I talebani de noantri

M5S_lungoIl sito bar5stelle.it non è il sito ufficiale della lista certificata di Pisa (che è m5spisa.it), ma, come spiegato in fondo ad ogni pagina, un sito “collaterale” di approfondimento, che ospita le opinioni personali di attivisti del MoVimento 5 Stelle di Pisa e dintorni. Facendo approfondimento, non possiamo però esimerci dal trattare di alcune beghe interne al MoVimento, con spirito libero e con sguardo il più possibile oggettivo, anche se ci rendiamo conto che l’argomento, molto caro ai giornalisti in vena di polemiche, possa interessare il giusto i lettori meno ammalati di politica. Dunque, come nasce di solito un gruppo politico in questa nostra età contemporanea? Con un “manifesto”, cioè uno scritto in cui i fondatori buttano giù le idee fondanti del nuovo gruppo politico e su queste chiedono l’adesione degli elettori. E’ controverso quale possa essere considerato il “manifesto” del MoVimento 5 Stelle. Verrebbe da dire il blog di Beppe Grillo nel suo complesso, per cui, per farsi un’idea di cos’è veramente il MoVimento 5 Stelle, occorre leggere molto e non fermarsi alla prima impressione. Ci sono comunque i 53 (per ora) “comunicati politici” che hanno contrassegnato varie tappe dell’azione politica del MoVimento. Nel primo, Grillo e Casaleggio si rivelano subito per dei post-moderni, riappropriandosi di una classica dizione (“comunicato politico”) di cui si erano impropriamente servite le Brigate Rosse (sulla dicotomia politica-terrorismo avremo modo di riparlare). Letto oggi in controluce, si può ragionevolmente affermare che la base su cui viene edificato il MoVimento 5 Stelle è l’indignazione per la mesta prova di sé che ha dato la classe dirigente della seconda repubblica (politica e no). C’è la rivendicazione di una democrazia perduta o più precisamente mai realizzata completamente in Italia e c’è soprattutto, da subito, la volontà dichiarata di partecipare alle elezioni (che nel 2008 erano quelle amministrative, con le liste civiche degli “Amici di Beppe Grillo”, il MoVimento 5 Stelle vero e proprio sarà fondato solo più di un anno dopo, il 4 ottobre 2009). Cioè il MoVimento 5 Stelle, ancora prima di nascere ufficialmente, era già un gruppo politico, non uno di quei circoli culturali “a tema” che cercano, con le loro idee, di influenzare anche le scelte politiche, ma senza partecipare direttamente alle elezioni. Il blog di Beppe Grillo poteva essere definito come un gruppo di pressione prima del 2008, quando con varie raccolte di firme tentò vanamente di convincere le forze politiche già esistenti a fare alcune cose. Dal 2008 in poi ci troviamo di fronte ad un vero gruppo politico che mette al centro della sua azione la conquista del potere per via democratica. Per fare cosa, si chiederanno i nostri amici scettici blu. Intanto per non fare più tutta una serie di cose che erano state fatte in Italia negli ultimi vent’anni e così il programma del nuovo gruppo politico viene spesso scritto per negazione. Il finanziamento pubblico ai partiti è stato gestito male? Si toglie. C’è una classe politica inamovibile nei decenni? Si mette il limite dei 2 mandati. I partiti hanno colonizzato lo Stato? Si elimina la struttura partito. Poi naturalmente si aggiungono i temi ambientalisti, perché nel 2000 dopo Cristo non possiamo non dirci ambientalisti. Ma il programma resta negli anni sempre parziale e ben lontano dalle mitiche 281 pagine di quello dell’Ulivo prodiano, perché il primo e più importante obbiettivo é eleggere più “cittadini” possibile nei vari organi istituzionali, ma senza per questo diventare un partito come gli altri. Sono i promotori delle liste comunali o regionali, localmente, a completare il programma nazionale, adattandolo alle specifiche realtà. Sono gli iscritti al blog nazionale, in varie forme, come abbiamo già spiegato nel pecedente post “La guerra delle piattaforme”, a definire via via in concreto i vari punti di carattere nazionale od europeo. Quando decidi di presentarti alle elezioni, il punto di partenza è la riconoscibilità, cioè per essere votato devi essere conosciuto e riconosciuto. Il simbolo, quindi, per un gruppo politico è molto importante. Quando cominciò a circolare il “Non Statuto” alias “Regolamento” del neonato MoVimento 5 Stelle (un altro dei possibili “manifesti” del MoVimento), la frase “Il nome del MoVimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso” provocò molti guaiti di dolore da parte di dotti analisti, tutti tesi a dipingere il nuovo soggetto politico come un partito “padronale”. I dotti analisti non si erano premuniti di verificare che per la legislazione elettorale italiana un simbolo di un gruppo politico presente in Parlamento può essere usato in sede locale solo dietro autorizzazione