I pionieri

Quello che mi ha affascinato sin dall’inizio del MoVimento 5 Stelle è il suo essere pionieristico. Il pioniere è una particolare categoria del genio, quella, secondo una celebre definizione, che ti porta dove non sei mai stato. Come George Méliès, che a cavallo tra Ottocento e Novecento esplorò l’appena nato cinematografo con una lunga serie di brevi film muti pieni di sorprese (purtroppo ce ne restano solo circa 200, abbastanza comunque per capire la grandezza di Méliès). Il MoVimento 5 Stelle sta insomma alla politica come Méliès sta al cinema fantastico e la votazione in rete per il candidato Presidente alias “Capo politico” ne è stata l’ennesima riprova. Siete mai riusciti a ritagliare nella vostra vita frenetica quei quindici minuti scarsi necessari alla visione del più celebre film di Méliès, il “Viaggio nella Luna” del 1902? Oggi è facilmente reperibile sul web, nella versione a colori restaurata nel 2011. A colori, perché le lavoranti dello stabilimento di Méliès coloravano ad uno ad uno i fotogrammi delle produzioni più importanti, con la pazienza certosina dei copisti medievali. Visti con gli occhi dei posteri, i trucchi magici di questo e degli altri film di Méliès ci appaiono infantili, ma nello stesso tempo quanti di noi sarebbero in grado di replicarli con le nostre videocamerine digitali di ultima generazione? E quanto è debitore il cinema successivo al pioniere Méliès? Tantissimo, anche se ormai il cinema si è fuso con la televisione e il web, in una maionese impazzita. Torniamo al MoVimento 5 Stelle, cosa abbiamo imparato dalla votazione stravinta da Di Maio? Tre cose.

§ 1 – C’è ancora molto da lavorare sulla parte informatica.
Il MoVimento 5 Stelle anche qui è più avanti degli altri gruppi politici, ma anche qui si sta avventurando in una palude inesplorata. Per bloccare eventuali altri attacchi hacker, una delle misure prese è di aver legato sulla piattaforma Rousseau il voto al numero di telefono. Da diverso tempo l’iscrizione e il cambio di password andavano già confermati con un codice spedito via sms al numero di telefono indicato dall’utente. Per questa votazione, la conferma via sms è stata richiesta in doppio e questo ha rallentato terribilmente l’accesso. Secondo un’altra ipotesi, il rallentamento sarebbe in realtà da ricondurre ad un attacco hacker riuscito, ma non ci sono conferme su questo e la versione ufficiale del rallentamento da troppi accessi va considerata una smentita. Altro problema, con il voto legato agli sms i votanti residenti all’estero senza più una SIM italiana non hanno potuto votare. Poiché i votanti sono stati “solo” 37.442, grandi prese in giro per il rallentamento, ma ovviamente i server di Rousseau non sono quelli di Amazon. E Amazon non richiede una doppia conferma via sms e non la richiedono neanche le banche (che spesso per il secondo codice usano sistemi che non impegnano la rete, come i generatori elettronici o gli elenchi di codici legati al cliente). Come abbiamo scritto sulla pagina facebook del Meetup “Amici a 5 Stelle Pisa”, una piattaforma di Democrazia Diretta adeguata ed affidabile deve essere, da domani, la priorità del MoVimento. Solo che, in carenza di risorse visto il rifiuto del finanziamento pubblico, potranno lavorarci poche persone e quindi ci vorrà del tempo. Una cosa comunque con questa votazione l’abbiamo appurata: ci sono 37.000 e rotti iscritti “reali” che non hanno cambiato gruppo politico, non sono morti, non sono rifluiti nell’astensionismo, insomma questa faccenda degli sms è stata di fatto una prima revisione dell’elenco degli iscritti. Sappiamo altresì che molti altri avrebbero voluto votare, ma sono stati tagliati fuori dal rallentamento del sistema (che ha senz’altro fatto più vittime nell’Italia periferica dell’ADSL o peggio del doppino telefonico, rispetto ai pochi centri maggiori che hanno la fibra ottica). Forse dal totale bisognerebbe sottrarre la decina di accessi che il solito hacker ha detto di aver violato, ma poiché per avere una SIM devi esibire un documento d’identità o l’hacker ha mentito o prima o poi lo arrestano e io tifo che lo arrestino, come ho già spiegato in un post precedente.

