Spunti sul Medio Oriente

Murales propagandistico al tempo di Saddam HusseinNel momento in cui i neo-conservatori Americani hanno deciso di abbattere e far giustiziare Saddam Hussein, l’Iraq come Stato Nazionale, nato dallo smembramento dell’Impero Ottomano (del quale era una Provincia) dopo la prima guerra mondiale, ha cessato di esistere. Gli USA dapprima ne hanno fatto un loro protettorato e poi uno Stato con il solito governo fantoccio tipo Vietnam del Sud. Che l’Iraq non esista più come Nazione lo dimostra il fatto che i peshmerga curdi, impegnati contro l’ISIS, combattono con la loro bandiera, non con quella dell’Iraq. La stessa cosa è avvenuta alla Libia dopo la defenestrazione e morte di Gheddafi e sarebbe avvenuta in Siria se l’esercito fedele al presidente Baššār al-Asad  non avesse resistito eroicamente contro l’ISIS finanziato dagli americani e rifornito di armi di ultima generazione (missili anticarro ed antiaerei) dall’Arabia Saudita.

Le grandi potenze coloniali, Regno Unito e Francia, decisero i confini delle loro colonie tracciando delle linee (spesso rette) sulle carte geografiche, ma non si pensi che queste vennero scelte a caso, come qualcuno crede. Creare nazioni non omogenee dal punto di vista etnico e/o religioso serviva ad inglesi e francesi per evitare rivolte indipendentiste contro gli occupanti stranieri in quanto l’odio tribale e/o religioso era più forte di quello contro gli “stranieri”. Ed il gioco è durato finché, dopo la seconda guerra mondiale, è iniziata la guerra fredda e la contrapposizione tra occidente filo americano ed Unione Sovietica. Territori sotto il controllo dell'ISISI Paesi del Terzo Mondo sono diventati il terreno di scontro delle due superpotenze che hanno fatto a gara a conquistare il favore di dittatori o monarchi sanguinari e/o corrotti oppure adoperandosi fattivamente per metterli a capo di quelle nazioni. I confini fittizi di nazioni, imposti dai trattati di pace degli “occidentali”, sono spesso linee senza senso per le popolazioni locali, se si studiasse un atlante storico. Ad esempio le popolazioni della Siria e dell’Iraq hanno vissuto insieme per più di 300 anni all’interno dell’Impero Ottomano. Ed è su questi rapporti unitari ottomani che fa ovviamente leva l’ISIS, quando teorizza politicamente la rinascita del califfato, un’entità invece di 1400 anni fa del quale si è persa qualsiasi memoria storica diretta. Sarebbe come attuare un processo teocratico di “cristianizzazione” dell’Europa resuscitando Carlo Magno e l’Impero Carolingio tanto per capirsi…

Seguendo le confuse vicende dell’Iraq e dell’ISIS quello che non si riesce a comprendere è: l’esercito iraqueno dove sta? Dove stanno i 140 carri armati Abrams M1A1 di fabbricazione americana ed i 72 T-72 di fabbricazione russa (ceduti dall’Ungheria nel 2004 in perfetto assetto da combattimento), più gli innumerevoli vecchi carri T-55? Come fa l’ISIS a supportare logisticamente un fronte così ampio? Come è possibile che le postazioni dell’ISIS circondino la capitale Baghdad? E questo nonostante i bombardamenti aerei degli americani che hanno dimostrato, in passato, di esser in grado, in pochissimi giorni, di rispedire nel Medioevo paesi militarmente abbastanza organizzati come la Jugoslavia e lo stesso Iraq di Saddam Hussein?

Carri armati T-72 dell'Esercito iraquenoNei telegiornali vediamo bandiere nere del califfato, combattenti a volto coperto, vestiti di nero o in mimetica e con ai piedi bianchissime scarpe da basket o scarponcini da combattimento appena spacchettati. Vediamo esagitati che mostrano coltellacci e macheti, che urlano e sparano in aria con i loro AK-47 e fanno testacoda con i BMP catturati all’esercito siriano o iraqueno. Ma le scene di combattimento “vero” dove stanno?  Non mancano le scene di fucilazione di massa e di corpi poi macabramente decapitati, ma di scontri armati non c’è traccia se si escludono scene in cui i combattenti (di ambo le parti) sparano al chilometro o al cielo verso un nemico “invisibile”.

C’è qualcosa che non torna.