Nogarin cuore di pietra

Sulla vicenda Cooplat di Livorno, che da mesi imperversa nella cronaca locale, credo si sappia già abbastanza. Si sa anche che questa vicenda è stata fin da subito orchestrata dalla stampa locale (“il tirreno”) per attaccare l’amministrazione 5 stelle di Livorno. Oltre che nelle sedi opportune questa battaglia è stata condotta consapevolmente dal sindacato pd sul giornale pd contro il MoVimento 5 stelle. Si tratta dunque non solo della difesa di posti di lavoro, ma anche, se vogliamo, di una battaglia politica e culturale. Ed è sotto questo profilo meno vincolato alla cronaca che vorrei fare alcune considerazioni.

http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2014/11/30/news/sono-salita-sul-tetto-per-difendere-la-vita-degli-spazzini-1.10402640

Questo egregio pezzo di giornalismo e di paternalismo non è solo qualcosa dovuto a una “penna” particolarmente solerte alla causa dell’inciucio politico. È veramente un orizzonte culturale quello che ci si apre di fronte. La signora vittima del malvagio sindaco grillino ha un solo sogno nella vita: “lavorare”, tra l’altro alla bella età di 37 anni, buon per lei. Precariato, vai e vieni e poi l’assunzione. Da allora una vita dignitosa, l’educazione per i figli, la macchina. Sul posto di lavoro ci sono persone disagiate, con problemi di varia natura, e il lavoro le aiuta, le reintegra. Lei però si è ammalata sul lavoro, l’afa d’estate, il freddo d’inverno, è sbeffeggiata dalla cittadinanza perché considerata una categoria di fannulloni, ma questo non la turba. Lei soffre sul lavoro ma al contempo ne è contenta perché è la fonte della sua dignità. Poi naturalmente arriva il sindaco “cuore di pietra” e l’idillio finisce.

È impossibile distinguere quanto qui sia sincera testimonianza e quanto ricostruzione del cronista. Il dato culturale da sottolineare è quanto il mondo rappresentato in questo articolo sia congeniale con la cultura lavorista della peggiore tradizione  vetero-marxista e di una fraintesa etica del lavoro. Voglio dire che il binomio dignità e lavoro è un gioco di ruoli tra chi ha scelto una vita di sudditanza assoluta, e non solo sul lavoro, e chi quella di tutore della giustizia sociale attraverso la garanzia dell’impiego. Le due parti sono speculari: tu vivi per il lavoro e io vivo per dartelo e garantirtelo. Un rapporto di patronato semifeudale che non solo è indegno di una società civile moderna, ma ne è attualmente la peggiore cancrena. In questo modo la società diventa immobile, il dipendente sarà sempre dipendente e contento del pacco natalizio, il datore di lavoro verrà sempre riconfermato nel suo ruolo di pilastro della società e continuerà a spadroneggiare. E la cosa peggiore, acquisita dal mondo consociato di “sinistra”, è che tutto questo è elemento di consenso politico, di acquisto di voti. Come hanno sempre fatto prima la mafia e la chiesa.

Anche con questo il MoVimento 5 Stelle è una rottura epocale. Il MoVimento 5 Stelle afferma la dignità intera dell’uomo come cittadino e non solo come lavoratore. Il problema è il reddito e non il salario, commisurato alla qualità della vita e non all’orario di lavoro. Non me ne faccio di un cazzo dello stipendio e della macchina se poi vivo in una città invivibile, dove la macchina è inutilizzabile, e la bicicletta pure perché non ci sono piste ciclabili e mi mettono sotto in un attimo. Non me ne faccio di un cazzo del lavoro se sul lavoro mi ammalo o se mi prende tanto di quel tempo che poi non vedo nemmeno più chi mi è vicino. Non me ne faccio di un cazzo dello stipendio garantito se poi i prezzi di ogni genere di consumo salgono in maniera incontrollata, se devo comprare la carta igienica per la scuola di mio figlio, se devo pagare un medico per avere un appuntamento prima della prossima era glaciale. La vita civile nella sua interezza è il tema in questione in una battaglia politica degna di questo nome. Gli elementi originari della vita civile, l’alimentazione, la salute, la socialità, la qualità della vita, insomma!, sono in questione per il cittadino consapevole, per un cittadino che voglia essere soggetto responsabile nella città in cui vive, e non un “dipendente” ignaro del mondo e di ciò che lo circonda, che quando ha lavorato le sue ore è bell’e contento, e chi il lavoro non ce l’ha… si raccomandi a qualcuno e se lo trovi.