La creatura

“Era già l’una di notte; la pioggia picchiettava lugubre contro i vetri, e la mia candela era quasi consumata, quando, alla debole luce semi-estinta, vidi l’occhio giallo, fermo, della creatura aprirsi; respirava a fatica, e un moto convulso agitava le sue membra.” (Da “Frankenstein o il moderno Prometeo” di Mary Shelley, 1818)

Perché il MoVimento 5 Stelle si chiama così? Secondo la versione ufficiale, ripresa anche da Wikipedia, le 5 Stelle simboleggiano i 5 punti cardine del programma: acqua, ambiente, trasporti, sviluppo ed energia. E’ l’elenco che compare sulla Carta di Firenze del marzo 2009, il primo manifesto di una forza politica non ancora nata (come giorno della fondazione sarà scelto, in onore di San Francesco, il 4 ottobre di quello stesso 2009). Il documento, stringatissimo come nello stile di Gianroberto Casaleggio, si riferisce al periodo delle liste civiche presentate in un numero limitato di Comuni (vedi qui). Avremmo capito solo molto tempo dopo che si trattava dell’affacciarsi sulla scena di una forza politica con obbiettivi dichiaratamente nazionali, per la quale le liste civiche avevano in fondo solo il ruolo di battistrada e non ne erano affatto l’essenza, semmai un corollario. In seguito non mancò qualche informatico sparso che nel parlare con la stampa sostituì l’energia della quinta stella con la connettività, ma dalla Carta di Firenze si capisce che la connettività stava nella quarta stella, quella dello sviluppo. Sia come sia, i punti programmatici potevano essere resi in tanti modi, non automaticamente con delle stelle. Da uomini di comunicazione, evidentemente i 2 cofondatori scelsero un nome che richiamasse qualcosa di già famoso, in questo caso la classificazione degli alberghi. Sembrerebbe un’operazione mediatica simile al berlusconiano “Forza Italia”, ma in quel caso una frase famosa veniva ripresa tal quale, nel caso delle 5 Stelle venne sì ripreso un concetto già di uso comune, ma applicato per “catalogare” un’altra cosa. Di sicuro non sono uomini di comunicazione coloro che troppo tardi hanno lasciato il PD a trazione renziana e che hanno chiamato la loro forza politica “Articolo 1 – Movimento Democratici e Progressisti”, che i giornalisti hanno vanamente tentato di abbreviare in “Modempro”. Il giorno dopo l’annuncio, i navigati comunicatori di Gazebo hanno avuto buon gioco a lanciare come sfottò verso i “Modempro” il loro “Movimento Arturo”, che tanto riscontro ha avuto sui social. Più malizioso Massimo Bordin, la storica voce di Radio Radicale, che scrisse: “… Le cinque stelle sono quelle degli alberghi, anzi dello stile di vita. Potremmo avere una vita a cinque stelle, urlava nei comizi fondativi il comico e da lì nacque il simbolo. … (chi lo ascolta) non si sofferma a pensare che negli alberghi a 5 Stelle non ci sono solo ospiti ma anche camerieri, facchini, sguatteri e lavandaie, e che qualcuno che lo faccia bisognerà pur trovarlo…”. Bordin trascura il particolare che gran parte del pubblico di Grillo erano disoccupati e precari, che ben volentieri avrebbero voluto lavorare come camerieri in un 5 stelle, anziché vivere nell’Italia di oggi, una locanda malmessa. Tuttavia, quando gli storici esprimeranno il loro giudizio su questo particolare periodo della Repubblica Italiana, sbaglierebbero a giudicare il successo o meno del MoVimento 5 Stelle da quanto quei 5 punti siano stati effettivamente messi in pratica. Non c’era bisogno di fondare un nuovo gruppo politico per sostenere che il genere umano o diventa più ecologico o soccombe, ormai questo è senso comune e alla fine lo capiranno anche Trump e i trumpisti. Tanto per dire, la raccolta porta a porta dei rifiuti è stata fatta anche dai funzionari del PD che amministrano Pisa e prima o poi chiuderanno anche l’inceneritore. Il successo del MoVimento 5 Stelle si misurerà sul grado di ricomposizione che ci sarà in Italia tra paese reale e paese legale. Nell’ultimo quarantennio in Italia si è verificato un fenomeno politico particolare. Certo, singoli episodi di corruzione ce ne sono tutti i giorni in tutto il mondo e senz’altro ci sono paesi anche più corrotti dell’Italia. Da noi però la politica in quanto tale si è trasformata in una battaglia diciamo così tra i politici e gli affaristi. Per politici intendo qui quelli che bene o male inseguono interessi generali, che riguardano magari non tutta la società nel suo complesso, ma comunque vasti segmenti sociali. I politici ovviamente con la politica non ci vogliono rimettere, ma la loro massima ambizione è essere rieletti a furor di popolo, avendo accontentato più persone possibile. Gli affaristi, invece, vogliono diventare ricchi e/o mantenere la ricchezza che hanno accumulato in maniera più o meno legale. Attraverso la politica, vogliono insomma fare affari, favoriti in questo dal fatto che in Italia lo Stato ha molte più funzioni che nel mondo anglosassone e quindi manovra in percentuale più soldi. Anche loro