Il più grande successo dell’Euro

GRECIA-DEFAULTFinalmente ho potuto visionare il documentario “Il più grande successo dell’Euro” grazie ad una proiezione organizzata dal M5S di Livorno. Il lavoro è stato realizzato da un gruppo di membri della community “i 101 Dalmata” ed il titolo è una citazione dell’ex premier prof. Mario Monti che, durante un’intervista televisiva al programma “L’infedele” il 26 settembre 2011, citò la Grecia come esempio di successo dell’Euro. Immagini e testimonianze da un paese che in pochi anni è regredito di decenni e le cui ragioni di declino non sono state mai spiegate dal sistema di disinformazione organizzata dei media. E’ veramente un peccato che questo lavoro sia stato presentato circa un mese dopo le ultime elezioni europee in quanto la sua diffusione virale su Internet e tramite eventi di proiezione sarebbe stata un validissimo strumento per il fronte “No Euro”.

Il documentario si avvale dei contributi sia di personaggi greci di spicco, come l’etnologo Panagiotis Gregoriou e l’ex-leader del partito Syriza Alekos Alavanos, sia italiani, come i professori Alberto Bagnai e Vladimiro Giacché, e descrive una Grecia socialmente devastata dopo la “cura” impostagli dalla Troika per ottenere il “salvataggio” finanziario. La Grecia non è andata in default, ma ora si trova strangolata da una dinamica a “spirale negativa” basata sostanzialmente sul meccanismo della “svalutazione interna” cioè di “taglio dei salari” secondo la teoria che sarebbe possibile recuperare competitività verso l’estero distruggendo la domanda interna, come un compiaciuto Mario Monti spiega in un’intervista rilasciata alla CNN e riportata in piccola parte nel documentario. Nel frattempo il Governo greco è obbligato a fare cassa svendendo assets strategici come porti, aeroporti e società pubbliche e tagliando la spesa pubblica. Il 30% dei greci non ha più accesso alle cure sanitarie. La televisione pubblica è stata chiusa per venderne le frequenze e soltanto una piccola parte dei dipendenti è stata riassunta nella nuova televisione con contratti a sei mesi. I dipendenti pubblici hanno subito un taglio delle retribuzioni del 23%. Ed è notizia di questi giorni che il sistema pensionistico potrebbe saltare già l’anno prossimo. Un “economicidio” imposto alla Grecia, affinché non abbandonasse l’Eurozona che avrebbe costituito un pericolosissimo precedente, mostrando come il riappropriarsi di una moneta sovrana da poter svalutare consenta di recuperare competitività internazionale senza distruggere la domanda interna.

La Grecia è così diventata il primo paese dell’Europa occidentale ad entrare in una fase definibile di “meta-capitalismo” nella quale l’economia finanziaria neo-liberista ha completamente annientato e soggiogato l’economia reale. Questo sistema prevede una polarizzazione della ricchezza che distrugge il cosiddetto ceto medio cioè quella borghesia che è stata il pilastro etico, nel bene e nel male, degli Stati moderni così come li abbiamo conosciuti.  Una regressione verso una società pre-rivoluzione francese nel quale una massa di di poveracci viene dominata da  un ceto “aristocratico” non più per diritto divino, ma per “censo”. Questa massa non è più il proletariato del secolo scorso nel quale stimolare una coscienza di classe, ma un precariato disorientato, perché privo degli strumenti per capire le cause della situazione e, pertanto, rassegnato a vedersi smontare pezzo dopo pezzo le proprie certezze e condannato così ad un’esistenza grama.  E’ vero che i diritti sono stati conquistati in anni di lotte, ma il loro raggiungimento è stato possibile grazie all’evoluzione etica della società maturata all’interno della borghesia. Il capitalismo del terzo millennio dopo aver sconfitto il marxismo o, meglio, il socialismo reale, ha iniziato un’offensiva contro la borghesia e la sua concezione etica della società (teorizzata da Hegel) che faceva della stabilità lavorativa uno dei suoi cardini (la cosiddetta etica “professionale”). Gli Stati nazionali erano l’emblema della stabilità ed, infatti, è in atto una forte compressione della loro sovranità in quanto la moneta unica li ha privati di uno strumento fondamentale: l’acquisto dei titoli del debito pubblico da parte dello Stato stesso attraverso la creazione di moneta e susseguente svalutazione della stessa (come fatto dal Regno Unito del 2008 in seguito al fallimento della Lehman che svalutò del 17% la sterlina). Privati di questo strumento gli Stati sono in balia dei mercati finanziari e del cosiddetto spread così come è accaduto in Italia nel novembre 2012 con la defenestrazione del premier Berlusconi.

