Il fossato

Qui non si fa politica, qui si lavora” è uno dei più famosi motti che il fascismo disseminò sui muri d’Italia. E in effetti gli italiani passarono il ventennio fascista senza fare politica, per poi, però, risvegliarsi tra le macerie, chi ebbe la fortuna di risvegliarsi. Ottant’anni dopo, complice una classe politica deplorevole, la maggioranza degli italiani continua ad occuparsi poco e male di politica. E’ così passata nell’indifferenza generale la decisione di annullare il referendum sulla controriforma sanitaria toscana, decisione presa dal Collegio di Garanzia Statutaria del Consiglio Regionale (l’equivalente, su scala regionale, della Corte Costituzionale). Ovviamente il Comitato Referendario contro la decisione del Collegio di Garanzia ricorrerà al TAR, perché tutte le strade legali vanno sempre tentate (anche per chiarire bene cosa, secondo i giudici, un referendum può abrogare e cosa no, a legislazione vigente). E c’è la fortissima tentazione di far partire una nuova raccolta di firme, questa volta contro la nuova legge, anche se personalmente ci andrei cauto e circospetto, per evitare che ti impallinino una seconda volta. Per gli appassionati di capriole legali, trovate la pronuncia in allegato a questo articolo. In sintesi il ragionamento è: se la legge attuale venisse abrogata, il Sistema Sanitario Toscano si troverebbe in un vuoto normativo e quindi no al referendum (per celebrare il quale erano state raccolte a tempo di record dal Comitato Referendario circa 55.000 firme di elettori toscani, a fronte delle 40.000 richieste). La cosa tragicamente divertente di questo ragionamento è che il Sistema Sanitario Toscano ha iniziato il 2016 in un vuoto normativo, perché la legge approvata a fine anno a pezzi e bocconi per abrogare quella oggetto del referendum è piena di errori nella parte che istituisce le nuove super-USL. E questo perché in Regione, incalzata dalle opposizioni, la maggioranza piddina, pur di approvare qualcosa entro il 31 dicembre, ha approvato una serie di articoli a casaccio. Certo rimedieranno presto rimettendoci mano, ma lo stesso ragionamento si poteva fare anche per il referendum. Ad oggi le attuali super-USL sono illegittime, ma tirano avanti (rapporti economici compresi) per il superiore principio della continuità dello Stato, lo stesso principio per cui abbiamo un Parlamento in carica nonostante sia stato eletto con una legge incostituzionale. Cioè il referendum si poteva benissimo svolgere applicando i quesiti alla nuova legge, che dice con articoli diversi le stesse cose di quella vecchia (accorpamento delle Aziende USL, riduzione del personale, privatizzazione di una serie di prestazioni). Con ogni probabilità l’avrebbe vinto la macchina da guerra del PD, spargendo in giro la voce che con gli accorpamenti si risparmia denaro a palate (non è vero e poi nei servizi dovrebbe contare anche la qualità). Ma anche nell’improbabile ipotesi che avessero vinto le cerbottane di noi oppositori, il consiglio regionale avrebbe avuto tutto il tempo di modificare la legge secondo le indicazioni referendarie (formalmente le vecchie Aziende USL sono accorpate dal 1° gennaio 2016, ma l’accorpamento effettivo richiederà un anno). Diciamo che non si è voluto rischiare, riesumando la vecchia scusa del vuoto normativo che già in passato era stata usata a Roma dalla Corte Costituzionale per affossare alcuni referendum scomodi. Del resto quanto ad assurdità burocratiche in Italia restiamo imbattibili, prima si raccolgono le firme e poi ti dicono se potevi farlo. Però questa cosa del vuoto normativo, usata così, diventa un ostacolo insormontabile alla celebrazione di qualsiasi referendum su temi importanti. Dunque la decisione del Comitato di Garanzia (che ha garantito solo il PD) diventa di fatto poco legale e tutta politica e di molto fascista (non uso spesso questo epiteto, ma quando ci vuole ci vuole). E’ una decisione che mette in discussione la possibilità stessa di tenere dei referendum abrogativi, abrogando di fatto l’articolo 75 della Costituzione che li istituiva. Viene in mente Alexis de Tocqueville, che in pieno Ottocento paventava che la democrazia portasse al dispotismo della maggioranza. In realtà il sistema democratico presuppone che la minoranza possa divenire un giorno maggioranza e quindi, in democrazia, governa la maggioranza, ma le minoranze debbono avere garantita una sufficiente agibilità politica per potersi far conoscere dall’elettorato. Dunque le minoranze hanno tutto il diritto di prendere iniziative su singoli temi (come i referendum) e devono poter accedere ai mezzi d’informazione in condizioni di parità. La democrazia, insomma, non si esaurisce il giorno delle elezioni e chi viene eletto può decidere molte cose, ma non può decidere cose al di sopra dei principi democratici. Il centrodestra renziano, come tanti altri nel mondo di questi tempi bui, vuol ridurre la democrazia alle sole elezioni, che a quel punto sarebbero di fatto elezioni truccate, presumibilmente con risultati che non a caso vennero definiti a suo tempo bulgari. Il MoVimento 5 Stelle persegue lo scopo opposto, cioè allargare gli spazi democratici. Ovviamente non è semplice, ma, con tutta la goffaggine che possono avere le consultazioni pentastellate online, la direzione di marcia è tutt’altra rispetto al PD. I funzionari di partito che malgovernano la Toscana nell’occasione di questo referendum si sono comportati in maniera ignobile verso dei cittadini che avevano semplicemente richiesto di poter esercitare un loro diritto costituzionalmente riconosciuto. Hanno approvato in fretta e furia una nuova legge in sostituzione di quella oggetto del referendum, per poter avviare comunque le misure che il referendum voleva bloccare ed offrire così al Collegio di Garanzia l’appiglio per annullare il referendum stesso. Si sa, ognuno nella vita ha dei paletti, delle cose a cui tiene particolarmente. Per esempio Lino Miccichè, da bravo storico del cinema, ruppe con Craxi quando furono legalizzate in Italia le interruzioni pubblicitarie dei film trasmessi in televisione. Per quanto invece mi riguarda, è la concezione antidemocratica che pervade profondamente il centro destra renziano il vero fossato tra me e questo PD. Dedicato a tutti quei miei conoscenti che ogni tanto tornano a chiedermi come mai sono finito nei 5 Stelle. Ci sono finito venendo da sinistra, come sempre. E volendo restarci.