§2 – C’è ancora molto da lavorare per rendere l’Italia un paese meno teledipendente.
Nonostante fossero 5 i componenti del Direttorio designati da Grillo e Casaleggio e nonostante che sulla rete diversi altri siano stati presenti con continuità, alla fine tutti davano per scontato che solo i due che più erano andati in televisione (Di Maio e Di Battista) potevano concorrere come candidato Presidente del Consiglio. Non essendosi presentato Di Battista, è restato solo Di Maio. La teledipendenza italica è una vecchia incrostazione dura da sconfiggere, un po’ come il ruolo molto decorativo “alla francese” che le donne hanno nei film di Méliès. Riporto qui quanto avevo scritto sulla mia pagina fb, sotto il titolo “Primierarie 5 Stelle, perché non voto di Maio”.

Era proprio indispensabile un candidato Presidente del Consiglio? No, andando a votare con un sistema proporzionale non ce n’era nessuna necessità. Questa scelta è un retaggio culturale dell’epoca berlusconiana.
E’ stato giusto abbinare la figura del candidato Presidente alla figura del capo politico? L’attuale legge elettorale assegna al “capo politico” solo il ruolo tecnico di presentare la lista. E’ il Regolamento interno a farne una figura politicamente importante, che quindi è bene sia eletta (con mandato a termine), anziché decisa dall’alto. All’atto della ratifica in rete del Regolamento non si sentirono dai parlamentari voci particolarmente contrarie, ma se qualche parlamentare volesse promuovere la revisione del regolamento (allargando a più persone i compiti attualmente del capo politico), la mia firma ci sarebbe. Ho troppi pochi contatti su fb perché possa promuovere io stesso la raccolta delle firme (deve trattarsi di 500 iscritti certificati, quindi non è semplicissimo).
E’ stato giusto fare la votazione in un solo turno? Senz’altro sì, perché tra il primo e il secondo turno potevano facilmente nascere strani accordi e conseguenti cordate. Il paragone con le votazioni sul Presidente della Repubblica non regge, perché in quel caso si trattava di personalità al di fuori di ogni sospetto.
Se il programma è deciso in rete e l’eletto deve solo applicarlo, che senso ha votare tra candidati diversi? In un Parlamento eletto col proporzionale bisognerà negoziare molto e in queste negoziazioni contano sempre molto le persone e le loro diverse sensibilità, per cui ha senso votare.
A 24 ore dal voto, ci sono già degli sconfitti? Sì, i parlamentari che la stampa ha dipinto in questi anni come anti-Di Maio senza che loro smentissero mai veramente e alimentando le voci con post sibillini su fb. In 3 anni non sono riusciti a costruire un’alternativa a Di Maio, che intanto andava pazientemente costruendo la sua narrazione mediatica. Il fatto che la comunicazione 5 Stelle abbia tifato Di Maio non impediva a un parlamentare deciso di fare controinformazione alla controinformazione, certo ci vuole il coraggio di farsi dei nemici. Anche di fronte all’ultimo appello, questi parlamentari si sono dati alla fuga e non si sono candidati. A questo punto, avendo dimostrato di essere assolutamente inutili, non si capisce perché dovrebbero essere ricandidati alle prossime politiche. Pur avendolo punzecchiato più volte come showman sul Bar 5 Stelle, riconosco a Di Battista l’onestà intellettuale di aver sempre detto che il Presidente del Consiglio non lo voleva fare. I 7 impavidi che hanno accettato una sfida impossibile solo per questo meriterebbero di essere votati.
Ci sono altri motivi per non votare Di Maio? Ci sono i classici motivi politici: troppo pro-euro, troppi incontri con grandi imprenditori e finanzieri e poco o nulla sul fronte dei lavoratori, da ultimo il grande ritorno dell’infausta commistione tra religione e politica. Ma accanto a questi motivi e sopra tutti questi motivi, il vero problema è che non abbiamo assolutamente bisogno, nella politica italiana, di un altro uomo della provvidenza, eletto col 90% dei voti. La cifra politica di questo voto sarà tutta nella percentuale che prenderà Di Maio, quand’anche fosse eletto. Un’elezione con una percentuale modesta significherebbe che il capo politico del MoVimento non è abilitato a decidere da solo. Chi votare allora? Il capo politico del MoVimento, comunque vadano le elezioni, dovrà recarsi dal Presidente della Repubblica e vedersi con gli altri gruppi parlamentari. Per svolgere questo compito un minimo di esperienza parlamentare ci vuole, essere stato consigliere comunale o di circoscrizione probabilmente non basta. Tra gli 8 candidati, l’altra parlamentare è Elena Fattori, che tra l’altro ha un curriculum di tutto rispetto. Ergo voto lei. Buon voto a tutti.

