Legittima difesa

Italia a mano armataQualche giorno fa intento nel consumare un buon caffè, il vostro affezionato non poteva evitare di ascoltare una conversazione tra due persone di mezza età, un uomo ed una donna, benestanti all’apparenza dei vestiti, ed il barista. L’argomento era l’ennesimo episodio di rapina/furto in casa che, da qualche mese, è diventato un vero e proprio allarme sociale nell’opinione pubblica. Ora, siccome non è la prima volta che questo tipo di allarmismo è pompato ad arte come arma di distrazione di massa dagli organi di informazione (Alemanno ci vinse una campagna elettorale a Roma sulla percezione dell’insicurezza), Io non ci casco.
L’uomo, evidente possessore o prossimo acquirente di un’arma da fuoco, sosteneva il suo diritto di sparare a chiunque violasse la sua proprietà privata al motto “Intanto io sparo, poi si vede!” e la donna conveniva con lui quanto fosse giusto che il cittadino si auto proteggesse visto che lo Stato non lo fa… Un tale siparietto non è la prima volta che lo vedo in un caffè. Voi direte, appunto, chiacchiere da bar… Mica tanto, visto che  la politica italiana è oramai costantemente appiattita su questi livelli.
La cosa che mi ha stupito è vedere cittadini, giustamente spaventati da questi cruenti episodi di cronaca nera, che invece di reclamare maggiore protezione dallo Stato, che loro finanziano come contribuenti, ed un sistema di leggi e giudiziario che garantisca l’effettività e l’efficacia della pena, si siano rassegnati e vogliano farsi giustizia da soli invocando sempre, a sproposito, l’esempio pessimo degli Stati Uniti d’America che, in un certo immaginario collettivo, rimangono il termine di paragone da imitare. Gli USA, infatti, hanno la più elevata percentuale di proprietari di armi da fuoco e una legislazione tra le meno restrittive per quanto riguarda l’uso delle stesse per legittima difesa, estesa anche al concetto di proprietà privata. Peccato che abbiano anche la più alta incidenza di morti per arma da fuoco del mondo sviluppato ed una società estremamente violenta per la quale è necessario il controllo con i “metal detector” all’ingresso delle scuole superiori.
Lì il diritto “ad armarsi” ha rango costituzionale (il famoso secondo emendamento) che fu riconosciuto in un determinato contesto storico con una precisa finalità: «Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto». Nella concezione di stampo illuminista dei padri fondatori americani la presenza di molteplici centri di potere all’interno di una nazione avrebbe prevenuto la nascita di una tirannia centralizzata e le milizie locali erano un salutare contrappeso all’autorità centrale. Per noi Europei, che abbiamo “qualche” secolo in più di storia, è normale contestualizzare storicamente queste faccende e capire che la situazione nel 1787 era profondamente diversa da quella del 2015, per cui un tale diritto in Europa sarebbe stato compresso col tempo, mentre negli USA si è evoluto addirittura in maniera estensiva diventando un diritto individuale. La potentissima National Rifle Association (NRA), l’associazione dei produttori d’armi, dagli anni ’60 in poi ha iniziato una costante ed efficace azione di lobbying sul Congresso americano (la visione del divertente film “Thank You for smoking” è consigliata per capire), bloccando ogni tentativo di regolamentare in maniera più ragionevole l’acquisto e la detenzione delle armi da fuoco, nonostante gli omicidi di massa come la stragi di Columbine, Newtown o Aurora (per citarne tre) siano diventate un simbolo a stelle e striscie al pari dell’american pie, della Coca Cola e del super Bowl… E nonostante questa diffusione scriteriata delle armi da fuoco costringa la polizia a procedure particolarmente aggressive che sfociano, spesso, nel grilletto “facile” contro categorie stereotipate di potenziali criminali (afroamericani ed ispanici). Ora che si possa guardare agli USA come esempio da seguire fa rabbrividire, ma questo solletica gli istinti primordiali della gente ed è un vecchio cavallo di battaglia della destra reazionaria italiana oggi ben rappresentata dalla Lega Nord. Chiaramente se dall’agenda politica scompaiono i temi, ma si agisce sulla paura delle persone, in tempi di precarietà ed insicurezza generalizzata, il rischio concreto è una deriva beceramente populista dove al lume della ragione si preferisce la risposta muscolare della ronda, dello spray orticante, del taser ed, infine, della pistola.
Ma detenere una pistola è cosa seria e, tornando all’Italia, in un Paese dove la Leva obbligatoria è stata abolita da anni (con un alto tasso di imboscati e di finti riformati) e con una scarsa “cultura” nell’utilizzo delle armi, la corsa alla pistola presenta il concreto rischio di vedere cittadini maldestri che si sparano su un piede o ammazzano per sbaglio la moglie… Avere un’arma significa usarla improvvisamente contro qualcuno che, al contrario dei film, è una esperienza reale non propriamente piacevole. Sparare su una sagoma di cartone di un poligono è anche divertente, ma farlo contro persone in carne ed ossa, magari svegliato di soprassalto nel cuore della notte e con l’adrenalina a mille, è ben diverso. E soprattutto se anche i criminali arrivano armati, sapendo che si è alzato il livello dello scontro, dove si pensa che si vada a finire?
Ovviamente anche la solerzia nel contestare la legittima difesa e l’accanimento giudiziario contro cittadini onesti che si sono autodifesi è un altro paradosso tutto italiano, laddove i criminali veri godono non solo di pene molto lievi, ma spesso ridotte con sconti se non intervengono, nel frattempo, indulti o amnistie varie. Sento spesso dire che il nostro codice penale eredità del ventennio (Codice Rocco) sia duro con i pesci piccoli e blando con quelli grandi. Forse lo era nel 1930, ma a botte di modifiche, ora non è sicuramente duro, alla prova dei fatti, con i criminali professionali, mentre lo è paradossalmente con il cittadino onesto che ha la sfortuna di incapparci.

PS: mentre l’opinione pubblica viene distratta con la cronaca nera, siamo arrivati al “conquibus” della crisi dell’Eurozona, cioè gli effetti devastanti iniziano a colpire quelli che ne sono stati ignari (?) esecutori, perché pensavano di avere le terga sempre al sicuro… Giornalisti, bancari, pensionati, insegnanti, impiegati del pubblico impiego ovvero l’elettorato di riferimento della sinistra italiana di governo negli ultimi 20 anni. Ecco da dove nasce il “risveglio” di un’area oramai “espulsa” dal PD. Credo che mai come ora ci sarebbe la possibilità di agire efficacemente per uscire dalla monetona unica e poi, chissà, dall’Unione Europea e dalla Nato e rilanciare l’Italia in chiave mediterranea ed est europea. Ma la tematica macroeconomica dell’Euro è completamente scomparsa dall’agenda politica ed, in generale, il tema fondamentale di come sottrarre l’Italia dalla grinfie della Troika e rilanciarla produttivamente è assente. Forse è una strategia (non scoprire le carte al nemico), vista la figura di Tsipras e Varoufakis in Grecia, ma io temo fortemente di trovarci invece di fronte all’assenza di piani concreti in tal senso.