Libertà di disinformare

Sul quotidiano Il Tirreno (Gruppo Espresso – La Repubblica della famiglia De Benedetti) di alcuni giorni fa, a pagina 3 del nazionale, c’era un articolo dal titolo “M5s, strategia a corto raggio” del politologo emerito prof. Gianfranco Pasquino.

Tralasciamo i concetti espressi da Di Maio che rappresentano il nuovo corso €uropeista del MoVimento post votazione per entrare nell’Eurogruppo dell’ALDE di Guy Verhofstadt, sui quali ognuno valuterà come meglio crede il 4 marzo 2018. Disarmante è, però, dimostrare nel 2017 di non aver capito nulla dalla vicenda greca e dall’operato maldestro del duo tragicomico Tsipras – Varoufakis durante le trattative con la Troika.

Leggendo l’articolo è lecito chiedersi perché uno scienziato politico come Pasquino si avventuri sul terreno dell’economia monetaria quando non ne ha evidentemente padronanza e perché un quotidiano, invece di informare sui fatti, pubblichi opinioni, viziate da pregiudizio, su questioni tecniche senza nemmeno verificarne un minimo la correttezza, soprattutto se si danno (i) numeri…

L’articolo è ovviamente costruito per spaventare il lettore medio (piddino) sull’eventuale uscita dall’uro e per portare acqua al suo mulino Pasquino (che ripete il solito disco rotto mainstream inciso da altri) usa il vecchio spauracchio della svalutazione scrivendo: “Una delle più pesanti conseguenze del referendum britannico che ha portato alla Brexit è già stata il deprezzamento del 20 per cento del valore della sterlina, notoriamente una valuta molto, molto più forte della lira“. Questa affermazione non corrisponde alla realtà, la Sterlina in seguito al Referendum sulla Brexit si è svalutata del 5,1% e non del 20%. Una bella differenza, no? Possibile che nessuno, in una redazione giornalistica, si accorga di un errore così macroscopico?!?

I primi a diffondere fake news, da anni, sono proprio i giornali mainstream pubblicando, giorno dopo giorno, articoli come questo infarciti di inesattezze funzionali alle proprie tesi. Sono questi giornali che pubblicano articoli nei quali si scrivono incredibili falsità tipo che negli anni ’70 in Italia la disoccupazione era a due cifre (non superò mai l’8% in quel decennio) o che dopo la svalutazione della lira del 1992 i tassi d’interesse schizzarono quando invece scesero…

A chi è funzionale questa alterazione grossolana della storica economica italiana? Sicuramente a quei luogocomunisti che vogliono diffondere tra la gente (che ha una memoria storica molto fallace) la paura, affinché tutti ingoino la pasticca del “non c’è alternativa”. Ed alterare la storia fa parte di questa strategia del terrore.

Pasquino poi scrive: “Quanto all’Euro, certo la moneta comune richiederebbe, ma, forse, sta per arrivare, un ministro europeo dell’Economia. Esigerebbe maggiore coordinamento delle politiche fiscali campo sul quale, peraltro, la Commissione europea è già molto attiva“.
Ma questo fantomatico Ministro, esattamente, da dove trarrebbe la legittimità democratica del suo mandato? Chi è che lo avrebbe eventualmente votato?

Infine Pasquino, tanto per cambiare, ritira fuori la storia del debito pubblico e per spaventare ammonisce: “Quale e quanta credibilità avrebbe la lira italiana sui mercati?“. Pasquino evidentemente non sa che il problema della spesa per interessi nasce, storicamente, proprio nel momento in cui si prese la decisione politica scellerata, ad opera di Ciampi ed Andreatta, di diventare ostaggio dei mercati con il divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro (1981) cioè quando Bankitalia non ebbe più l’obbligo di acquistare i titoli di stato invenduti, stampando moneta.

Ma secondo Pasquino i 2.500 miliardi di Euro del Quantitative Easing operato dalla BCE, Mario Draghi dove li ha presi? Sulle conifere intorno a Francoforte?