Le spese della Sanità e il malessere delle periferie

Finora sono state soprattutto le periferie a fare le spese delle cosiddette “razionalizzazioni” dei servizi pubblici (in realtà, al di là delle grandiose dichiarazioni, semplici tagli lineari in atto da tempo). Bellissimi posti come Volterra o l’Elba o la montagna pistoiese hanno visto negli ultimi anni sparire una serie di cose di cui bene o male disponevano, a cominciare da trasporto pubblico e sanità (passando magari dagli uffici postali). Una vera e propria spoliazione, fatta con la scusa della crisi economica incombente, crisi alla quale si poteva reagire in maniera più creativa e meno succube. Sul versante politico il MoVimento 5 Stelle ha largamente recepito nel suo programma regionale il grido di dolore delle periferie e da tempo, del resto, sono attivi sui territori interessati svariati comitati. Uno dei più attivi è il CREST (sigla che sta per Comitato Regionale Emergenza Sanità Toscana), nato a fine 2011 consorziando vari comitati di diverse zone. Il CREST (che non è emanazione diretta del MoVimento 5 Stelle) ha prodotto in questi 4 anni vari documenti di denuncia sulla sanità, il fatto nuovo è che nei mesi scorsi è passato agli esposti alla Magistratura, con l’assistenza tecnica di un’associazione di consumatori (l’ADUC). Può essere penalmente rilevante abbattere i servizi sanitari in una certa zona sotto un certo limite? Sono addebitabili a questi tagli i casi specifici che il CREST cataloga come malasanità? In attesa dell’inevitabile guerra dei periti corollario di tutti i dibattimenti italiani, ci sono però alcune certezze. Il debito pubblico italiano, in analogia a quello greco, è un debito da corruzione: in entrata con l’evasione fiscale e in uscita con le tangenti. I governi che si sono succeduti tutto hanno fatto meno che contrastare efficacemente la corruzione, anzi in diversi casi l’hanno attivamente alimentata. Finchè hanno potuto hanno incrementato il debito, poi, grazie anche all’ingresso nell’euro, fare ulteriore debito è diventato sempre più costoso. Ogni anno si volatilizza per pagare gli interessi sul debito una quota rilevante delle tasse di quegli italiani che le tasse non possono fare a meno di pagarle. A questo punto, sempre per la solita storia che la corruzione è intoccabile, si sono cominciati a tagliare fondi ai servizi. E qual è il servizio più importante in termini di bilancio economico? Ovviamente la Sanità, cioè i 100 e passi miliardi annui del mitico Fondo Sanitario Nazionale. In realtà questo fondo semmai è sottostimato, perchè, facendo i confronti con i paesi europei confrontabili all’Italia come Francia e Germania, la cifra italiana è inferiore sia in termini assoluti che riferita al Prodotto Interno Lordo. Poi potremmo organizzare interminabili tavole rotonde per discutere che uso si fa di questa cifra, ma la necessità di ridurla non dovrebbe porsi, perché appunto è già bassa. Semmai è nelle “Grandi Opere” che l’Italia spende di più. Invece, nel tipico stile affabulatorio e mistificatorio del renzismo, si era partiti che il Fondo Sanitario Nazionale sarebbe stato incrementato di 4 miliardi e invece è stato diminuito di 2 miliardi (milione più milione meno). E altre riduzioni sono attese per il futuro, di finanziaria in finanziaria. Per farla breve, la Toscana si ritrova con qualche centinaia di milioni tagliati (per ora) e in Regione è partita una serie di misure che estenderà il taglio dei servizi sanitari non solo alle periferie come fino ad oggi, ma a tutto il territorio regionale. Sempre a proposito di mistificazioni, la prima misura a cui hanno pensato in Regione è di ridurre il numero delle Aziende USL, perché ridurre gli enti pubblici si pensa faccia consenso. Guardando le cose dal punto di vista teorico, le USL sono strutture burocratiche che dovrebbero assicurare che in ogni zona d’Italia sia fornita a tutti i cittadini l’assistenza sanitaria, secondo gli standard previsti nazionalmente e in applicazione dei vari piani sanitari regionali. Sempre in teoria, questa funzione di controllo potrebbe essere svolta anche da una sola USL per tutta la regione, anzi da una sola USL per tutta Italia, anzi da una semplice Direzione Generale del Ministero della Salute. Anche perché i livelli di assistenza dovrebbero essere gli stessi in tutta Italia, quindi non hanno senso 21 piani sanitari regionali (perché le regioni sono 20, ma poi ci sono le province autonome di Trento e Bolzano e si arriva a 21). Quanto alla gestione spicciola delle varie strutture oggi interne alle Aziende USL, è una gestione che comunque viene fatta già a livello di singola struttura o, per gli