vogliono essere rieletti, ma, potendo accontentare pochi (perché i soldi se li prendono loro e la loro stretta cerchia), cercano la rielezione truccando le carte. Ecco dunque l’impossessamento di giornali e televisioni per orientare il povero elettore a votarli e l’escogitare a getto continuo leggi elettorali e modelli costituzionali cuciti ad hoc per favorirli e annientare l’opposizione e con l’opposizione la democrazia. Poiché gli affaristi hanno meno scrupoli dei politici puri, sono riusciti di fatto a conquistare il comando in tutte le formazioni politiche italiane tradizionali, trasformandole in comitati d’affari che più che subire le mafie come un tempo adesso ne dettano l’agenda. Deriva da questo la sfiducia totale che i cittadini comuni (quelli che non fanno parte di nessuna ristretta cerchia) hanno cominciato a nutrire nei confronti dei partiti tradizionali in quanto tali. E’ un fenomeno squisitamente italiano, perché solo in Italia la corruzione ha assunto questa forma “partitica”. Negli altri paesi “occidentali” il rinnovamento della politica avviene dentro i partiti esistenti o anche attraverso partiti nuovi, ma organizzati sempre alla vecchia maniera, perché all’estero tutto sommato c’è ancora la fiducia popolare nei tradizionali metodi politici. Anche negli Stati Uniti Trump ha seguito tutto il classico percorso del candidato presidente, cambiando solo i contenuti. In Italia, invece, i nuovi contenuti necessitavano di un nuovo contenitore ed è da questa esigenza che nasce il MoVimento 5 Stelle. La creatura di Gianroberto Casaleggio è un vero modello alternativo di forza politica, molto complesso e quindi di non immediata comprensione in tutti i suoi aspetti. Parliamo qui un attimo dell’aspetto non marginale della selezione degli eletti: come si fa a trovare candidati che una volta eletti si comportino da politici e non da affaristi? Limitando il numero dei mandati a 2 (in qualunque tipo di consesso tu venga eletto), mandi il messaggio al candidato che non deve considerare la politica un mestiere. E se i candidati si votano sul blog e nessuno ha la ricandidatura certa, neppure quelli conosciuti da tutti perché mandati in televisione a diffondere il verbo, dovrebbe passarti l’idea di farti la tua corrente di fedelissimi da compensare con una candidatura. Già, ma siamo in Italia: in quanto signor nessuno, ma organizzandomi un certo numero di amici più o meno interessati che mi votino sul blog di Grillo, salgo sul tram del MoVimento, vengo eletto e poi scendo e cerco altri lidi, che mi lascino le mani più libere. Con tutto il rispetto per i padri costituenti che, ricordando il fascismo, vollero proteggere l’eletto dai ricatti del partito escludendo il vincolo di mandato, nella situazione che si è venuta di fatto a creare c’è però un grande negletto, cioè il cittadino elettore. Nel 2013, in Toscana, furono eletti per il MoVimento 5 Stelle ben 9 parlamentari tra Camera e Senato. A fine legislatura, ne restano solo 4, perché uno è stato espulso (per più di una ragione) e 4 se ne sono andati in altre forze politiche, senza avvertire l’impegno morale di dimettersi. Certo, loro sono stati protetti nella loro indipendenza di giudizio, ma chi protegge me povero elettore che avevo votato quella lista e quel programma, fidando sulla buona fede di questi signor nessuno? Una situazione simile si sta forse creando anche alla Regione Toscana, dove uno dei consiglieri 5 Stelle si è dimesso per una storia di società non dichiarate con sede a Malta. Gesto apprezzabile, anche se ovviamente tutti noi avremmo preferito non trovarci in questa spiacevole situazione. Situazione che minaccia però di sfociare nel grottesco, perché, se ho fatto bene i conti, la prima dei non eletti destinata a sostituire il dimissionario non fa più parte da tempo del MoVimento. Il fatto che sin dall’inizio nel MoVimento 5 Stelle ci siano state e continuino ad esserci delle espulsioni (anche nella forma di non concessione del simbolo a una lista) è dunque la naturale conseguenza del fatto che i 2 cofondatori volevano una forza politica che (finalmente) in Italia facesse quello che aveva promesso in campagna elettorale. Con queste espulsioni non si cacciano in maniera dittatoriale dei poveri martiri, si difende a spada tratta il diritto dell’elettore a non essere preso in giro. Per l’astigiano Paolo Conte, Genova fu la scoperta del mare e insieme al mare di una realtà diversa. Vista da me, Genova è un grande porto di mare aperto al mondo e soprattutto uno dei maggiori centri della cultura popolare italiana del Novecento, con i suoi cantautori e i suoi comici. Dunque non mi stupì a suo tempo che fosse genovese e comico il cofondatore di quella strana cosa che è il MoVimento 5 Stelle, né mi ha stupito dopo che proprio a Genova si sia litigato sulla vera  natura del MoVimento. Sul Bar 5 Stelle avevo già parlato di alcuni casi del passato, il caso di Genova sotto questo aspetto non aggiunge nulla.

