Il governo della burocrazia

Lo scorso febbraio 2016, nel mio post “Accadde a Pisa“, elencavo tra l’altro i maggiori disastri tecnici combinati negli ultimi anni dalla struttura burocratica dell’Ente “Comune di Pisa”. Nel frattempo la storia è andata avanti, una funzionaria ha rimesso il mandato  per un’altra questione ancora (la sicurezza nei cantieri comunali) e c’è stata una resa dei conti interna sul caso al quale avevo già accennato delle fidejussioni tossiche. È significativo a questo proposito il post che l’addetto stampa di fiducia del Sindaco ha pubblicato sul sito della giunta. Gli altri comuni in genere hanno un sito istituzionale che pubblica i comunicati stampa del Sindaco e della giunta, il Comune di Pisa ha invece affiancato al sito istituzionale un vero e proprio giornale in rete ad uso beatificazione, con un’agguerrita piccola redazione di gente a contratto, guidata da un navigato giornalista che diciamo così politicamente e professionalmente aveva conosciuto tempi migliori. Si noti che non è mai stato varato un sito simile per ospitare il punto di vista delle opposizioni, che debbono accontentarsi di un solo addetto stampa, che riesce a garantire solo qualche comparsata sulla stampa cittadina e sul sito istituzionale, nelle pagine interne. Insomma una concezione del pluralismo molto renziana, come ho sempre detto i funzionari di partito che guidano da molti anni Pisa sono tutti renziani ante-litteram, anche se a loro insaputa. Il post dedicato alle fidejussioni tossiche è un piccolo capolavoro di ipocrisia, dove si dice che nessuno ha controllato nulla perché tutti i Comuni facevano così e solo con la crisi economica si è cominciato da parte delle imprese edili a barare sulle garanzie bancarie. Le cose stanno in realtà in modo un po’ più articolato. Fa senz’altro parte dei compiti istituzionali della struttura burocratica di un Comune il controllo della documentazione che per qualsiasi motivo viene presentata al Comune stesso. Può essere ovviamente che non ci sia un organico sufficiente a controllare tutto, ma in questo caso si fanno comunque controlli a campione. Anche tralasciando gli obblighi a una corretta amministrazione di cui pure la legislazione italiana è disseminata, se gli uffici comunali dovessero essere solo dei passacarte non necessiterebbero al loro interno della massa dei laureati e spesso pluri-laureati che ospitano. Per passare le carte basterebbe la terza media, con notevole risparmio nelle retribuzioni. Ma andando al nocciolo della questione, lo storico difetto della burocrazia italiana è la sua mancanza di autonomia. Facciamo un esempio a caso: se sai, come sai, che il tal costruttore edile è tra i finanziatori della campagna elettorale del sindaco, chi te lo fa fare di fargli le pulci? Per quieto vivere e non rovinarti la carriera i controlli non li fai. Chiariamo subito a scanso di equivoci che non c’è nulla di illegale nel finanziare una campagna elettorale, se come nel caso di Pisa i finanziamenti sono stati dichiarati come prescrive la Legge. Tuttavia il nodo dei finanziamenti alla politica resta un nodo irrisolto e non solo in Italia. È commovente la sordità delle altre forze politiche all’esempio concreto fornito tutti i giorni dal MoVimento 5 Stelle sul come fare politica in maniera economicamente sobria. Per inciso, la vittoria dell’attuale Sindaco di Pisa alle ultime elezioni comunali era scontatissima, per il contesto socio-culturale della città, un centrodestra a pezzi e un MoVimento 5 Stelle molto alle prime armi (contando naturalmente di migliorare in futuro). Insomma tutte quelle decine di migliaia di euro raccolti e spesi, compresi i raggelanti manifesti firmati da Sergio Staino (un altro che conobbe momenti migliori) erano assolutamente inutili, soldi veramente buttati via. Ma tant’è. E cosa succede quando una burocrazia si sente in soggezione e rinuncia a fare il suo vero lavoro di far funzionare al meglio la macchina dell’Ente che gestisce? Finisce che sfoga tutti i suoi istinti repressi contro l’ignaro cittadino e a questo proposito vi racconto una storia illuminante. Pisa è una città ricca di seconde case, sul mare ma anche nell’entroterra. Alcuni miei conoscenti con seconda casa a Pisa si sono accorti che l’imposta sui rifiuti per questa casa veniva calcolata per un numero di residenti stabilito in automatico in base ai metri quadri, numero naturalmente superiore a quello dei residenti effettivi. Ecco i 6 desolanti passaggi di questa storia.

