Il grande capo continua a non capire

Luigi ha fatto ieri un video con importanti comunicazioni per gli attivisti. Ne discuto qui alcune tesi.

„Quando penso al MoVimento 5 Stelle penso sempre ad una parola: resilienza, che è la nostra capacità, quando incontriamo difficoltà e avversità di trarne sempre un potenziamento.“

Su questo Luigi ha indubbiamente ragione. Le difficoltà sono state, no tante, spesso quasi impossibili, ma il MoVimento è sempre cresciuto. La resilienza è appunto per definizione la capacità di sfruttare in modo positivo una situazione avversa. Domandiamoci però una cosa: nessuno prima di noi aveva capito questo cosa? Qual era stata finora la reazione di una organizzazione politica alle avversità? Era stata solo quella di subirle? Questo possiamo vederlo nei partiti tradizionali: le difficoltà vengono semplicemente ignorate e si continua come si è sempre fatto. Si negano le sconfitte, si diventa sordi alle critiche e si alza il tono della propria voce. Questa NON è resilienza, ma mal compreso istinto di sopravvivenza, dovuto forse al fatto dell’acquisizione di posizioni di potere sicure e ben retribuite.


“È stato così negli ultimi dieci anni. Ogni volta che abbiamo incontrato un ostacolo ci siamo evoluti e siamo ripartiti ancor più forti di prima.”

Questa espressione, “evoluzione”, era già comparsa in una celebra lettera di Luigi a conclusione della campagna elettorale che doveva portarci al 33% dei consensi. Su questa lettera ho scritto per il “Bar 5 stelle” un commento a dir poco entusiasta. Evoluzione è un po’ il corrispettivo di resilienza con un secolo e mezzo di anticipo e si richiama alla celebre teoria dell’evoluzione animale di Darwin. Parlare di evoluzione in campo umano è sempre un po’ pericoloso, ma il senso potrebbe essere quello di una quasi organica trasformazione della generazione rappresentata da Luigi che la renderebbe capace, a differenza delle altre generazioni passate, di affrontare le attuali sfide politiche. In questo punto di vista c’è un grande pericolo: l’illusione di aver reciso i propri legami con le altre generazioni e con la tradizione. Dal momento che il MoVimento 5 stelle è essenzialmente un movimento generazionale, come del resto lo sono stati molti dei movimenti politici o culturali degli ultimi due secoli, sarebbe ben capire quali sono i suoi limiti oltre che le sue possibilità. Uno è a mio avviso proprio questo: l’espressione di Luigi “evoluzione” si preclude ogni rapporto con la tradizione perché si considera organicamente oltre di essa.

Ma evoluzione significa anche un’altra cosa: la necessità della propria trasformazione organica, appunto l’irreversibilità della trasformazione avvenuta. Anche questo temo stia nelle parole di Luigi. In realtà il cambiamento portato da una nuova generazione non ha niente di irreversibile o di necessario, perché nella storia, fatta eccezione forse per pochi casi non invidiabili, niente è necessario e tutto è reversibile. Luigi vuole forse con questa espressione dare sostegno e forza ai propri convincimenti, ma in questo modo li e si idealizza, si immagina al di fuori del comune commercio umano. Oltre tutto in un leader e in un MoVimento che giustamente si considera pragmatico e post-ideologico. Non vorremmo che con questa storia dell’evoluzione si volesse far rientrare dalla finestra il tradizionale dogmatismo ideologico cacciato dalla porta.

“Questo è successo quando siamo entrati in Parlamento nel 2013: 160 parlamentari, i primi anni è stata veramente difficile. E infatti poi le europee non andarono bene nel 2014…”

Bene, con questo veniamo a sapere che per Luigi una tradizione c’è, se non altro nella storia del MoVimento. Tra l’altro la situazione è proprio analoga: vittoria alle politiche, batosta alle europee. La situazione ha anche delle differenze: Gianroberto è morto e Beppe è fuori gioco. Non è un particolare trascurabile, non solo e non tanto per la natura delle personalità e del loro connubio, quanto per la funzione che loro hanno assolto. Non credo di sbagliare troppo se li identifico rispettivamente con l’immagine della mente e del cuore del MoVimento. Bene, la mia impressione è che solo la mente abbia trovato al momento un ricambio, mentre del cuore stiamo perdendo ogni traccia. Fuor di metafora, il MoVimento non ha saputo rimpiazzare Beppe con qualcosa di analogo. Ma che cosa è stato Beppe – e continua a essere come persona – per il MoVimento? Una fonte di conoscenza della realtà e di autoconoscenza some soggetto politico sempre legata alla passione e al sentimento. Cervello e passione sono generalmente antinomici e quando si incontrano lo fanno tramite un’altra disposizione: l’intuizione. L’intuizione è la capacità di vedere a fondo e portare alla superficie, la capacità di collegare tra di loro gli eventi più disparati, la capacità di guardare al presente anticipando il futuro e di guardare al presente da questo futuro. Tutto questo al momento non c’è più, siamo appiattiti sull’azione di governo dell’oggi. Il che, ovviamente, non è poco, ma non può essere tutto.

