La percezione del debito

Il debito può piombarti addosso all’improvviso o puoi costruirtelo giorno per giorno. A molti amministratori di Enti barra Aziende pubbliche il debito è arrivato da un giorno all’altro, perché il governo aveva tagliato inopinatamente i fondi. Liberismo applicato: la spesa pubblica nei servizi che possono teoricamente essere privatizzati va ridotta, in modo da accelerare al massimo la privatizzazione. Cioè abbiamo da una parte il politico sfascista che vuole affossare il servizio finora pubblico e creare con ciò il necessario consenso alla privatizzazione (dipinta come la soluzione di tutti i mali creati in realtà dal politico medesimo) e dall’altra parte troviamo l’amministratore, chiamato a dare gli stessi servizi di prima con meno fondi, neanche fosse Mandrake. Ma gli italiani, si sa, sono convinti che gli Enti pubblici sono solo una grande mangiatoia e che quegli stessi servizi, se tutti fossero onesti, potrebbero essere garantiti praticamente gratis. Ecco, uno dei miei grandi crucci è di non riuscire mai a trovare le parole giuste per far capire ai miei interlocutori che la corruzione non è né pubblica né privata, è italiana e nessuno fa niente gratis. Tutti i servizi hanno un costo, ma se li affido a un privato (che per definizione deve fare utili) li gravo di un costo in più, rendo più difficile l’innovazione (perché un privato tende a limitare gli investimenti a lunga scadenza) e non risolvo né il problema corruzione (che appunto è trasversale e va combattuta in quanto tale) né il problema della burocrazia e dell’inefficienza in genere (per combattere le quali occorre agire sul corpo legislativo che disegna i servizi pubblici). C’è però anche un altro tipo di debito, tutto nazionale e in cui il neoliberismo c’entra poco. Prendiamo l’ormai proverbiale Banca Etruria, dove un gruppo di dirigenti non si sa quanto furbi o quanto incapaci si è messa a fare prestiti assurdi a gente assurda che non li restituiva (nascondendosi dietro la scusa della crisi economica, ma in realtà spesso barando alquanto). Con tratti da commedia all’italiana dei tempi d’oro: una parte dei prestiti non restituiti era addebitabile (addebitabile) agli stessi amministratori. Praticamente il livello è quello de “La cambiale“, il molto didattico film del 1959 dell’artigiano dimenticato Camillo Mastrocinque (per chi volesse rivederne la scena più brillante, con un brillantissimo Aroldo Tieri, la trova qui). La cosa fenomenale è che l’organismo di controllo Banca d’Italia sapeva da anni in  che condizioni versava la banca, a un certo punto l’aveva pure commissariata, ma poi la banca è fallita lo stesso con un buco micidiale a quel punto non più procrastinabile (ripianato a spese di alcuni dei depositanti). Ora lasciamo perdere la gestione governativa di tutta la faccenda che ha riempito i giornali e molto meno i telegiornali, la domanda di fondo è: perché nessuno si è accorto per tempo del debito che la banca stava accumulando e soprattutto perché nessuno li ha fermati prima? La Banca d’Italia dice di non avere gli strumenti: d’accordo, le leggi in materia saranno alquanto da rivedere, ma ci voleva così tanto a intervenire all’inizio del buco come si è intervenuti alla fine del buco? I miei amici dietrologi, li sento, mi accuseranno di ingenuità: non si è intervenuti perché sono tutti d’accordo e sono loro ad essersi impossessati di quei soldi la cui assenza ha prodotto il buco.

