Il burino

La designazione di Donald Trump a candidato presidente repubblicano alle elezioni statunitensi del novembre 2016 è un avvenimento che ci aiuta a rispondere a 4 domande.

Trump§ 1 – Quanto valgono i sondaggi?
Zero, riescono ad anticipare solo quello che è già ampiamente noto a prescindere (esempio nessun gruppo politico italiano è attualmente in grado di conquistare il 51% dei voti). Trump ha iniziato la sua campagna elettorale venendo dato ampiamente per sconfitto praticamente da tutti gli altri candidati repubblicani, perché i sondaggi semplicemente non avevano previsto quali persone barra ceti sociali sarebbero andati a votarlo. Negli Stati Uniti da tempo immemorabile alle elezioni vere e proprie vota solo circa la metà degli elettori e alle primarie, ovviamente, molto meno. Già, ma in una situazione estremamente composita sia dal punto di vista sociale che etnico, il risultato può facilmente essere sovvertito a seconda di chi, il giorno delle elezioni, va o non va a votare. A decidere sarà comunque una minoranza, ma proprio per questo diventa tecnicamente impossibile fare previsioni serie (fatto salvo il calcolo delle probabilità, in fondo negli USA i candidati maggiori sono solo 2, per cui tutti noi possiamo fare una previsione e abbiamo il 50% delle probabilità di azzeccarla). Con le debite proporzioni numeriche, il fenomeno riguarda tutti i paesi occidentali, Italia compresa. Nessuno se lo ricorda, ma il primo istituto di sondaggi che si occupò di elezioni in Italia (era la Doxa) collezionò una serie di previsioni smentite dai risultati, fino a quando decise di abbandonare i sondaggi politici, per non fare più brutte figure. E questo porta a chiederci quanto siano attendibili i sondaggi di tipo commerciale, che le Ditte commissionano per vendere meglio i loro prodotti e che generano il fatturato maggiore per i sondaggisti. Ad occhio e croce, soffrono degli stessi problemi dei sondaggi politici e verosimilmente sarebbe possibile ottenere dati migliori facendo un paio di ragionamenti “sociologici”, anziché commissionare un sondaggio. A contestare la validità dei sondaggi, degli indici d’ascolto dei programmi televisivi e dell’efficacia delle campagne pubblicitarie e del marketing in genere siamo oggi in quattro gatti spelacchiati, ma non è detto che prima o poi anche su questo le opinioni non siano destinate a cambiare.

§ 2 – Quanto gli Stati Uniti sono usciti dalla crisi neoliberista dei primi anni 2000?
Poco o nulla, se in così tanti hanno appoggiato Trump nel Partito Repubblicano e Sanders in quello Democratico. Entrambe le opzioni denunciano irrimediabilmente che la tanto decantata ripresa economica obamiana o non c’è stata o se c’è stata ha lasciato comunque sul campo una miriade di disoccupati, impoveriti, scontenti in genere. E questo nonostante la riforma che ha allargato l’assistenza sanitaria (anche se in modo molto soft), ma non ha allargato le salvaguardie sociali, negli Stati Uniti sempre molto limitate. Attenzione: fare il candidato presidente negli USA costa, dunque tra gli scontenti ci sono per forza anche industrie e industriali magari minori, ma senza i cui finanziamenti le campagne elettorali di Trump e di Sanders non avrebbero mai decollato. E’ vero che Trump è un miliardario (forse, le cifre su Trump mancano di certificazioni attendibili), ma comunque non dei più ricchi (per i parametri statunitensi) e con le sue sole forze arrivava poco lontano. C’è un famoso modo di dire per cui le cose che avvengono negli Stati Uniti qualche anno dopo succedono anche da noi e in effetti anche da noi la ripresa economica la vede solo Renzi. I primi a buscarne sono stati ovviamente i lavoratori dipendenti e le partite IVA individuali, ma la cosa ha travolto ormai anche tanti industriali medi e piccoli, tradizionalmente l’ossatura del manifatturiero italiano. Questo è sempre stato chiarissimo al MoVimento 5 Stelle, che ne ha sempre tenuto conto nelle sue proposte economiche.

