L’evoluzione della specie

“Non è la specie più forte che sopravvive né la più intelligente, ma quella più ricettiva ai cambiamenti” Charles Darwin (1809-1882)

“Non è la specie più forte che sopravvive né la più intelligente, ma quella più ricettiva ai cambiamenti” Charles Darwin (1809-1882)

Altri 9 parlamentari abbandonano il MoVimento 5 Stelle (sono in totale 173 i parlamentari di tutti gli schieramenti che hanno cambiato casacca in meno di due anni). La Toscana registra il triste primato di averne persi cinque su nove. Nessuno di questi ultimi nove ha presentato dimissioni dalla carica, bensì hanno deciso di iniziare un percorso di costruzione di un nuovo (!) soggetto politico “Alternativa Libera”. Ovviamente sono piovuti gli strali da tutto il mondo pentestellato: il solito misto di rabbia ed incredulità per degli eletti che tradiscono gli ideali del MoVimento e si comportano come un qualsiasi politico italiota… Mi viene da pensare al povero Di Pietro messo in croce per i soli Razzi e Scilipoti.

In Rete sul social network Fb mi sono imbattuto in una discussione che partiva da uno stato richiedente le dimissioni e che, ad un certo punto, diceva “Nessuno ha mai obbligato qualcuno a candidarsi con il M5S, ma chi lo fa è perfettamente consapevole di come funziona lo strumento politico penta stellato”. Ed è proprio questo il punto che molti attivisti del M5S danno per scontato, ma che alla luce dei fatti si dimostra non esser così. Un cospicuo numero di cittadini paracadutati dalla Rete nella palude romana nel febbraio 2013 non avevano semplicemente questa consapevolezza, nonostante fossero attivisti di vecchia data ed avessero fatto parte di liste pentastellate alle elezioni amministrative (a volte addirittura nelle liste civiche “Amici di Beppe Grillo” pre-M5S). Molti eletti avevano scambiato semplicemente il M5S per qualcos’altro (condividendo però il ruolo preponderante di Grillo e Casaleggio finché gli ha fatto comodo, compreso il linguaggio e la comunicazione sopra le righe) e privi di adeguata preparazione ed esperienza politica avevano pensato che la Politica si potesse ricondurre ad una serie di tematiche da portar avanti come “portavoce”. Ma la Politica va ben oltre ed io aggiungerei “Per fortuna!”

Il MoVimento 5 Stelle, piaccia o non piaccia, è una forza politica soprattutto dopo lo spartiacque delle Elezioni Politiche 2013. Ed i suoi eletti, nell’alveo del programma e dei principi del MoVimento, devono agire in maniera politica cioè sul campo da gioco c’è un avversario (il partito oramai trasversale PD + Forza Italia e derivati vari) e tutti insieme lo si contrasta secondo le regole che ci stanno finché non si ha la forza parlamentare per cambiarle. Si gioca tutti in undici e col fuorigioco che è ben diverso dal comprarsi l’arbitro o doparsi… Ma strategia e tattica hanno mandato in crisi cittadini che pensavano evidentemente ad un’allegra e gioiosa scampagnata in quel di Roma. Il boom del 25% è stato traumatico, perché ha caricato di un’enorme responsabilità il M5S che si è ritrovato con un numero troppo grande di parlamentari, passati da una fase scanzonata da V-day ad una “militarizzazione” del MoVimento. La moltitudine di gente che ci aveva votato per la prima volta chiedeva di far qualcosa ed invece ci siamo tirati fuori dal gioco, ma senza portarci via il pallone. E quelli rimasti hanno giocato eccome…