del diciamo così segretario nazionale o di un suo delegato, come può essere diciamo così un segretario regionale o comunale. E’ interessante notare come, pur in assenza di una legge organica sui gruppi politici e restando essi delle associazioni private, qua e là il legislatore italiano non abbia mancato di prevedere per i gruppi politici dei diritti e dei doveri. E’ per questo che, per partecipare alle elezioni politiche del 2013, Beppe Grillo è dovuto andare da un notaio, registrare uno straccio di Statuto e dichiararsi il capo politico del MoVimento 5 Stelle, come ci ricorda Wikipedia. Fino ad allora il MoVimento 5 Stelle, non essendo ancora in Parlamento, aveva potuto presentare le sue liste come liste civiche, che “casualmente” avevano lo stesso simbolo in tutti i Comuni dove si presentavano. Tuttavia, anche in assenza di un obbligo di legge ma volendosi qualificare da subito come gruppo politico di carattere nazionale, era comunque previsto sin dall’inizio da una regola “interna” che l’uso del simbolo dovesse essere autorizzato. La pagina del blog di Beppe Grillo che si occupa della presentazione delle liste spiega molto chiaramente che “Il blog www.beppegrillo.it può revocare la certificazione di un singolo candidato o dell’intera lista e quindi rimuoverne le informazioni dal sito nel caso in cui non sussistessero più le suddette condizioni“. Anche in questo caso il vero torto del MoVimento 5 Stelle è di dire chiaramente quello che tutti i gruppi politici nazionali di qualsiasi nazione fanno senza dirlo. Se voglio essere riconosciuto dall’elettore, non posso ammettere che il mio simbolo venga usato da persone che svolgono un’azione politica tesa a sovvertire i principi cardine sui quali come gruppo politico sono nato. Poi naturalmente la storia della politica è piena di partiti presi d’assalto da bande di masnadieri e rivoltati come un calzino, ma questo appartiene in genere alla fase finale di un partito (per esempio, in Italia, il PSI di Craxi e il PD di Renzi). Il MoVimento 5 Stelle è ancora in una fase “giovane” ed è saldo sui principi delineati dai due cofondatori. In proposito è istruttivo andare a rileggersi i post che accompagnarono sul blog di Beppe Grillo la revoca del simbolo prima alla lista civica ferrarese di Valentino Tavolazzi e poi alla lista civica di Cento (sempre Ferrara) del mitico Raffaele De Sandro Salvati, che ci è venuto a trovare anche in questo sito, senza purtroppo rispondere alla nostra domanda sui motivi, secondo lui, del suo dissidio con Grillo. Anche con l’aiuto dell’altrettanto mitico post d’annata “Il M5S è morto, viva il M5S“, proviamo noi a dare una risposta. Nell’Emilia rossa, un PD spostato sempre più a destra ha lasciato molti “orfani” a sinistra: qualcuno non è più andato a votare, qualcuno ha cominciato a votare la “sinistra oltre”, qualcuno è andato a finire nel MoVimento 5 Stelle. Purtroppo, spesso, senza capire che erano finiti in qualcosa di veramente nuovo per la politica italiana e pensando invece di poter finalmente costruire l’ennesimo e definitivo partito della povera sinistra italiana. Quindi hanno continuato a ragionare come avevano sempre fatto e hanno cominciato a fare politica nel MoVimento 5 Stelle secondo i modelli organizzativi di un partito tradizionale, che prevede dei congressi e degli organismi dirigenti. Su questo dunque si è consumata la rottura, chiaramente non ricomponibile. In Emilia il problema ogni tanto riaffora, vedi le ultime polemiche sulle scuole di partito. Ma i partitocratici non sono gli unici ad avere equivocato sul MoVimento 5 Stelle, ci sono anche quelli che noi a Pisa definiamo affettuosamente i talebani de noantri. Sono i fondamentalisti del web, quelli che se non sono d’accordo con il loro gruppo (meetup, ricordate la famosa piattaforma americana?) ne fondano subito un altro. Ecco, questo è un problema che i vecchi partiti non avevano. Fondare una sezione “apocrifa” del PD è complicato: devi trovare delle stanze, esporre il simbolo, farti conoscere, praticamente il giorno dopo il segretario cittadino ti sconfessa sul nascere. Aprire un sito “apocrifo” del MoVimento 5 Stelle è semplicissimo, lo può fare chiunque ed è difficile spiegare a chi s’imbatte in quel sito che quanto c’è scritto non proviene dal MoVimento. Cosa dice la famosa pagina del blog di Beppe Grillo? Dice che “Il blog www.beppegrillo.it concede la certificazione a una sola lista civica per ogni comune“. Ne consegue che non c’è nessuna ragione per avere più di un “meetup” per Comune. Il meetup è per definizione un luogo virtuale, un sito web di collegamento tra gli attivisti di un Comune. Poi questi attivisti potranno organizzare riunioni in punti diversi del territorio di un Comune, riunioni su temi diversi con la