§ 3 – Perché a tanti elettori USA le proposte di Trump e Sanders sono apparse migliori?
Perché entrambi non hanno nascosto i problemi che ci sono e, da sponde diverse, hanno cercato di dare delle risposte. Risposte magari confuse, approssimative, bisognose di un maggior livello di definizione, ma comunque indicative della volontà di cambiare strada rispetto all’inconcludenza di Obama e della Clinton. Trump sotto questo aspetto è molto più “rivoluzionario” di Sanders, che si è limitato a rimasticare vecchie analisi della sinistra “liberal”, che in un mondo profondamente cambiato appaiono spesso sfuocate. Trump invece non ha esitato a mettere in discussione anche alcuni sacri principi del capitalismo, a cominciare dalla libertà di commercio. Se l’abolizione delle frontiere commerciali produce disoccupazione negli States, ergo “no bbuono”. C’è in quest’atteggiamento di Trump tutto il tradizionale pragmatismo a stelle e strisce, da sempre non ideologico. Siamo molto lontani dal modo di “sragionare” di Ronald Reagan, che in nome dell’ideologia neoliberista fece cose molto idiote anche da un punto di vista strettamente capitalista. Sul fronte del Partito Democratico con la Clinton ha vinto l’apparato e lo status quo, ma è uno status quo sempre più a corto di idee e che per vincere deve rinnegare la sua poetica del “politicamente corretto” e accusare Trump di essere non solo il diavolo, ma proprio uno zotico venuto dalla campagna, praticamente un burino (secondo l’insuperabile definizione romanesca, nel video in cima a questo post un frammento della mitica interpretazione che ne diede Nino Manfredi). Abbiamo già detto che sul fronte interno la presidenza Obama non ha brillato, è una vera e propria beffa che la prima presidenza “nera” si concluda con un riacutizzarsi della storica tensione razziale, che si aggiunge all’altra eterna piaga degli sparatori folli, che negli ultimi sviluppi mediorientali hanno trovato ulteriori appigli alla loro totale follia. Però fuori dagli Stati Uniti le cose non sono andate meglio (anche se narra la leggenda metropolitana che per l’elettore medio americano la politica estera sia assolutamente marginale, ignorando l’elettore medio americano dove sia l’estero). Tanto per limitarsi ai 2 casi più eclatanti, in Medio Oriente sotto Obama è spuntato un califfato di troppo e con la crisi ucraina si sono rinverditi tutti i fasti della guerra fredda, salvo poi riscoprire la real politik con la Russia per arginare in qualche modo il califfato di cui sopra. Pensando alla Libia, davvero premio Nobel per la pace fu meno appropriato di quello di Obama, anche se agli svedesi va tutta la nostra comprensione per averglielo dato in condizioni di shock totale da presidenza Bush jr. Quanto alle Americhe, ci arriva anche un bambino che se il lavoro è poco l’immigrazione dal Messico diventa un problema politico, leggetevela la storia del Messico su Wikipedia (qui), ci sono pochi paesi al mondo più disgraziati del Messico. Trump dà la sua risposta da destra (facciamo un muro), ma come mai, in tutti questi secoli, non è stato mai fatto nulla dalla sinistra americana per elevare le condizioni di vita dei messicani e rendere meno appetibile l’emigrazione negli Stati Uniti? E’ perfettamente inutile che i soliti fini pensatori ci dicano che nelle crisi economiche la gente va a destra, ci va se la sinistra non è in grado di fare analisi credibili e di conseguenza proposte politiche credibilmente vantaggiose per l’elettorato e non solo per la classe dirigente.

§ 4 – All’Italia conviene che vinca Hillary Clinton o Donald Trump?
Non saremo noi a decidere il vincitore e chiunque sia dovremo subirlo. Hillary Clinton probabilmente tenterebbe di trascinarci nel conflitto medio orientale con armi e bagagli, ma essendo noi i campioni assoluti del “ma anche” in qualche modo svicoleremmo, uscendone comunque piuttosto a pezzi come al solito. Donald Trump è un isolazionista che rilegge in forma riveduta e corretta il celebre “L’America agli Americani” di James Monroe (1758-1831). Tradotto significa riconoscere le sfere d’influenza altrui e quindi collaborare con le altre 2 superpotenze, in questo senso è falso che Trump sia un epigono del maccartismo e della guerra fredda. Un minor impegno diretto statunitense sullo scenario internazionale non sarebbe una disgrazia, visti i disastri combinati dalle ultime presidenze USA un po’ in tutto il mondo. E per quanto la concezione che Trump ha delle donne sia molto berlusconiana, si è guardato bene (come del resto Berlusconi) dal mettere in discussione tutti quei diritti civili che ormai fanno parte a pieno titolo della cultura occidentale. Frequentare l’ambiente televisivo almeno in questo aiuta, a non essere bigotti.