Quando c’era la Grundig

Ogni tanto capita che la vita di un singolo diventi il riassunto di tutto un periodo storico. Sì, certo, tutti siamo immersi nella Storia, ma ad alcuni tocca la ventura di diventare un simbolo. Oggi (capirete poi perché) m’e tornato alla mente Carlo Vichi. Classe 1923 e al momento in cui scrivo ancora tra noi, è un personaggio per molti aspetti sgradevole: pittoresco, paternalista, geniale e ignobile allo stesso tempo, in fondo patetico come certe interpretazioni di Alberto Sordi. Dire Carlo Vichi significa dire Mivar, quella che fu la maggiore fabbrica di televisori in Italia e la cui storia potete rileggere su Wikipedia, qui. Nel video che trovate in cima a questo post c’è invece una delle sue ultime interviste, quando fu costretto a chiudere. Vichi è il prototipo di quello che si è fatto da sè, cominciando da zero e diventando un cosiddetto “capitano d’industria”. Quelli che si sono fatti da sé (credono loro, in realtà spesso hanno solo avuto la fortuna di essersi trovati nel posto giusto al momento giusto) tendono a sentirsi superiori agli altri e tendono a pensare di avere una missione da compiere. La missione che Carlo Vichi si è autoassegnato nella vita è di dare lavoro e in questo è stato un caso unico nel capitalismo straccione italiano, perché quando gli affari sono cominciati ad andar male ha tenuto l’azienda aperta, in perdita, per una decina d’anni e l’ha chiusa solo quando i soldi sono finiti veramente. Lui ama dire di non aver ricevuto nessun aiuto dallo Stato, ma con lo Stato affari li ha fatti eccome: in quanto maggiore industria italiana di televisori la Mivar, negli anni d’oro, fu la fornitrice ufficiale della Rai (e anche di Mediaset). Dunque un tipo pittoresco, paternalista verso i propri dipendenti. Ma anche geniale: come mi spiegò un mio amico elettrotecnico, ebbe la trovata di semplificare enormemente i circuiti dei televisori, rendendo più economico costruirli e quindi potendo fare un prezzo concorrenziale. Quanto all’ignobile, è un grande ammiratore non solo di Mussolini (il cui ritratto ha campeggiato una vita sulla sua scrivania), ma anche di Hitler e quindi antisemita. A volte nella vita succedono cose che a raccontarle non ci si crede: quando si sparse la voce che avrebbe messo a disposizione gratuitamente il nuovo stabilimento che aveva costruito a chi si fosse impegnato a far lavorare un certo numero di operai, a presentarsi fu un industriale di origine ebraiche. Com’è andata a finire ce lo racconta con prosa veemente la giornalista Januaria Piromallo, qui. Ovviamente non si tratta di Alzheimer, quelle cose inqualificabili Vichi le pensava anche da giovane e un malato di Alzheimer ha problemi più o meno seri a connettere e non si lancia in declamazioni ideologiche. Perché mi è tornato alla mente Carlo Vichi? Perché una volta, di fronte a un giornalista che gli chiedeva della chiusura forzata della Mivar, rispose che la cosa grave non era che non c’era più la Mivar, ma che non c’era più la Grundig (con ciò confermando di avere sempre avuto nella vita modelli teutonici). Se andiamo, sempre su Wikipedia, a rivedere la storia della Grundig qui, vediamo che ci sono molti punti di contato con la Mivar. Entrambe cominciano a livello artigianale con la radio, diventano grandi con la televisione e deperiscono per l’invincibile concorrenza asiatica (Turchia compresa e infatti saranno i turchi a rilevare la Grundig). Non vi sembra di veder scorrere tutta la storia di tutta l’industria manifatturiera europea degli ultimi decenni? Cos’è che non ha funzionato? Certo il neoliberismo ha spinto l’acceleratore sulla globalizzazione, spostando gli investimenti in Asia perchè lì i costi erano minori e quindi i guadagni erano maggiori, almeno nell’immediato. Nel lungo periodo, impoverito l’Occidente, non si sa chi comprerà le merci cinesi e, se dovranno essere i cinesi a comprarle, i salari cinesi dovranno essere aumentati. Ma il neoliberismo vive il presente senza preoccuparsi del futuro. Però, per spiegare la fine che hanno fatto la Mivar e la Grundig, non è sufficiente dire che sono state vittime dell’affermarsi in tutto il mondo delle dottrine neoliberiste. C’è stato anche un altro fattore: a un certo punto la vecchia Europa si è incancrenita, ha pensato che sarebbe sempre stata all’avanguardia della tecnica per diritto divino e ha smesso di fare quello che faceva da giovane, quando Carlo Vichi semplificava i circuiti dei televisori e Giovanni Borghi brevettava i frigoriferi a termocompressore per la sua Ignis. I vertici della società italiana ed europea sono lentamente invecchiati, mentre fuori il resto del mondo correva sempre più veloce, magari verso il baratro, ma sempre più veloce. E’ patetico Carlo Vichi che costruisce un mega stabilimento negli anni ’90, quando ormai era chiaro che il modello grande industria apparteneva al passato e apparterrà presto veramente ad un’altra era geologica con il prossimo affermarsi delle stampanti 3D, che parcellizzeranno al massimo il manifatturiero. Beppe Grillo è stato spesso criticato per i toni, ma quando diceva siete tutti morti, siete tutti zombi diceva una cosa vera. VW-CEO-Martin-WinterkornGuardate la foto di Martin Winterkorn, il capo della Volkswagen dimessosi in questi giorni causa il “dieselgate”. E’ la foto di un signore troppo anziano (68 anni) per ricoprire un incarico così importante. Io ho 10 anni meno di lui, quindi sono in grado di ricordarmi gli anni ’60 e ’70, quando si credeva ancora nel progresso ininterrotto e si pensava che nel 2.000 le auto sarebbero state al minimo elettriche. Siamo ancora al petrolio, ormai è una cosa semplicemente antistorica. Ma siamo ancora al petrolio sì va bene gli interessi, gli arabi e i texani, ma soprattutto dov’é, in quest’Europa in declino, chi ha ancora voglia di costruire il futuro? Che certo dovrà essere meno inquinato, più o meno tecnologico, ma non con la tecnologia dei secoli scorsi malamente riadattata. Invece si preferisce il piccolo cabotaggio. Il “dieselgate” della Volkswagen è la brutta storia di una classe dirigente che non ha la capacità di rinnovarsi, ma fa finta di essere ancora giovane. Poi naturalmente la corruzione è universale, ma ogni contesto culturale ci mette del suo: in Italia corruzione e sistemi di controllo sono entrambi artigianali, mentre la Volkswagen ha fatto uso di un software aggiornatissimo, ma solo per nascondere una grandiosa arretratezza tecnologica. Il fatto che l’episodio sia apparso a tutti assolutamente doloso lo ha trasformato per l’opinione pubblica mondiale in una cosa molto più grave di altri casi, in cui erano state commercializzate auto con difetti anche mortali, ma dove il costruttore poteva sempre sostenere di aver fatto un semplice errore di progettazione. Non c’è niente di male, ovviamente, ad essere anziani, anche un po’ antiquati di idee (fino a un certo punto, però) e pure un po’ rintronati, ma non devono essere i rintronati a governare il mondo. Uno dei più gravi e inestricabili problemi della specie umana è che siamo gerarchici, ma non sappiamo scegliere con oculatezza chi sta in cima e chi arriva in cima ha una pervicace tendenza a fare di tutto per rimanerci, anche se è diventato talmente ricco che potrebbe vivere tranquillo in pensione. A proposito: la liquidazione multimilionaria di Martin Winterkorn è uno schiaffo prima di tutto ai principi del capitalismo, secondo i quali puoi guadagnare moltissimo se ci sai fare, ma resti disoccupato e senza soldi se danneggi la tua azienda, come ha fatto Winterkorn. Perchè se sapeva è un malfattore e se non sapeva un imbecille. Mancandoci come specie umana un meccanismo di ricambio che funzioni, le sostituzioni al vertice (perchè nessuno è eterno) sono spesso affrettate e pasticciate e viene fuori gente incredibile come Matteo Renzi. Negli Stati Uniti sono stati dei giovanissimi a fondare la nuova multimiliardaria economia del web e sono gli asiatici, mediamente più giovani perché meno longevi, quelli più avanti con le auto elettriche. L’Europa avrebbe le competenze e la forza economica (ancora per qualche anno) di porsi alla testa della rivoluzione della mobilità, chissà se il suicidio prima di tutto tecnico della Volkswagen aiuterà a cambiare strada, anzi autostrada. Chiudo con una battuta che resterà nelle antologie internettiane (dalla pagina facebook di Rete Viola).

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