partecipazione di attivisti diversi, ma alla fine dovranno produrre un’unica lista per le elezioni. E’ chiaro che, nei Comuni con più di un meetup, alla fine uno solo sarà quello certificato, cioè quello che ha prodotto la lista certificata. Come viene scelto il meetup da certificare se ce n’è più di uno nello stesso territorio che va alle elezioni? O con le buone (accordo politico) o con le cattive (votazione sul blog). Il meccanismo ci ha messo un po’ ad essere messo a punto e in Sardegna, dove la situazione era particolarmente confusa, non si è fatto in tempo a votare tra le diverse liste contrapposte e alle ultime elezioni regionali il MoVimento 5 Stelle non si è presentato. Oggi il meccanismo è oliato, ben difficilmente risuccederà, almeno per le consultazioni maggiori. E dopo le elezioni, cosa succede se il sito “apocrifo” continua a spacciare per “ufficiali” delle posizioni personali? Succede che può partire la diffida all’uso del simbolo, anche da parte dell’eletto che detiene l’autorizzazione all’uso del simbolo per quel territorio e come tale assume giuridicamente le vesti di quel famoso “delegato” del diciamo “segretario nazionale”. La liberatoria all’uso del simbolo recita infatti testualmente “Il sottoscritto Giuseppe detto Beppe Grillo … dichiara di autorizzare Tizio all’utilizzo del nome Beppe Grillo e del marchio MoVimento 5 Stelle di cui è titolare esclusivo per connotare l’attività politica del gruppo di candidati alle elezioni … di cui è capolista“. La chiave di tutto sono le parole “connotare l’attività politica” e abbiamo già visto che la diffida all’uso del simbolo può riguardare indifferentemente un eletto, un candidato non eletto, un comune attivista o una qualsiasi persona che usi il simbolo impropriamente. Cosa si intende per uso improprio del simbolo? Per esempio, abbiamo visto con i casi emiliani, operare per fare del MoVimento 5 Stelle un partito tradizionalmente inteso. Nel caso dei fondamentalisti del web, fare opera di disinformazione. Per esempio affermando che secondo i principi del MoVimento un eletto deve prendere ordini dagli attivisti. Un eletto deve adoperarsi per cercare di realizzare quanto scritto nel programma con il quale si è presentato ai cittadini e deve rendere conto in primo luogo ai suoi elettori, tra i quali ci sono ovviamente gli attivisti. Ma l’eletto mantiene un margine di autonomia, perché è improponibile interpellare il web su ogni singolo voto in Consiglio Comunale. Questo rende il MoVimento 5 Stelle diverso dal partito pirata, come cerchiamo di spiegare in ogni occasione. E gli attivisti non hanno nessun diritto di imporre a un sindaco i propri assessori, ricalcando le peggiori pratiche partitiche, con il segretario del partito che decide cosa deve fare un sindaco. I fondamentalisti del web si rifanno all’inciso “organizzandosi e strutturandosi attraverso la rete Internet cui viene riconosciuto un ruolo centrale” dell’articolo 4 del non-Statuto, ma non lo ricollegano per esempio all’articolo 7, dove si trova scritto “Le regole relative al procedimento di candidatura e designazione a consultazioni elettorali nazionali o locali potranno essere meglio determinate in funzione della tipologia di consultazione ed in ragione dell’esperienza che verrà maturata nel tempo“. I fondamentalisti del web, come tutti i fondamentalisti, sono convinti che esistano sempre regole assolute (quelle che hanno scritto da sè medesimi, non avendo capito una mazza della filosofia profonda del MoVimento 5 Stelle) e passano il loro tempo ad accusare gli altri di essere degli infedeli. Questo intralcia enormemente l’attività politica, come sempre accade in questi casi. Inoltre l’atteggiamento “talebano” allontana gli elettori: gli osservatori più attenti hanno già evidenziato come i peggiori risultati il MoVimento 5 Stelle li abbia avuti nei Comuni con liste “talebane” e i migliori in Comuni con liste “politiche”. Grillo e Casaleggio sono molto più “politici” di quanto in genere vengono dipinti e ruolo centrale del web non significa ruolo assoluto del web. Grillo è un comico, ma è una persona seria e Casaleggio è serissimo. Se si sono limitati a poche regole base e non hanno scritto un regolamento dettagliato del MoVimento è perché non sono così presuntuosi da voler fare tutto loro. Grillo ce lo ha detto nell’ultima frase del comunicato politico n. 53 “Sarà un cambiamento epocale, duro, sbaglieremo, sbaglierò, mi accuserete di qualsiasi cosa, non lo so. Io credo che dovremmo affrontare insieme una grande cosa che stiamo facendo, ce ne renderemo conto tra qualche anno, quindi dateci una mano piuttosto che martellarci, a me e a Casaleggio, di darci delle martellate in testa, dateci consigli, una mano, abbiamo bisogno tutti uno dell’altro. Grazie.“.