“Adesso però ci serve un’organizzazione del MoVimento molto più efficace. Ci serve un’organizzazione che ricopra tutto il territorio nazionale e che sia in grado di coinvolgere i gruppi locali con gli attivisti, iniziative che aiutino gli italiani, i nostri consiglieri comunali, i nostri consiglieri municipali, i nostri consiglieri regionali, i nostri europarlamentari, i nostri parlamentari, i nostri ministri, i nostri sottosegretari, i nostri sindaci. Tutti insieme dobbiamo far parte di un progetto che deve essere molto più efficace per i cittadini italiani.”

Chi oserebbe contestare la bontà di questo proposito? Organizzazione capillare del MoVimento e sua maggiore efficienza e capacità di soluzione dei problemi dei cittadini. Si può auspicare qualcosa di meglio? In realtà, secondo me, questa risposta organizzativa riguarda il MoVimento in quanto attore di governo, vuole tradurre l’esperienza di governo attuale in modo di esistere del MoVimento. Sarebbe invece necessario l’esatto contrario e cioè rivitalizzare l’esperienza di governo con la partecipazione e spontaneità del MoVimento. Quello che Luigi sembra prefigurare è una sorta di irreggimentazione del MoVimento, dove gli attivisti sono tanti soldatini con sul petto le loro specifiche competenze, sulle quali dovrebbero essere informatissimi e capacissimi di soluzione pratica. Questo, ripeto, significa guardare al MoVimento da una prospettiva di governo, il che, portato alle estreme conseguenze, potrebbe significare decretarne la fine. Ciò che occorre è invece rivitalizzare la componente spontanea e ferina del MoVimento, la fiducia in se stessi e la voglia di dire la propria idea e di agire. La capacità di voler creare anche immaginariamente il ”proprio” MoVimento, a partire dalla propria realtà locale e dai propri particolarissimi motivi. Tutto questo ovviamente NON in assenza di una positiva azione di governo, ma proprio in complementarietà ad esso. Adesso che abbiamo un governo che per definizione ascolta i cittadini è bene NON reprimere o svilire le istanze degli stessi, ma incoraggiarli ad esprimerle e a formularle. Se non ci sono le domande dei cittadini, a chi e di che cosa dovremmo rispondere?!

“A noi non servono decisori solitari che decidano al posto di altri, a noi servono dei facilitatori.

Noi abbiamo bisogno di un’organizzazione nazionale per temi e per questioni organizzative e quindi di almeno 16, 18 facilitatori nazionali che si occupino dall’ambiente, alla sicurezza all’innovazione, fino alle questioni legali del MoVimento, alle questioni di comunicazione, alle questioni di organizzazione interna.

Abbiamo bisogno di persone che seguano l’iter della certificazione delle liste alle comunali, così che si possa cominciare molto prima la formazione di chi si vuole candidare.”

Seguono poi altre indicazioni di Luigi che qui lascio senza commento. Il senso del mio intervento vorrebbe essere quello di allertare gli attivisti che da tempo sono a disagio perché contribuiscano a ridare una svolta al MoVimento sì, ma non tanto di stampo organizzativo quanto piuttosto mentale. Non si tratta di tornare alle origini o di chiudersi in se stessi. Figuriamoci! Proprio invece di riaprirsi alla cittadinanza e di coinvolgerla in iniziative urgenti o di prospettiva positiva. Si è parlato tempo fa dell’alternativa Di Battista o Di Maio. Al momento abbiamo solo Di Maio ma uno o forse molti Di Battista farebbero bene al MoVimento per conservare la propria componente irriverente e innovativa. I grandi progetti si basano su grandi intuizioni individuali e collettive, l’esecuzione di progetti ne richiede molto meno. Il nostro Governo sta realizzando progetti importanti che hanno alla base intuizioni della vita fondamentali e molto positive che sono diventate grazie a Beppe parte di milioni di cittadini. Dobbiamo riportare in strada questa forza di intuizione e condivisione coltivandola e portandola alla luce. Se non manteniamo il contatto con la nostra dimensione intuitiva ed emotiva, in una parola selvaggia, non sapremo presto o non avremo più nemmeno la voglia di tradurla in azione, pratica, progetto.