Il fatto che sul blog la votazione fosse già avvenuta è irrilevante, se si pensa che sono stati espulsi persino degli eletti. L’espulsione o la non concessione del simbolo non può che avvenire quando emergano degli elementi e questi possono emergere in qualsiasi momento. E’ un delicato punto di democrazia sostanziale difficile da far capire a tutta quell’intellighenzia che ha ridotto negli anni la democrazia a pura formalità. Come sempre accade in Italia, anche quella che in fondo era solo una disputa politica è presto finita in tribunale, perché alcuni degli espulsi hanno fatto ricorso. I giudici hanno cercato di applicare l’incompleta, confusa ed obsoleta legislazione italiana in materia di partiti e/o associazioni e spesso hanno dato torto al MoVimento, anche se per ora siamo solo al primo grado di giudizio e la battaglia (legale) continua. Nel frattempo, agli iscritti al blog di Grillo in buona fede che parteciperanno alle prossime primarie in rete, non resterà che adottare ogni cautela nel decidere per chi votare. Sì, a volte toccherà anche fare il processo alle intenzioni, specie a quelli che fanno di tutto per mettersi in mostra. Ricordando che Beppe Grillo, da uomo di spettacolo, non ha mai negato un selfie a nessuno (nella foto il mitico selfie con Marika Cassimatis, dove però la posa di Grillo fa venire qualche dubbio sul come sarebbero andate a finire le cose). Mi sono inoltre definitivamente convinto che, in quei Comuni come Genova (e come forse prossimamente Pisa) dove fossero presentate 2 liste per la certificazione, chi si propone dovrebbe firmare un solenne impegno pubblico a non presentarsi candidato in altre liste, se la propria lista non fosse certificata come lista 5 Stelle. Così, se si candidasse altrove, potrei scrivere sulla mia pagina facebook: come fate a fidarvi di questa  persona, che ha firmato un impegno che non ha rispettato? Certo, a nessuno piace essere escluso, ma se credi nel progetto devi mettere da parte le tue ambizioni personali e restare nel MoVimento anche dopo l’esclusione, per riacquistare credibilità. Purtroppo l’Italia è piena di gente che si crede Napoleone, quindi indispensabile, ma tutti sono utili e nessuno è indispensabile, sempre. Ricordate la Cassimatis quando inondò i social con #noisiamogliattivisti? E quelli dell’altra lista chi erano, pagliacci? Forse vi eravate persi le parole di Marco Affronte quando lasciò i 5 Stelle al Parlamento Europeo: “Ma “uno vale uno” non significa affatto “uno vale l’altro”. Marco Affronte (si noti l’uso della terza persona, ndr) non ha le stesse competenze, la stessa esperienza, le stesse conoscenze della persona che prenderebbe il suo posto. Da due anni e mezzo io sto portando avanti dei lavori, che riguardano tutti i cittadini e non solo gli elettori M5S, che ho il dovere di portare avanti nella migliore delle maniere. Pensare che un’altra persona subentrata al volo faccia lo stesso denota ignoranza del meccanismo e disprezzo per il vero lavoro del Parlamentare Europeo. Non dico che io sia migliore o peggiore. Ma siamo tutti diversi e questo M5S che spersonalizza e ci fa credere che siamo tutti intercambiabili nega l’umanità della politica.  Quel posto non è affatto del Movimento 5 Stelle, ma di tutti gli italiani. Lo dice la Costituzione che abbiamo tanto difeso, e anche il Regolamento del Parlamento Europeo tutela l’indipendenza dell’eletto. Le oltre 18.000 preferenze avute non le ha prese chi è arrivato dopo di me. Lasciare il posto sarebbe un’ingiustizia nei confronti di chi mi ha scelto. O per caso qualcuno si arroga il diritto di conoscere il pensiero di tutti quelli che hanno messo una croce sul mio nome?”. La più autorevole risposta (indiretta) ad Affronte è venuta da Gustavo Zagrebelsky, intervistato dal Fatto Quotidiano:  “… il parlamentare è libero di cambiare partito e anche di votare come vuole, in dissenso dal suo gruppo. Ma, se lascia la maggioranza con cui è stato eletto per passare all’opposizione, o viceversa (caso molto più frequente), subito dopo deve decadere da parlamentare: perché ha tradito i propri elettori e ha stravolto il senso politico della sua elezione.”.