La Sinistra europea, dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, non ci ha capito più nulla ed al grido di “siam tutti riformisti ed europeisti” è diventata la miglior alleata della finanza e delle banche. Gli ex grandi partiti del Socialismo si professano anti-borghesi nelle battaglie per i diritti civili, ma paradossalmente sono allo stesso tempo ultra-capitalisti, poiché si sono completamente dimenticati dei diritti sociali interiorizzando le teorie neo-liberiste che sono la base fondante dell’Unione Europea e della moneta unica. Il massimo si raggiunge in Italia dove la “sinistra” del PD dopo aver votato due anni fà, senza fiatare, la ratifica del Fiscal Compact ora chiede un referendum per la sua cancellazione… I residui sinistrati della Sinistra “massimalista”, invece, rappresentano da tempo l’inganno organizzato, carrozzoni in forma “federata” più o meno raccogliticci messi su in prossimità di ogni tornata elettorale che carpiscono la buona fede degli elettori (sempre meno) presentandosi  come “La Rinascita” di qualcosa. Ultimo tentativo in ordine di tempo è stata alle Elezioni Europee la lista Tsipras in soccorso della quale, in Italia, è arrivata la solita compagnia cantante di fini intellettuali e personaggi famosi “de sinistra”. Non so se costoro sapessero che Tsipras è stato sconfessato in Grecia proprio dal leader storico di Syriza, l’economista Alekos Alavanos che ha fondato nel 2013 il nuovo partito PLAN B e che chiede non solo l’uscita della Grecia dalla moneta unica, ma la cancellazione del debito e la nazionalizzazione delle banche. Queste “rinascite” contengono già nel loro impianto “ideologico” la contraddizione di voler riformare quello che è irriformabile, ingenerando negli elettori l’idea di un’Europa e di una moneta unica “buone” e che l’unica possibilità di critica al sistema sia la loro, mentre chi vuole “rompere” questo meccanismo viene demonizzato come rozzo populista destrorso. Queste formazioni politiche sono a parole con il popolo ed i lavoratori e contro l’austerità, ma accettando l’Euro stanno dalla parte dei poteri finanziari e del capitale, per cui all’opposto del marxismo di cui si professano diretti discendenti. Ed il tutto sembrerebbe davvero incredibile se si pensa che Alexis Tsipras è greco ed ha assistito di persona alla distruzione della propria Nazione in nome dell’Euro. In realtà questa è una naturale conseguenza del fatto che l'”intellighenzia” della Sinistra “oltre” fa già parte a pieno titolo della “nuova” aristocrazia. In futuro si indigneranno dai loro lussuosi salotti, tra uno spritz e ed un crostino bio, della situazione in cui versano masnade di pezzenti e di anziani senza pensione che muoiono di fame…

