Nemmeno nei peggiori bar (e non di Caracas…)

 

L’€uro è una scelta tecnica sbagliata che la politica ha voluto imporre come corretta. Ed essendo diventata una scelta politica, molti (fortunatamente sempre meno) la difendono anche davanti ad ogni evidenza per mera logica di appartenenza ad un’area politica che, poi, nasconde un mai sopito complesso di inferiorità nei confronti dell’Europa continentale. La difendono ovviamente per ignoranza di fondamentali macroeconomici e monetari. Il problema è che in Italia nelle scuole dell’obbligo non si insegna nulla di economia, considerata una materia tecnica da insegnare al Ragioneria per cui al bar ne sento veramente di tutti i colori e senza bisogno di robuste dosi di rum… Nemmeno i laureati in economia brillano, perché le facoltà (tranne alcune isole felici) sono presidiate da professori che tengono famiglia e si devono adeguare alla vulgata generale. Tolti gli euristi patologici che vivono a piddinia dove splende sempre il sole, ci sono poi gli appartenenti alla tribù dei “pomicini” che, tuttora, fanno risalire il problema dell’€uro al momento della sua adozione ovvero al rapporto di conversione iniziale di 1.936,27 lire per un €uro. Secondo questi scienziati economici, laureati in medicina, se il rapporto fosse stato di 1.000 lire per un €uro non ci sarebbero stati problemi…

In primis andrebbe ricordato che il famigerato rapporto di conversione non venne stabilito a caso, ma era legato a quello della lira rispetto all’ECU (unità di conto europea) che era l’€uro nella fase di moneta scritturale. Se si fosse attuata l’ulteriore scelleratezza del cambio a 1.000 lire avremmo avuto istantaneamente quello che abbiamo avuto gradualmente dopo, per effetto di un apprezzamento derivante dal cambio fisso. Se un 30% di apprezzamento graduale (a stare larghi), spalmato in più di dieci anni, ha causato tante sciagure sul nostro apparato produttivo, vi rendete conto di cosa avrebbe potuto causare un apprezzamento istantaneo di quasi il 50%?

Saremmo stati letteralmente invasi da prodotti tedeschi e la nostra economia produttiva sarebbe collassata in tempi brevissimi.

Questo perché i paesi membri avevano differenti livelli di produttività (quella tedesca più alta) che si riflettevano in livelli salariali diversi per cui presi due prodotti (una Punto ed una Golf, ad esempio) al 31 dicembre 1998, ci volevano per un cittadino italiano (x) mensilità di stipendio per acquistare una Punto e (x + n) mensilità per acquistare una Golf e viceversa per un tedesco cioè (x) mensilità per una Golf e (x – n) per una Punto. Se avessimo adottato un rapporto di conversione di 1.000 lire per 1 €uro (quindi un rapporto di cambio rivalutato) con la Germania che manteneva il suo rapporto di conversione (1,96 marchi per 1 €uro), di colpo al 1 gennaio 1999 per un italiano sarebbe diventato istantaneamente molto più conveniente acquistare una Golf rispetto ad una Punto e per un tedesco sarebbe diventato molto meno conveniente acquistare una Punto rispetto ad una Golf. E così per tutti i rapporti commerciali tra Italia e Germania che era il nostro principale competitor sul manifatturiero. I calcoli sono presi dal blog del prof. Bagnai che più volte è intervenuto per confutare questa bislacca teoria, vedi qui e qui.

               Entrata nell’Euro al tasso naturale ECU versus tasso “pomicino” a 1.000 lire

Tuttora il quasi ottuegenario Cirino Pomicino, da ex ministro del Bilancio nell’ultimo governo Andreotti (22 luglio 1989 – 28 giugno 1992) nonostante fosse un chirurgo, proferisce tale scempiaggine come ospite di svariati talk show televisivi (molto seguiti da casalinghe, pensionati e giovani studenti universitari/lavoratori a voucher) senza che nessun conduttore o giornalista dica qualcosa.

Una riflessione generale.

A mio avviso troppe persone si approcciano al problema dell’€uro e dell’Unione €uro/pea non solo senza avere un minimo di basi economiche e monetarie, ma sconoscendo completamente i dati statistici e di produzione industriale del nostro Paese e di quello che è sempre stato il nostro peggior nemico, la Germania. Per cui parlano veramente a vanvera, mettendo sul tavolo della discussione cose che non centrano nulla. E’ oramai inutile perdere tempo, soprattutto sui social network (palude infestata di analfabeti funzionali e mentecatti), con costoro in quanto se non si sono ancora accorti del tirannosauro Rex nel loro bagno, vuol dire che sono irrecuperabili!

