebbero risposto? Col cazzo, gli avrebbero risposto, noi lavoriamo e lottiamo per una società diversa da questa! Ma anche questo è ormai un ricordo…

Quindi il punto non è cambiare la società, ma promuovere quella che c’è secondo le regole che la reggono. Vogliamo chiamare questo conservatorismo? Assoggettamento alle regole dell’economia? Ripudio della propria tradizione progressista? Non sia mai. Scrive ancora Mr Reds: “Qui, allo stabilimento vietnamita della Piaggio, sento parlare delle prime forme di sindacalizzazione con una richiesta subito esaudita: “più riso alla mensa”. Mi auguro che, un giorno, questa fabbrica porti a termine il processo di civilizzazione, perché affermando la dignità del lavoro e della persona in una dimensione collettiva si fa crescere anche la democrazia.” Anche qui è da segnalare lo stesso meccanismo retorico di prima. Alla inaudita richiesta sindacale “più riso alla mensa”, che sinceramente fa un po’ ridere e farebbe voglia di dire: “Mr Reds vedi di andare a fan…”, ripiovono i paroloni a tapparci la bocca: “dignità del lavoro”, “la persona”… che fanno sempre effetto, almeno sulle persone sensibili e “di sinistra”.

Come in ogni favola per bambini, la conclusione è scontata: “Per questo considero positivo l’esempio della Piaggio che apre una nuova fabbrica senza chiudere quella di Pontedera, e spero che venga seguito anche da altri grandi imprese italiane.” Dunque, come forse deve aver gridato in gioventù anche Mr Reds, 10 100 1000 Vietnam… ma non come quando il popolo vietnamita si rivoltava contro l’imperialismo americano, ma più sobriamente nel senso della fabbrichizzazione dell’intero globo a esclusivo vantaggio dell’imperialismo occidentale, anch’esso delocalizzato in Europa.

Porrei un’ultima domanda: qual è il ruolo in tutto questo di Mr Reds? Lui dice a se stesso e ai suoi: “dobbiamo essere attenti e vigili, come Istituzioni e come mondo del lavoro” a favorire questi processi di internaziolizzazione. Insomma, invece di una delocalizzazione selvaggia, come vorrebbe fare il brutto capitalista, una delocalizzazione moderata a vantaggio del paese delocalizzante. In questo modo, un problema per così dire tecnico diviene un problema politico. Un problema politico per chi? Il punto è che la delocalizzazione della produzione può non essere una minaccia ma anzi un’occasione di lavoro per chi sale sul treno giusto, quello dei colonizzatori, cioè una golosa occasione di mediazione politica con immediati benefici elettorali e di potere. Chi sono, cosa guadagnano e chi votano gli operai toscani che ora sono in Vietnam? Come possono contropagare gli operai di Pontedera questa pregevole orchestrazione politico-economica, che sembra salvare il loro posto di lavoro? Se non sono degli ingrati, se capiscono a chi devono il favore di avere ancora un lavoro, non potranno sbagliarsi.

La morale è questa: il lavoro ti costa non solo sudore e sfruttamento, ti deve costare anche la tua dignità umana, ti deve asservire mentalmente e ideologicamente. E se fuori dal posto di lavoro ritrovi la stessa logica, se la tua salute è diventata un favore da pagare caro, se la tua istruzione è un privilegio, se il tuo rapporto con la natura e gli altri viene deturpato dal tuo asservimento materiale e culturale… allora sai chi devi votare.