  1. Consultando il regolamento sulle tasse comunali, i malcapitati leggono all’articolo 24: “Nel caso in cui il numero degli occupanti sia diverso rispetto al numero determinato forfettariamente … deve essere presentata dichiarazione secondo le modalità di cui al successivo articolo 34″.
  2. I nostri, dopo aver ricevuto telefonicamente indicazioni in tal senso, presentano la dichiarazione usando l’apposito modulo presente sul sito. Si tratta di un’autocertificazione, corredata da documento d’identità.
  3. Risposta testuale: “Buongiorno, con riferimento al fax da Lei inviato confermiamo che nelle Nostre iscrizioni a ruolo tari nessuna  utenza che usufruisce della riduzione stagionale ha un calcolo nel numero di occupanti diverso dal numero  di occupanti presunti per superficie. Per il calcolo diverso nel numero di occupanti in via presuntiva occorre  fornire la prova contraria (l’autocertificazione non costituisce la prova contraria)”.
  4. A quel punto, come prova documentale, viene presentato lo stato di famiglia.
  5. Risposta testuale: “Buongiorno, con riferimento al fax da Lei inviato confermiamo che nelle Nostre iscrizioni a ruolo tari nessuna utenza che usufruisce della riduzione stagionale ha un calcolo nel numero di occupanti diverso dal numero di occupanti presunti per superficie. Per il calcolo diverso nel numero di occupanti in via presuntiva occorre fornire la prova contraria (l’autocertificazione, lo stato di famiglia, non costituiscono la prova contraria)”.
  6. Alla successiva domanda di quale fosse allora la documentazione da presentare, la risposta è stata: “Il numero degli occupanti (anche potenziali) per una abitazione è un dato non prescindibile per il calcolo della tariffa TARI (l’algoritmo previsto dalla normativa prevede tale dato). Per le abitazioni occupate da persone residenti, come può immaginare, nessun problema: viene letto direttamente l’informazione dall’Anagrafe. Per le abitazioni a disposizione o comunque occupate da persone non residenti, il numero degli occupanti è fissato in via presuntiva, per i motivi in premessa, con dei criteri che il Comune stabilisce secondo il proprio regolamento che a sua volta diventa normativa vigente sul territorio locale. La presunzione è valida sino a prova contraria ma non è detto che per ogni singola fattispecie ci sia una prova contraria. Ricordiamo che la prova in ambito tributario deve essere documentale (e non consistere in una dichiarazione). L’esempio più classico per comprendere (anche se non riferibile al suo caso) è la presentazione del contratto di locazione, nel quale si evidenziano i nominativi e quindi il numero degli inquilini, per una abitazione locata con occupanti non residenti. La documentazione da Lei presentata riguarda una situazione anagrafica non riconducibile all’utenza domestica oggetto della tassa“.

Questa storia meriterebbe veramente di finire nei manuali della perfetta burocrazia, perché in un colpo solo il Comune di Pisa:

  1. rifiutando l’autocertificazione ha calpestato tutte le norme sulla semplificazione amministrativa in vigore in Italia da molti anni;
  2. usando l’epica frase “non è detto che per ogni singola fattispecie ci sia una prova contraria” ha non interpretato, ma completamente riscritto il regolamento comunale, che invece si limita a chiedere in questi casi una semplice autocertificazione (secondo quanto previsto dalla legislazione italiana in materia, che lascia all’Ente interessato l’eventuale verifica della veridicità di quanto affermato dal cittadino, acquisendo le informazioni dall’Ente titolare delle informazioni stesse, in questo caso il Comune di residenza);
  3. negando che la situazione anagrafica certificata dallo stato di famiglia non possa essere applicata, oltre che alla prima casa, anche alla seconda casa non locata, ha preso a schiaffi la logica, il buon senso e l’incolpevole cittadino.

Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, si diceva un tempo. E dietro ogni piccola burocrazia c’è un piccolo politico in tutt’altre faccende affaccendato.