Ora si possono fare tutte le considerazioni sul passato, su quello che andava fatto e non è stato fatto, su quello che non andava fatto ed è stato invece fatto. Ma il problema è come uscire ora dalla profonda Crisi e tutto il quadro è drammaticamente evidente una volta che si riesce a renderlo comprensibile e viene sgombrato il campo dalla disinformazione e dal terrorismo psicologico. Entrando nell’Euro gli Stati hanno rinunciato sciaguratamente alla propria sovranità monetaria che, come accennato prima, è uno strumento macroeconomico fondamentale per uscire dalle crisi momentanee in quanto permette politiche espansive di spesa pubblica emettendo titoli di debito pubblico e comprandoli stampando moneta (se il mercato non li assorbe), il che mette al riparo dai mercati finanziari e dal famigerato spread. La moneta svalutandosi rende i propri prodotti più competitivi ed aumentano le esportazioni. Sotto questa duplice spinta l’economia riparte. Con l’Euro invece i paesi deboli si ritrovano una moneta forte per cui l’unico modo per recuperare competitività è tagliare il costo dei fattori produttivi ed, in particolare, il costo del lavoro. Ma tagliando le retribuzioni la domanda interna crolla. E se vuoi fare spesa pubblica espansiva, non solo sei costretto a rispettare i vincoli del trattato UE e del Fiscal Compact, ma ti devi finanziare alle condizioni che detta il mercato finanziario e se sei un Paese a rischio ecco che l’interesse che dovrai garantire sarà sensibilmente più alto. Interessi più alti equivalgono a più tasse sui cittadini e quindi un ulteriore effetto depressivo sulla domanda interna. Ma un ultimo fondamentale tassello serve per completare il mosaico: Paesi che per tradizione avevano una moneta debole, trovandosi improvvisamente con una moneta forte (che non possono svalutare) e tassi d’interesse (momentaneamente) bassi vengono scoraggiati ad esportare e coloro che detengono i capitali invece di investire nella produzione di beni mobili di consumo (le cosiddette “merci”) investono nella produzione di beni immobili per il mercato interno, in particolare immobili GHPIresidenziali che poi i cittadini sono invogliati ad acquistare dalla convenienza, in quel momento, dei mutui. Si viene così a creare una bolla speculativa del mercato immobiliare ed i prezzi iniziano a salire. Si continua a costruire dissennatamente case anche quando non servono fino a che la bolla esplode. In Grecia dal 2000 al 2008 i prezzi sono cresciuti del 130%, ma tra la fine di quell’anno e l’inizio del 2009 la bolla è esplosa, da lì il mercato immobiliare è crollato ed i Greci si sono trovati sul groppone mutui che non riescono più ad onorare (oltre ad una montagna di debiti derivanti dalla diffusione ipertrofica del credito al consumo) e case messe all’asta che nessuno può comprare. Questo stesso fenomeno speculativo è avvenuto in Irlanda (+180%), Spagna (+179%) e Francia (+130%) ed, in maniera più contenuta (si fa per dire), in Olanda (+83%) ed in Italia dove i prezzi delle case sono cresciuti “solamente” del 69% tra il 2000 ed il 2008. In Germania invece i prezzi degli immobili sono diminuiti del 7% nello stesso periodo (per approfondimenti rimando qui). Questo complesso di circostanze dice chiaramente che la Grecia mai potrà risollevarsi se rimane nell’Euro. Eppure la Grecia viene obbligata a restarci “costi quel che costi” nella rassegnazione del proprio Popolo che sogna di scappare all’Estero.

Rispetto alla Grecia l’Italia è un Paese di 61 milioni di abitanti ed era una potenza industriale di livello mondiale. Inoltre era il salvadanaio d’Europa grazie alla sua storica propensione al risparmio. Per cui sottoposta alle stesse sollecitazioni della Grecia ha finora tenuto botta, ma pagando già un prezzo salatissimo. Nonostante una pressione fiscale spaventosa ed i brutali tagli lineari alla spesa pubblica, il debito pubblico continua a crescere. La disoccupazione è al 12,9% e quella sotto i 25 anni è al 40% e la qualità del lavoro si è drammaticamente deteriorata con una diffusione abnorme del precariato. L’economia è in recessione (-0,2%) ed ora pure in deflazione (-0,1%), prima volta dal 1959!

E’ solo questione di tempo e crolleremo pure noi se si rimane nell’Eurozona. I nostri governanti ci trascineranno nel baratro? Purtroppo si e l’unica speranza è che i nostri cugini francesi, storicamente più rivoluzionari, si sgancino per primi dalla moneta unica innescando un effetto domino.10155121_1518411118396655_8302853171120617148_n