In un sistema di democrazia rappresentativa, piaccia o non piaccia, non è la stessa cosa proporsi come consigliere comunale, magari di un piccolo paese, o come parlamentare della Repubblica Italiana. La complessità dei problemi è enormemente più grande con tante sfaccettature che non si possono sempre ricondurre allo schema binario tanto caro agli informatici, molto numerosi negli attivisti della prima ora. Chi proveniva dal mondo dell’associazionismo e dei comitati è andato in crisi quando il M5S ha iniziato a dover agire politicamente. Dopo poco è emersa tra alcuni una volontà serpeggiante di accordarsi col PD post bersaniano (non si sa bene per fare che), poi una crescente insofferenza verso la rendicontazione ed il versamento di una parte dello stipendio sul fondo per le PMI, poi la fronda verso la figura di Casaleggio che comprimeva il desiderio irrefrenabile di andare in TV di alcuni parlamentari (che ben inteso è stato un errore)… Da qui è partita la reazione dei duro puristi e la caccia alle streghe verso il nemico interno, l’infiltrato, il seggiolaro che ha paralizzato il MoVimento anche nei livelli locali dove il laboratorio libero di idee è stato bloccato dal sospetto e dall’azione inquisitoria dei talebani de noantri. A botte di espulsioni cumulative il M5S è arrivato al punto di implosione, quando fortunatamente c’è stata l’evoluzione politica con la creazione Direttorio e del Comitato di Garanzia per gestire meglio la complessità di una forza di grandi dimensioni. Ora sono caduti tutti gli alibi e credo sia arrivato il momento di completare rapidamente quel 20% che Beppe Grillo era conscio fin dal primo momento si sarebbe perso per strada… Anche la base del M5S sta evolvendo politicamente e lo dimostrano le votazioni per le Quirinarie 2015 dove al secondo e quarto posto si sono piazzati Romano Prodi e Pierluigi Bersani. Purtroppo bisogna migliorare sulla tempistica.

Le dimissioni sarebbero ovviamente un atto dovuto e doveroso, ma il primo ostacolo è il Regolamento delle Camere che prevede un iter lungo e farraginoso, retaggio sempre della storia d’Italia e della parentesi del Regime Fascista. Per cui uno si immagina che le dimissioni siano immediatamente operative ed invece così non è, ma sono soggette ad approvazione da parte della Camera di appartenenza che le può respingere, in teoria, vita natural durante. Celebre il caso del deputato missino Antonio Mazzone che eletto al Parlamento Europeo nel 1989 si dimise, ma la Camera respinse per 4 volte le dimissioni, perché il primo dei non eletti era Massimo Abbatangelo, in quel momento detenuto in carcere ed in attesa di processo a Firenze per la strage del 23 dicembre 1984 sul rapido 904. Il problema poi si complica se il parlamentare transfugo pensa di non esser lui ad aver deviato dalla retta via, per cui ritenendosi nel giusto non presenta le dimissioni. Fa parte della natura umana, infatti, trovare giustificazione per ogni cosa in un meccanismo di autodifesa assolutoria. Certo è che fa impressione vedere gente eletta al grido “Tutti a casa!” ed ora fra le truppe cammellate di Renzi (quello dello “#StaiserenoEnrico”, della riforma del Senato non elettivo, della finta abolizione delle Province, della revisione dell’art. 18, della riforma elettorale ed istituzionale a braccetto con Berlusconi, degli attacchi alla magistratura, dell’introduzione del reato “tenue”, della non punibilità dell’evasione fiscale sotto la soglia del 3% sull’imponibile infilata nel decreto di attuazione della delega fiscale alla vigilia di Natale e che riabiliterebbe il Cavaliere). In un Paese dove il vincolo di mandato è proibito dalla Costituzione, pensare di risolvere però la questione con patti e penali contrattuali non ha senso. cavalieri di rohanQuello che rimane da fare è selezionare i candidati cum grano salis testandone le capacità di tenuta nel medio lungo periodo e la piena comprensione del pensiero politico di Grillo e Casaleggio per evitare spiacevoli equivoci. La favola del portavoce, sostanziale burattino dei cittadini, non mi ha mai convinto, perché va inevitabilmente a collidere con l’attuale sistema di democrazia rappresentativa. I Parlamentari devono essere preparati e competenti, ma anche possedere le virtù del cavaliere medievale. Fedeli, giusti, leali ed altruisti. Il primo dovere del cavaliere è quello di mantenere la parola data. E possedere una grande forza d’animo per superare i momenti difficili e di sconforto.