La grande mela della conoscenza

Sulla recente sentenza della Cassazione, nella quale si dichiara che due scuole parificate cattoliche di Livorno dovranno pagare oltre 400 mila euro di tasse sugli immobili, credo che il sindaco Filippo Nogarin abbia dato il giusto commento, quando ha affermato che si tratta di un atto tecnico dal quale è lecito trarre giudizi politici. Il suo al proposito è stato positivo poiché si tratterebbe di “un importante precedente” in Italia del quale “essere contenti”. Le reazioni del clero e della stampa di regime invece non avrebbero potuto essere più scomposte. Si sono delineati scenari inquietanti, chiusure in massa di scuole parificate, paventate lesioni delle libertà fondamentali dei cittadini ecc. ecc. Dai commenti dei cittadini agli articoli sull’argomento si evince in generale una certa soddisfazione per questa sentenza, che verrebbe in qualche modo a parare i conti di un privilegio goduto da sempre. Vorrei come al solito prendere spunto da questi fatti di cronaca per sviluppare una riflessione.

Il sentimento dei cittadini, forse si potrebbe addirittura parlare di diffuso risentimento nei confronti del clero, ha ragioni da vendere. Si potrebbe dire, forse esagerando un po’, che l’Italia è il paese della Riforma mancata, quella grande riforma dei costumi e delle pretese del clero cattolico cui Lutero diede inizio nel lontano 1517 in Germania e che ebbe come esito una ulteriore scissione, dopo quella con la chiesa ortodossa, dei cristiani in occidente tra cattolici appunto e protestanti, e che tuttora vige. A seguito di questo conflitto europeo secolare – anche estremamente sanguinoso – la chiesa cattolica si rafforzò e trovò strumenti di autoconservazione anche nella diffusa attività educativa. Il sistema educativo delle città italiane, nato in origine per interesse dei cittadini e nell’età Comunale per lo più finanziato dagli stessi o dai Comuni, divenne patrimonio esclusivo della chiesa, la quale formò per secoli, oltre il proprio clero, anche il ceto intellettuale. La scuola pubblica unificata venne ad aggiungersi a questo stato di cose solo con l’Unità nazionale e dopo qualche difficoltà la chiesa trovò con Mussolini la sanzione del proprio status e dei propri privilegi – come ad esempio che a scuola si insegna solo la dottrina cattolica.

Ora, dai commenti degli alti prelati su questa vicenda si evince come questa situazione di privilegio e di monopolio nell’educazione sia piuttosto un favore della magnanima chiesa cattolica nei confronti dello stato italiano, perché lo stato risparmierebbe chissà quanto con la presenza delle scuole parificate, più del 60% delle quali cattoliche. Lasciando da parte la ragioneria, i prelati hanno capito molto bene che cosa è in gioco qui, e cioè la possibilità di un effetto domino sugli altri comuni e una progressiva erosione dei loro privilegi innanzitutto in campo culturale ed educativo. Lo stato ha certo un bilancio di cui tener conto, ma mai come in questi anni più recenti abbiamo capito che con l’autonomia dello stato dai poteri forti – e la chiesa cattolica è uno di questi – e la sua responsabilità nei confronti dei cittadini si gioca una partita fondamentale della nostra civiltà.

Non mi sembra di esagerare dicendo che qui è in gioco una battaglia politica e culturale decisiva, di cui il MoVimento 5 Stelle giustamente può farsi portavoce perché il suo contenuto appartiene ai suoi principi costitutivi. Diritto all’istruzione contro privilegio, equa distribuzione degli oneri in campo sociale, pluralismo culturale e dialogo contro monopolio e soggezione supina. Questi ed altri elementi possono costituire il sostrato della base culturale del MoVimento. La chiesa cattolica deve diventare una confessione come un’altra e in concorrenza con le altre. Il suo immenso patrimonio immobiliare deve essere sottoposto alle stesse leggi che vigono per gli altri cittadini italiani. La nefasta presenza di questo secolare monopolio culturale non è, come qualche stupido reazionario o cerebroleso leghista ritengono, un elemento di identità culturale ma semmai di prigionia e di arretratezza civile. Perché un consenso o addirittura una fede guadagnati con il privilegio e lo strapotere economico sono espressione di sudditanza e non di libertà di opinione o di credo. Il monopolio culturale cattolico che vige in Italia è uno schiaffo ad ogni cittadino perbene, sia egli cristiano, musulmano, ebreo o agnostico. Speriamo che questo sassolino lanciato negli ingranaggi a Livorno – una città veramente funesta in questi anni per l’Italia! – finisca per far saltare l’intera macchina.