acquisti e gli stipendi, minimo a livello regionale (ma anche queste cose si potrebbero facilmente centralizzare nazionalmente). Questa è la teoria, poi c’è la pratica, con decenni di gestione della Sanità fatta attraverso le Aziende USL. A questo punto l’accorpamento delle Aziende USL economicamente parlando è una bufala, perché gran parte dei dirigenti sono “apicali” (si capisce il termine?) della Sanità, che resterebbero in servizio a stipendi analoghi degli attuali. Firenze_Gavinana_Manifesto_Protesta_SanitaInoltre la ristrutturazione proposta da Rossi cancella alcuni posti, ma ne crea anche altri, in un ginepraio inestricabile che deve tener conto anche di una legislazione nazionale non modificabile dalla Regione. Alla fine il risparmio eventuale, come ammette la stessa Regione, sarebbe forse di 5 milioni annui, a fronte di un fortissimo stress organizzativo a cui verrebbero sottoposte le attuali Aziende USL e gli attuali Enti Ospedalieri. Processi riorganizzativi di questa portata, se affrontati alla carlona, impegnano per molti mesi il personale, come si dice in gergo, a guardarsi l’ombelico, abbassando ulteriormente i livelli di assistenza. Detto sottovoce, secondo i sindacati medici neanche i 5 milioni si risparmierebbero e l’unico risultato sicuro sarebbe un forte accentramento decisionale, con enormi difficoltà di controllo su 12 bilanci trasformati in 3 con un colpo di bacchetta magica. Ma siccome, sempre per ora, di milioni se ne debbono risparmiare qualche centinaio, la vera misura che si progetta di far partire ovviamente ad elezioni regionali avvenute è una drastica riduzione del personale. Con una spericolata interpretazione delle leggi pensionistiche, si intende dichiarare in esubero qualche migliaia di dipendenti del Servizio Sanitario Regionale che potrebbero andare in pensione con i requisiti pre-Fornero. Se il governo centrale imporrà all’INPS di accettare questa cosa e di accollarsi queste pensioni, in assenza ovviamente di turn-over, per le Aziende USL, 12 o 3 che siano, sarà una mazzata. Ma chi ci crede che con meno dipendenti posso assicurare lo stesso servizio? E poi il taglio dei dipendenti avverrebbe in modo del tutto casuale, avendo a base i requisiti pensionistici. Cioè avremo strutture che non perderanno nessun dipendente e strutture messe in ginocchio in poche settimane. Ecco, siccome poi queste scelte sono scelte politiche, io continuo a pensare che, al di là dei comitati, sarebbe meglio decidersi una buona volta ad eleggere gente diversa. In fondo è questa l’essenza della democrazia, primo andare a votare e secondo votare tenendo conto dei risultati di chi ha governato finora. Dopodiché, siccome le elezioni regionali sono andate come sono andate, con il PD del neo-renziano Enrico Rossi ancora saldamente in testa, l’inarrestabile CREST ha presentato una richiesta di referendum regionale contro la controriforma sanitaria toscana, alias Legge Regionale 28 del 2015. Tutte le opposizioni si sono trovate d’accordo a sostenere l’iniziativa, compreso il MoVimento 5 Stelle, perché tutte le opposizioni non sono d’accordo con ciò che prevede questa Legge Regionale, descritto molto sinteticamente nelle righe precedenti. Poi magari le opposizioni divergerebbero nelle proposte alternative, ma questo è un altro discorso e la richiesta che si avanza è intanto di non peggiorare l’esistente. La legge referendaria della Regione Toscana è un percorso a ostacoli e i consiglieri 5 Stelle hanno proposto di semplificarla, ma intanto, per poter indire il referendum , la prima mossa è di raccogliere almeno 38.000 firme di cittadini residenti e votanti in Toscana. Non è una cifra bassa, la percentuale di firme richieste sulla popolazione residente è addirittura più alta di quella dei referendum nazionali. Fino a tutto ottobre di questo 2015 forze politiche di opposizione, comitati e associazioni varie riempiranno la Toscana di banchetti per la raccolta delle firme. Per il comune di Pisa, i banchetti del MoVimento 5 Stelle saranno come al solito annunciati su m5spisa.it. Questo referendum è un’occasione per farsi sentire con il più puro strumento della democrazia su un tema che, per quanti scongiuri si possano fare, ci riguarda tutti. Sarebbe un peccato sprecare un’occasione simile.

Per chi vuole approfondire:
1. Qui la Legge Regionale n. 28 del 16/03/2015 che il referendum intende abrogare.
2. Qui il primo manifesto ufficiale del Comitato Promotore.
3. Qui il secondo manifesto ufficiale del Comitato Promotore. 
4. Qui la proposta di legge presentata dai consiglieri 5 Stelle in Regione Toscana per ottenere la semplificazione della legge referendaria.