Noi italiani cittadini di quale mondo

In momenti decisivi come quello che stiamo vivendo, costretto com’è il MoVimento a venire a patti con un potere in preda al delirio, può essere utile cercare di radicare la propria riflessione in alcune considerazioni di carattere storico e fare così il punto per ulteriori sviluppi. Se spesso il comportamento di un individuo può essere spiegato anche attraverso la storia dei suoi comportamenti precedenti, così forse è possibile fare con il comportamento di un popolo come comunità linguistica e territoriale. L’attuale comportamento del popolo italiano, quello che ha fatto stravincere Renzie alle europee, non è in contraddizione con la sua storia, che dopo la grandiosa irruzione storica dei Comuni è fatta di asservimento al più forte, straniero o domestico che sia.

Sappiamo che l’Unità d’Italia è stata una manovra imperialistica del Piemonte. L’Italia postfascista viene asservita alla nuova potenza mondiale degli Usa, i quali a loro vantaggio supportano le forze locali presenti del vaticano e della mafia. La forza di quest’ultime consiste nel saper mantenere questo stato di asservimento attraverso la clientela e la corruzione. Anche il boom economico e la società dei consumi sono fenomeni subiti, indotti, che ci trovano impreparati – emigrazione selvaggia, spopolamento delle campagne e cementificazione delle periferie. Le forze italiane di sinistra, a loro volta dipendenti dall’Urss, sognano il governo di una macchina che in realtà è governata da fuori e, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, si svegliano e finiscono per abdicare a questa logica: il potere non è legato al libero consenso e a una proposta di sviluppo sociale più giusto, ma all’accettazione dei giochi giocati altrove.

Con l’unione europea si apre un nuovo scenario del tutto analogo, quello dell’imperialismo locale a gestione tedesca. La Germania fa una politica socialdemocratica all’interno, stato sociale e alti consumi, e una neoliberista all’esterno, asservimento finanziario degli alleati con l’indebitamento e loro uso come colonie in cui esportare prodotti. Tutto questo, come in un gioco di scatole cinesi, per rilanciare la competitività europea sul piano mondiale, per fare cioè dell’Europa un soggetto in grado di competere con gli altri emergenti imperialismi mondiali. Tutto questo in nome della crescita, a tutto svantaggio del pianeta come ecosistema e a costo dell’imbarbarimento etico e dell’impoverimento delle sue popolazioni. La crescita economica è possibile solo con la crescita del degrado e dell’ingiustizia. La classe per così dire “dirigente” italiana vede in questo una nuova opportunità di arricchimento e di consolidamento. L’Europa, esattamente come gli Usa nel dopoguerra, è la nuova potenza che legittima i padroncini locali. Quando Renzie parla di Europa, parla dei soldi che ne possono arrivare per un capitalismo parassitario e clientelare, l’unico che conosciamo. Si ottengono finanziamenti per un tunnel inutile e dannoso? Renzie ci vede un’opportunità di crescita e di sviluppo. E in un certo senso è vero: la crescita e lo sviluppo della clientela degli appalti, della corruzione elevata a sistema.

Se poi ci sono opposizioni a questo corso di cose, il MoVimento è l’unica opposizione degna di questo nome dopo almeno tre decenni, è bene riorganizzare le istituzioni in nome di una verticalizzazione del potere. Se fino agli anni ‘70 era solo la classe operaia a lottare contro il capitalismo mentre la borghesia ne godeva i frutti, adesso è la società intera terziarizzata che si oppone a questo progetto. Troppe persone – per fortuna – non capiscono la lungimiranza dei nostri avventurieri locali. Allora si fortifica l’impianto di governo, la “governabilità”, lo si rende immune al potere giudiziario e legislativo. La forza di questo governo è ancora una volta quella di essere asservito al più forte e di avere la sua forza da fuori, dall’Europa voluta dalla Merkel, l’Europa delle banche e della sovranità finanziaria.

Di fronte a questo stato di cose a quale istanza è possibile appellarsi? Alla sovranità e all’orgoglio nazionali? E come è possibile opporsi, con un nuovo partito e una nuova ideologia? Il MoVimento ha forse in sé delle componenti di questo tipo. Il punto è che invece possiamo sfruttare la nostra tradizione “minore” per non cedere a illusioni di questo tipo. Lasciamo sognare a Renzie una “Italia leader d’Europa”. Dobbiamo trovare altrove i punti strategicamente ed obiettivamente forti. Un’opposizione al nuovo feudalismo neoliberista non è efficace se non si riferisce a elementi costitutivi presenti nella realtà a livello globale. Questi sono a mio giudizio un concetto qualificante di cittadinanza e la questione del buon uso della tecnica.

Un concetto sovranazionale, ovvero globale, di cittadinanza legato a diritti sia personali che planetari: questo si riassume nel diritto alla qualità della vita del cittadino bilanciato sulle possibili conseguenze ambientali e interpersonali. Se non siamo più o non siamo mai stati dei nazionalisti, è forse il momento di guardare alla globalizzazione come occasione politica di mondializzazione di certe istanze come la salute propria e del territorio, la convivenza tra più etnie, la solidarietà nei fatti tra cittadini del mondo.

La questione della tecnica e di un suo uso adeguato deve servire innanzitutto per evitare infiltrazioni di tendenze reazionarie e misticheggianti presenti tra certi giovani. La tecnica non è solo uno strumento per produrre altri strumenti, è un modo d’essere nel mondo che, guarda caso, ritrova le sue radici nel Rinascimento. Nella tecnica diamo corpo alla nostra conoscenza del mondo e attraverso essa e il suo uso decidiamo ciò che siamo. Noi non siamo in realtà nella vita comune niente altro che l’uso che ne facciamo. La tecnologia informatica, in particolare, con cui il MoVimento ha legato la sua storia, rende possibile una società, una condivisione, fondata su antiche “facoltà” umane come l’immaginazione, il pensiero e il sentimento. Il potenziamento di queste facoltà è un buon uso della tecnica. L’attuale neoliberismo è invece una forma di imbarbarimento neofeudale, dove non il diritto e il sapere contano, ma la forza coercitiva militare e finanziaria, e l’inebetimento collettivo. Il cittadino di questo mondo tecnologizzato è l’unico ad avere il diritto al potere politico, non più come in altri tempi il militare o ancora oggi il banchiere.