La scelta di campo

Mao Tse-tung, un tempo, disse: “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”.

Di confusione a sinistra, di questi tempi, ce n’è in gran quantità e tutte le paturnie all’interno del PD si sono, finalmente, consumate con lo strappo di una scissione dei vari Bersani, Speranza, D’Alema, Errani, Rossi etc. E’ nato un nuovo soggetto politico, “Art. 1 – Democratici e Progressisti” il cui acronimo DP richiama quello di Democrazia Proletaria, il partito di estrema sinistra di Mario Capanna. Tra l’altro nasce subito con una grana in quanto, in Calabria, questa dicitura è già stata usata per una lista DEM. E DP è una sigla a specchio di PD. A sinistra si assiste, dunque, ad una notevole frammentazione che non è storia nuova, ma quello nuovo è il contesto storico oltre al fatto che tra tanti generali mancano poi i soldati ed i voti…

Inoltre una sintesi tra tutti questi soggetti rischia soltanto di esser trovata per la necessità di formare un cartello elettorale, ma sul piano politico molti personaggi non hanno più credibilità in quanto il loro strappo arriva fuori tempo massimo. Come si fa ad ergersi ora difensori dell’articolo 1 quando hai votato, a suo tempo, il Job Acts? Criticare ora i voucher è solamente una boutade e significa, nel peggiore dei casi, non avere nemmeno la minima percezione di come funziona il mercato del lavoro in Italia e quale uso distorsivo, avrebbe dunque causato, l’introduzione dei voucher.

Questa scissione ed eventuali ricomposizioni servono ancora una volta a confezionare uno sterile tentativo di dividere orizzontalmente gli elettori tra sinistra e destra, quando la battaglia è verticale cioè tra “sovranisti” e “globalisti”, tra chi vuole rilanciare l’Italia e chi la vuole consegnare, scientemente o per stoltezza, al declino, alla povertà ed all’irrilevanza. Tertium non datur. Se non si sceglie la squadra sovranista, puoi essere un attaccante, un mediano, un difensore o un portiere, ma sempre dei globalisti. E quindi distinguo, posizioni critiche, scissioni e ricomposizioni sono, alla fine, una perdita di tempo deleteria per il nostro disastrato paese.

L’Unione Europea è nata su principi liberisti dello Stato minimo, al massimo regolatore del mercato, non dei diritti. E’ impossibile un’Europa perequativa e redistributiva e gli Stati Uniti d’Europa sono un’insopportabile invenzione teorica dei quali si riempono la bocca, retoricamente, i vari eurofili nei dibattiti televisivi. La recente ratifica del CETA da parte dell’Europarlamento è la normalità, impossibile pensare il contrario in quel di Brussels/Strasburgo. E chi oggi non ha ancora capito, è perché non vuole o non è in grado di capire. Ma domani capirà…

La radice di tutti i mali è stato il liberismo in campo economico, accettato acriticamente dalla sinistra dopo la fine dell’utopia del socialismo reale. A quel punto tra un liberista di destra o di sinistra le differenze sono rimaste soltanto sui temi etici, dei diritti civili e dell’immigrazione affrontata, a sinistra, sempre con la miopia della solidarietà mondialista. Un sacco di gente, anche colta, si è completamente dimenticata cosa scrivevano Marx ed Engels sul capitalismo e sull’esercito industriale di riserva dei lavoratori ed è diventata, inconsapevolmente, la migliore alleata proprio del liberismo più sfrenato, favorendo quella disgregazione sociale sulla quale le varie destre nazionali ed identitarie hanno trovato terreno fertile di crescita.

La prossima manovra finanziaria imposta dall’Europa da 3,4 miliardi di Euro avrà un effetto devastante ed ulteriormente recessivo sull’economia italiana. Si verranno a creare condizioni di tensione e malcontento molto simili alla fine del 2012 che scatenarono l’esplosione del MoVimento 5 Stelle. Nel 2018 la campagna elettorale sarà, fortemente, condizionata dalla scelta di campo che dovrà essere chiara e netta. O di qua o di là.