Luogocomunismo

Qualche giorno fa ascoltavo in televisione il prof. Prodi che parlava di monetona unica e del fatto che non essendo seguita ad essa né unione politica né fiscale, nel momento in cui le cose hanno cominciato ad andar male l’Euro si è dimostrato uno strumento finanziario rigido, perfetto per le economie di alcuni Paesi europei (quelli del Nord) e molto sconveniente per altri (quelli del Sud). Il prof. Prodi, oltre a favoleggiare di un esercito europeo, rilanciava l’idea degli eurobond tristemente compresa anche nei 7 punti del programma del MoVimento 5 Stelle per le Elezioni Europee del 2014.
Intanto rimango sempre basito dal sentire Prodi parlare come se non fosse stato per 2 volte presidente del Consiglio e presidente della Commissione Europea negli anni cruciali della preparazione e dell’entrata nella monetona unica. Tralasciando un approfondimento sul merito di un meltin pot europeo dove comanda la finanza privata ed il neo-liberismo a scapito dei diritti economici dei lavoratori, non si capisce come mai se l’Euro doveva essere un primo step di integrazione non siano stati previsti formalmente gli step successivi. Eppure di trattati ne sono stati ratificati a iosa, tutti dettagliatissimi nella cessione di sovranità monetaria (ma anche fiscale) alle Istituzioni europee, la cui legittimità democratica va dal blando all’inesistente. Mi dispiace, ma la tesi dell’Euro come seme che avrebbe fatto poi germogliare spontaneamente l’integrazione politica e fiscale è il solito slogan che per 20 anni è stato servito all’elettorato di centrosinistra che ci ha creduto per economia di pensiero e per fiducia nel “Partito”. Il sistematico bombardamento di luoghi comuni della disinformazione mediatica mainstream ha fatto il resto, il tutto infarcito da una subdola e pedante retorica sui padri fondatori, sul manifesto di Ventotene, sulla pace tra popoli europei dopo la seconda guerra mondiale (basterebbe ricordare che la guerra più sanguinosa combattuta dagli americani è la stata la loro guerra di secessione nonostante moneta unica ed unione politica federale e fiscale).
L’aver trascinato l’Italia nella gabbia dell’Euro scientemente oppure per superficialità, non cambia la sostanza del tradimento verso la Nazione, semmai diverso sarà il giudizio di responsabilità della Storia.
L’Euro non è risultato di un esperimento sfuggito di mano, è esattamente il risultato che le elitè dominanti transnazionali (quelle che una volta i marxisti avrebbero chiamato capitalismo internazionale) ovvero le grandi istituzioni finanziarie private e le imprese multinazionali, si erano prefissate e che sono riuscite a raggiungere essendo molto ben rappresentate nelle sedi politiche e radicate nelle istituzioni. Le elitè locali hanno accettato l’Euro sia per ignoranza dei meccanismi economici di medio-lungo periodo sia perché nel breve periodo ci hanno guadagnato un sacco di soldi grazie proprio agli scellerati meccanismi short term della finanza, che in Grecia erano stati spinti oltre ogni limite di irresponsabilità con i mutui immobiliari ed il credito al consumo. L’Eurozona è un colossale attacco ai redditi di lavoro in favore della rendita finanziaria che mira ad una americanizzazione della società ed allo smantellamento del “costoso” sistema del Welfare, di cui ad esempio l’attacco alla sanità pubblica di questi giorni è uno degli inevitabili corollari. L’austerity è servita e serve ad affrancare la finanza privata dalle proprie gravissime responsabilità scaricando sugli Stati il peso dei casini combinati.

* tratto da Economia 101 Stelle: fondamenti di economia politica per capire le reali cause della crisi Italiana e dell'Unione Monetaria Europea

* tratto da Economia 101 Stelle: fondamenti di economia politica per capire le reali cause della crisi Italiana e dell’Unione Monetaria Europea

Ritornando agli Eurobond, io mi chiedo (dopo quello visto in Grecia): ma per quale motivo un Paese come la Germania dovrebbe rinunciare a tassi d’interesse interni bassissimi per finanziarsi sui mercati (o a tassi alti esteri per investire la ricchezza maturata dal costante surplus della propria bilancia commerciale) che è il meccanismo sui cui si fonda l’Eurozona e che la stessa Germania ha fortissimamente voluto? Gli Eurobond presupporrebbero la condivisione dei debiti pubblici dei vari paesi membri, ma è proprio quello che la Germania non ha voluto fare con la Grecia obbligandola irrazionalmente ad onorare da sola un debito ormai troppo grande e che tanto non riuscirà mai a ripagare, a maggior ragione se si rincarano le misure dell’austerity e si spinge il Paese sempre più nella spirale recessiva.
I 7 punti per l’Europa l’anno scorso si sono rivelati un’arma spuntata. Difettavano chiaramente di una solida elaborazione teorica alle spalle. Lanciati al V-Day di Genova senza un adeguato processo di preparazione e condivisione hanno mostrato subito anche la loro contraddittorietà. Una povertà teorica inspiegabile visto l’enorme lavoro  scientifico già svolto dal gruppo Economia a 5 Stelle e che attendeva soltanto di esser condensato e semplificato per la comunicazione di massa. L’arrivo improvviso di Renzi ha caratterizzato, invece, la campagna elettorale pentastellata in un attacco frontale al premier ed il voto alle Europee è diventato un referendum sulla persona dell’ex sindaco di Firenze. I temi europei sono nei fatti scomparsi, lasciando un’autostrada alla Lega di Salvini ed alle sue felpe… Una parte di italiani ha gradito il gruzzoletto di 80 denari, un’altra parte ha creduto al semplice messaggio “NO EURO”, nel mezzo del guado è rimasto il MoVimento 5 Stelle che, inoltre, ha poi pagato, in termini di malcontento interno, la scarsa chiarezza preventiva sui temi euroscettici.
Secondo il mio modesto parere, quello che continua a mancare al MoVimento è la presenza economisti di riferimento di spessore che forniscano un robusto supporto teorico ufficiale sul quale basare un’efficace e sistematica azione divulgativa e di contro informazione. I messaggi possono anche essere semplici, ma è fondamentale la chiarezza e l’autorevolezza di chi li promuove quando c’è da rianimare un’opinione pubblica mediamente priva dei più elementari rudimenti di macroeconomia e rintronata da 20 anni di talk-show ad uso e consumo di politici incompetenti e nei quali sedicenti esperti di regime raccontano balle e terrorizzano l’italiano medio con una serie di luoghi comuni sull’uscita dall’Euro. Io non ho dubbi che andrebbero riallacciati di corsa i rapporti con il prof. Bagnai, i cui scritti sono da anni profetici, prevedendo con largo anticipo i vari disastri dentro all’Eurozona e che è molto seguito e stimato da parecchi elettori ed attivisti pentastellati. Il problema è, però, capire se la battaglia contro l’Euro la si vuole veramente combattere  e vincere.