Ride bene chi ride ultimo

Ebbene sì, il Puttaniere di Arcore è stato assolto. Dobbiamo farcene una ragione. Persone molto ragionevoli, come Travaglio, non si stancano di sottolineare come prostituzione minorile ci sia stata, come questa assoluzione non reintegri affatto il Nano nella scena politica, visto che vanta una condanna definitiva per frode fiscale, ecc. Diciamoci la verità, questa assoluzione brucia, proprio perché acquista il sapore di quello che non può essere, cioè una riabilitazione politica. E qui tocchiamo un punto che secondo me è più vitale, quello che riguarda la mentalità degli italiani. Perché volere e desiderare e salutare una riabilitazione politica del Silvio? che cosa sarebbe cambiato adesso? E ancora di più: quale sintomo culturale si cela dietro questo improvviso entusiasmo?

Queste sono domande che di solito non ci si pone sul piano cosiddetto politico. Il punto sarebbe semmai chiedersi quali nuovi scenari politici si configurino adesso in Italia, con un possibile nuovo fronte di destra Salvini-Berlusconi. Sarebbe una questione di schieramenti. A questo si potrebbe aggiungere che, come ha sostenuto di recente Giannuli, il problema sarebbe di quale potrebbe essere la collocazione politica del MoVimento – la risposta di Giannuli era naturalmente a sinistra. Con questa linea di riflessione si confondono però i partiti con la politica ed io voglio ancora pensare che per il MoVimento la politica sia qualcos’altro. Infatti, secondo quanto molti nel MoVimento ancora pensano, la politica ha a che fare anche con la cultura, con il nostro modo di vivere e con i nostri costumi. Bene, è su questo piano che l’entusiasmo per l’assoluzione del Bunga-Bunga si rivela un tragico sintomo culturale italiano.

Questo entusiasmo rivela quale sia per molti italiani la natura del crimine sociale o, se vogliamo, del lecito e dell’illecito nella vita pubblica di un cittadino. La prostituzione minorile, oltre che essere un crimine, è un’abbietta forma di asservimento, un po’ come il lavoro minorile o forse peggio. Chiunque sarebbe d’accordo su questo. Ma scoparsi una minorenne è ancora un crimine? O non è invece una furbata, tanto più per un settantenne? Le minorenni oggi fanno sesso come e con chi vogliono, se dio vuole. Ma se lo fanno con il presidente del consiglio di un paese occidentale? E se tale presidente abusa dei propri poteri pubblici per coprire i suoi peccatucci? Bene, il lettore avrà già capito dove voglio parare: è proprio questa illegalità malcelata quello che attira i fan del Berlusca, è proprio questo “io sono io e voi non siete un cazzo!” che attizza l’italiota medio. Questo non solo perché l’italiota medio è un porco, ma perché lo è con sensi di colpa ed ha bisogno di una assoluzione pubblica. Il ragionamento sotteso è: io non sono più un peccatore se anche Lui pecca come e più di me.

Non mi sarei messo a scrivere questo commento se il mio intento fosse solo quello di ricordare la malafede e la meschinità diffuse nel Belpaese. A mio giudizio l’entusiasmo per il Puttaniere ha appunto un risvolto culturale e etico molto più profondo e preoccupante, che va fortemente sottolineato se vogliamo capire e rafforzare e argomentare il nostro disprezzo per questo entusiasmo. Si tratta del significato – o meglio, dell’insignificanza per molti – del ruolo ricoperto da Berlusconi nell’ultimo Ventennio – veramente il Suo ventennio, quello che ha impregnato anche i suoi supposti avversari di sinistra. Berlusconi ha reintrodotto in Italia la legittimità dell’interesse privato nel pubblico e nel comune. La vecchia DC – sia detto senza rimpianto – era stata ancora in grado di fare battaglie civili impopolari come quella sull’aborto e il divorzio, e perderle – naturalmente all’italiana… I suoi esponenti avevano una vita comoda da privilegiati e diffusori di privilegi, ma c’erano anche molti professori universitari, quindi persone di cultura, tutti legati da una fede, ecc.

Con il Berlusca vincente si afferma il principio che l’illegalità è la regola, che l’evasione fiscale e la frode sono un diritto, che la corruzione è una necessaria componente del fare impresa, che l’interesse privato è l’unico motore di progresso sociale. E’ bene capire che con questa prospettiva, che ancora perdura con Renzie in una forma diciamo pluralistica, ci siamo tirati fuori dall’Europa e soprattutto dalla tradizione occidentale. Con Berlusconi il neoliberismo assume connotati grotteschi e di beffa – oltre che liberticidi. Diventa assolutamente chiaro e diventa un presupposto che lo Stato è al servizio dell’impresa privata, di quella “legale” che lavora al Tav e di quella illegale che lavora alle discariche nocive. Salute, istruzione, lavoro diventano un privilegio per pochi e non, come certi romantici credono, una “merce” – essere “merce”, cioè oggetto di compravendita e contrattazione è cosa normale in questa società regolata dal denaro -, bensì una concessione, un “favore”, una prebenda: se sei nel clan giusto, ti tocca, sennò ti attacchi.

Questa è una cosa che stiamo vedendo in piccolo nella nostra regione, la Toscana. La sete di speculazione e di devastazione del bene pubblico non ha ormai quasi più nessun ritegno civico e te la sbattono in faccia ogni giorno sui (loro) quotidiani locali la loro arroganza. Dal porto di Livorno alle cave di Carrara fino all’aeroporto di Pisa si tratta dello stesso progetto criminale nei confronti delle comunità locali: noi qui abbiamo da fare soldi e non ci rompete i coglioni con i vostri dubbi, distinguo e prudenze. La comunità deve essere al servizio dell’interesse privato, questo afferma il governo PD in Toscana, e vedrete che qualche briciola tocca anche a voi…

Si dirà: ma tutto questo era già noto. Se voglio fare una visita all’ospedale e posso pagare, la faccio prima di altri, oppure conosco un infermiere… La scelleratezza di chi ragiona così consiste proprio nel fatto di non vedere la gravità di elevare a principio questo criterio ed è proprio questo quello che entusiasma secondo me i fan del Puttaniere. Che occhieggino alle sue scopate minorili sognando delle proprie, è cosa che riguarda loro, ma ciò che con il loro entusiasmo celebrano è proprio questa indifferenza latente in Italia per ciò che è civico o addirittura civile. Sì, direi proprio che è il disprezzo per la civiltà quello che i fan del Puttaniere celebrano con lui.

Di fronte a questo Golia non c’è antagonista che non si senta un Davide. Ricordiamoci però, noi del MoVimento, che non ci sono deleghe o ipoteche a vita, che per avere ragione non basta dire quanto gli altri siano nel torto – anche perché lo sanno già di essere nel torto e se ne fregano. Come sempre ha ribadito Grillo e molti sostengono, questa è una battaglia culturale, ovvero aggiungerei una battaglia di civiltà, che comporta anche la costante disponibilità a capire, a correggersi, a fare sempre meglio. L’evidenza archetipica del giusto e del buono, del naturale e dell’opportuno, che è propria di ciascuno di noi e di cui facciamo esperienza in certi momenti della nostra giornata, è ancora debole, ha appena iniziato a dare i suoi frutti ed ha di fronte prove molto difficili.