Alla fine gli iscritti hanno lasciato da parte come al solito le mie considerazioni troppo “politologiche” da addetti ai lavori e hanno voluto proclamare, votandolo in massa, che Di Maio lo avevano scelto loro e non gli era stato imposto, il che in fondo è vero. O se qualcuno lo aveva imposto, era la televisione, come sempre negli ultimi decenni in Italia. Non solo perché la perfida comunicazione del MoVimento ce lo aveva mandato più degli altri, ma perché Di Maio (per quanto possa sembrare incredibile) si era mostrato il più telegenico, specie agli occhi del pubblico più anziano (che è poi quello che va a votare). Nonostante tutto questo, c’è stata l’eroica resistenza di un manipolo di bastian contrari, che hanno votato soprattutto le 2 donne candidate (in 1.410 Nadia Piseddu e in ben 3.596 Elena Fattori), costringendo Di Maio a fermarsi “solo” all’82,6%. Mi aspetterei a questo punto che gli iscritti riconoscano ai 7 impavidi sfidanti di Di Maio l’elezione o la rielezione “honoris causa” al Parlamento.

§3 – Al momento continuano a non esserci alternative al MoVimento.
Dopo tutte le capriole mediatiche di Di Maio salvo se altri, che hanno fatto gridare al tradimento i duri e puri, la risposta del sistema non è stata la cooptazione, è stata il Rosatellum. Nel giugno scorso, nel commentare l’allora “Tedeschellum” sul blog di Beppe Grillo, fui tra i pochissimi a parlarne bene, ma perché sapevo benissimo dove si sarebbe andati a parare altrimenti. E infatti il “Rosatellum”, a parte tutte le possibili incostituzionalità e l’apoteosi dei nominati, rende tecnicamente possibile che la lista più votata abbia meno seggi della seconda arrivata (vi risparmio i dettagli tecnici, che potete leggere su tutti i giornali). Già con il premio di maggioranza del “Porcellum” ci si era avvicinati pericolosamente a questo, con il numero dei seggi di PD e fu-SEL gonfiati a dismisura per premiare un’alleanza elettorale che non resse tre giorni dopo le elezioni. Ma le forme furono salve, perché il PD (ma solo contando i voti all’estero) ebbe qualche voto in più del MoVimento. Dopo il “Rosatellum”, potremmo avere ancora relegata all’opposizione la lista più votata e sarebbe la prima volta nella storia della Repubblica. Quelli che hanno promosso il “Rosatellum” sono degli irresponsabili, perché distruggere così la già residuale fiducia degli italiani nella democrazia prima porta all’astensionismo, poi, prima o poi, porta alla violenza e poi nessuno sa cosa succede. Ragazzi, lo so che è duro da accettare, ma il MoVimento resta non tanto il meno peggio, quanto l’unica alternativa tecnicamente possibile prima del baratro. Il baratro dove ultimamente sono davvero in tanti a volerci spingere.