Poi un’altra cosa che non viene spesso capita è che l’€uro ha danneggiato fortemente l’economia del Paese, ma ha anche aumentato enormemente la sperequazione sociale, quindi ci sono alcune categorie che, per ora, ci hanno guadagnato e, quindi, in maniera egoistica sostengono il sistema. E costoro sono quell’elitè di riferimento dei grandi giornali che si sono fatte rappresentare politicamente dal 2011 in poi dal PD e da Scelta Civica, per cui si sono impossessate anche della comunicazione televisiva pubblica. Oggi ci troviamo in una situazione paradossale dove la libertà di stampa è garantita soltanto formalmente, in quanto il suo esercizio sostanziale ed effettivo necessita di ingenti risorse economiche. Per cui il nostro supposto pluralismo dell’informazione non solo non è tale, ma oggi è il principale ostacolo alla diffusione della verità. E questo avviene ogni santo giorno, dalla mattina alla sera.

Un’area valutaria comune per paesi con economie diverse ed in fasi evolutive diverse aumenta il gap tra paesi forti e paesi deboli. Inoltre la moneta unica porta alla deflazione salariale colpendo gli stipendi ed i salari da lavoro dipendente. Purtroppo per 30 anni le televisioni ed i giornali hanno bombardato la gente dicendo che 2 + 2 faceva 5 (diffondendo opinioni e cestinando sistematicamente i fatti) ed i politici gli sono andati dietro.

Nessuno dice che uscendo dall’€uro l’indomani l’Italia tornerebbe automaticamente quella di 30 anni fa (anche se è curioso notare come il popolo del centrosinistra credette bensì all’affermazione di Prodi che “con l’introduzione dell’Euro avremmo lavorato un giorno in meno“), ma riacquistare la sovranità monetaria è condizione necessaria, (ma non sufficiente) per rimettersi in marcia. Infatti bisognerebbe poi riappropriarsi della politica fiscale e d’investimento pubblico, oggi sottratti all’esecutivo nazionale a causa delle regole auree diaboliche del trattato di Maastricht, del pareggio di bilancio in Costituzione (che ha reso legittima la mancata perequazione delle pensioni operata dal Decreto Poletti, avete finalmente capito?) e del Fiscal compact. Chiaramente fare questo significa prendere i trattati e rinegoziarli senza avere la pistola dell’€uro puntata alla tempia. Ignorare le vicende greche ed il disastro dell’allegra coppia Tsipras – Varoufakis è estremamente irresponsabile.

Casaleggio padre, nonostante la difficoltà per un lombardo di capire (Lombardia e Veneto sono le uniche regioni italiane strettamente interconnesse con l’economia dell’Europa continentale) alla fine aveva capito, anche se si trovava nella difficoltà pratica di informare e convincere una parte di base decisamente refrattaria sulla questione, in quanto proveniente da una tradizione di sinistra europeista o dall’IDV di Di Pietro che, infatti, si collocava tra i liberisti eurofanatici dell’ALDE… La scelta, poi, di non coinvolgere i massimi esperti sulla questione €uro, ma di fare in autonomia è stata disastrosa, imboccando la strada di una raccolta firme basata sulla debole forza dei banchetti sul territorio. Oggi Casaleggio padre non c’è più ed il MoVimento sulle questioni europee è in piena sindrome di Chuck Cunningham, ha improvvisamente smesso di parlarne e prosegue come se nulla fosse, compresa l’incredibile figuraccia dell’ALDE affaire.

Se a destra il fronte sovranista è oramai ben delineata con l’asse Lega – FDI, a sinistra il quadro politico è sempre più desolante con il radical chic Pisapia che lancia insieme alla Bonino la “Lista Spinelli” dichiarando: “Lo scontro oggi è tra sovranismo e democrazia“. Fortunatamente una parte della sinistra a livello associativo si è svegliata con la piattaforma EUROSTOP ed ha finalmente capito, dimostrando di aver maturato piena consapevolezza della situazione e dei meccanismi della UE, per cui non vuole più saperne dei vari Bersani e Fassina…

>>>AGGIORNAMENTO<<<

Alla tribù dei pomicini appartiene, da tempo, il pluri presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che nel salotto televisivo di Bruno Vespa (nel 2017!) non trova di meglio di ritirar fuori la storia del cambio (già raccontata innumerevoli volte da quel maledetto 1 gennaio 2002) che avrebbe eroso il potere d’acquisto (?) dei risparmiatori, ma che l’€uro, comunque, è necessario tenerselo…

Ma è necessario poi per chi?