Coliandro

Giampaolo Morelli / Coliandro

Temo che questa versione dei fatti sia semplicistica, come la vedo io gli italiani hanno di fondo un problema a percepire il debito. Proprio in queste settimane è tornato sugli schermi televisivi l’ispettore Coliandro di Carlo Lucarelli, Giampaolo Morelli e dei fratelli Manetti. Coliandro è un cialtrone che non capisce mai fino in fondo quello che gli succede, si muove scompostamente in mezzo ad altri anche più cialtroni di lui, si caccia in guai immani, ma poi alla fine tutto si aggiusta: l’eterna favola consolatoria che gli italiani si raccontano da sempre e non si capisce come continuino a crederci. Perché poi, guardando all’indietro la storia d’Italia, è una storia piena di disastri evitabili che non sono mai stati evitati. C’è questa curiosa tendenza a sperare nello “Stellone d’Italia“, quello che campeggia nell’emblema della Repubblica. Detto per inciso, emblema di un paese cattolico che fu curiosamente disegnato da un valdese, il pittore Paolo Antonio Paschetto. La prima cosa che devi fare se vuoi risolvere un problema è guardarlo in faccia. Il debito pubblico italiano è al 130 e rotti per cento, in costante aumento. Ogni scuola di pensiero ha un’idea per domarlo, ma l’idea che nei fatti sta prevalendo è di fare finta di niente. Si susseguono scomposti tagli lineari che al massimo pareggiano i sempre minori introiti fiscali (tra calo del PIL e aumento dell’evasione), alla fine dell’anno il debito aumenta sempre e quello che si chiede all’Europa è di lasciar perdere e continuare così, tagliando i servizi utili ai cittadini e sperperando nelle clientele. Fino a quando il bambino griderà che il re è nudo perché il credito sarà diventato inesigibile. A quel punto, senza più soldi, tutti gli altri colossali problemi mondiali (la proliferazione nucleare, l’effetto serra, la sovrappopolazione, le guerre, le migrazioni) visti dall’Italia scompariranno. Ma in Italia continua a non esserci la percezione del debito e lo abbiamo visto, senza andare troppo lontano, a Livorno con la locale azienda comunale dei rifiuti. Il copione è lo stesso di sempre: si accumula debito evitabile con una gestione desolante, ci si riduce al lumicino e, una volta tanto che il nuovo sindaco 5 Stelle decide di intervenire portando tutto in tribunale, lo si accusa di voler far fallire tutto. Anche a Livorno abbiamo visto tanta commedia all’italiana: dipendenti assunti per fare tutto meno che gli spazzini, spazzini trovati a parte con appalti a ditte esterne, quintali di bollette non pagate e dichiarate guarda caso inesigibili, comprese quelle di enti, associazioni e partiti ancora in piena attività. Ma al netto di tutto questo, arrivati a un debito non si è capito bene quanto corposo ma non inferiore ai 20 milioni e non superiore ai 60 (prendiamo per buona la cifra diffusa dal Comune di 40-42 milioni), colpisce che diversi livornesi pensino ancora oggi che per il Comune fosse possibile uscirne semplicemente ripianando il debito a piè di lista. Non solo la cifra era troppo alta e avrebbe semplicemente distrutto il bilancio comunale, ma che senso avrebbe avuto ripianare senza intervenire sulle motivazioni del debito? Per essere punto e a capo tra due anni? Tralasciamo per carità di patria la brillante soluzione PD, che voleva far confluire l’azienda livornese in quella di area vasta, in modo da far pagare il debito fatto a Livorno da pisani, lucchesi e massesi alias carrarini. Anche qui senza spiegare cosa fare per aggredire le ragioni del debito (fatto si badi bene da un’azienda che operava in regime di monopolio e con una legge nazionale che impone tariffe che coprano l’intero costo del servizio). Se una critica può essere fatta all’amministrazione 5 Stelle, è di aver aspettato troppo a prendere il toro per le corna, nominando come amministratori dei super-tecnici con un mandato preciso. Evidentemente c’è voluto tempo per superare il pregiudizio italico del lieto fine comunque. Poi naturalmente, quando le situazioni sono gravi, non sai mai come finisce, la strada del concordato preventivo che è stata scelta potrà rivelarsi più o meno felice. Ma l’ultima cosa che dovevano fare a Livorno è stare con le mani in mano, perché a Livorno i 5 Stelle avevano vinto in quanto i soldi erano finiti e non per la loro brillante campagna elettorale (come dissi il giorno dopo le elezioni, commentando i risultati con i 5 Stelle pisani). Dunque non condivido minimamente la posizione presa da quei 3 consiglieri 5 Stelle che hanno votato contro il concordato preventivo e per questo sono stati espulsi dal MoVimento. In realtà la frattura è antecedente e si era già palesata con la vicenda della piattaforma Europa, il mega progetto regionale di cementificazione portuale di un tratto enorme della costa toscana sul quale il Comune di Livorno ha giocato con le mani legate da una legge regionale che di fatto lo esautorava e quindi ha scelto di fare resistenza passiva, non potendo permettersi una battaglia campale. Certo, tutti vorremmo che non si cementificasse, che l’ospedale non sia di serie B, che si attui la politica dei rifiuti zero, che ci fosse la piena occupazione. Peccato che siano obbiettivi troppo alti se governi solo il Comune di Livorno e non anche la Regione e lo Stato. E se voti contro l’attuale amministrazione e la fai cadere, poi non potrai fare neanche quel poco o tanto che potevi fare. Comunque il MoVimento 5 Stelle non si è mai presentato come il super eroe capace di ribaltare la tragica situazione italiana in un battibaleno, questo lo diceva Berlusconi. Il povero Beppe Grillo ha sempre onestamente detto che uscire dal disastro non sarebbe stato né semplice né indolore.