I numeri che contano

Toghe

In politica i numeri contano, come in economia e in tante altre attività umane. L’inaspettato successo elettorale del MoVimento 5 Stelle alle politiche del 2013 si concretizzò per esempio in un certo numero di parlamentari eletti, il che significò in parallelo il pensionamento anticipato per un identico numero di mancati parlamentari di altre forze politiche. Causa una legge elettorale curiosa come il porcellum, a subire la botta fu soprattutto il centrodestra, mentre il centrosinistra si salvò grazie al premio di maggioranza, premio di maggioranza assegnato a una coalizione che si è sfaldata subito dopo le elezioni, ma siamo in Italia e non ci smentiamo mai. Tornando al MoVimento 5 Stelle, era già da qualche anno che, in vari Comuni, aveva esordito caratterizzandosi da subito come il nuovo che sottraeva seggi alle forze politiche tradizionali. In Parlamento questa cosa ha avuto effetti dirompenti e per certi aspetti imprevisti, sconvolgendo il quadro politico italiano in maniera irreversibile. I vecchi partiti hanno fatto muro e i 5 Stelle sono stati relegati all’opposizione, dove hanno perso pure alcuni poco convinti, ma la forza dei numeri e la forza delle cose hanno continuato a lavorare in sottofondo. Giorno dopo giorno, imparando a muoversi tra le assenze e le divisioni degli altri, i parlamentari 5 Stelle sono riusciti a piazzare una serie di emendamenti migliorativi in quei provvedimenti sui quali da parte del governo, miracolosamente, non è stata messa la fiducia. La cronistoria di questi piccoli successi ignorati da tutti i mass-media è stata puntigliosamente narrata nel non si sa quanto frequentato sito dei gruppi parlamentari 5 Stelle, oltre che naturalmente sui social. Gli appassionati di economia potranno narrarvi le gesta degli impavidi 5 Stelle in materia di rifiuto del finanziamento pubblico, sostegno alla piccola e media industria e a favore dei derelitti. Ma “Bar 5 Stelle” è un sito di approfondimento politico e la nostra missione è soffermarci sugli aspetti più politici. Vi avevamo già parlato di alcune storiche vittorie “politiche” 5 Stelle nel post “A che serve votare 5 Stelle” e nell’altro post “Professionisti e dilettanti“. Oggi non possiamo non sottolineare che i numeri dei 5 Stelle hanno contato nell’elezione di un componente del Consiglio Superiore della Magistratura e di un componente della Corte Costituzionale. Com’è potuto accadere, si chiederanno i soliti sfiduciati? Perché i numeri contano, ma i numeri che contano sono quelli che si sanno gestire politicamente e in questa occasione i parlamentari 5 Stelle hanno saputo incunearsi nelle divisioni di PD e Forza Italia, che avevano portato ad un vicolo cieco. E’ una delle maggiori vittorie politiche del MoVimento 5 Stelle nella sua breve esperienza parlamentare e non solo o non tanto perché si è passati dalle votazioni in rete così care agli internettiani, ma perché la forza dei numeri saputi gestire è riuscita ad interdire l’elezione a giudice supremo della Consulta di un personaggio controverso come Luciano Violante, che non aveva nemmeno i titoli richiesti dalla Costituzione per ricoprire l’incarico. Il fatto storico è che in Italia non sia passato il solito raccomandato e che insomma cominci a farsi strada l’idea che le carriere non possano non tener conto di quello che sei stato e di quello che hai fatto in passato. Perché la stessa cosa non accadde in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica? Perché allora, subito dopo le elezioni, i partiti tradizionali avevano fretta di formare il nuovo governo e, di fronte ai veti incrociati, per non dividersi ulteriormente, pur di non arrivare alla ventiduesima votazione (come in passato pure si era fatto) fecero un atto di forza, rieleggendo Napolitano. Questo rese impossibile qualsiasi dialogo, cogliendo totalmente alla sprovvista i 5 Stelle, che a cominciare da Grillo e Casaleggio avevano creduto alle ripetute assicurazioni dello stesso Napolitano di non voler accettare un secondo incarico. Molta acqua è passata sotto i ponti da allora, il progetto renziano di semplificazione e svilimento della democrazia ha suscitato divisioni sempre più forti. Il MoVimento 5 Stelle non ha i numeri per decidere da solo, ma se è bravo ha i numeri per contare quando si tratta di raggiungere maggioranze qualificate come nell’elezione del futuro Presidente della Repubblica o nelle modifiche costituzionali. E’ praticamente certo però che Renzi, fin quando potrà, farà di tutto per decidere lui tutto da solo e tutte le sue grandi contro-riforme elettorali e costituzionali vanno in questo senso. L’impressione tuttavia è che non si renda conto dell’effetto boomerang che avranno queste contro-riforme, se raggiungerà il suo obbiettivo di rendere impraticabile ogni maggioranza alternativa in Parlamento e ogni possibilità di emendare i sacri testi governativi. L’Italia resta un paese complesso e non sarà il Duce del momento a renderlo meno complicato: non siamo più nel 1924 e, anche se in Parlamento ci fosse un solo Partito, senza mediazione politica (la cosa che a Renzi manca) le divisioni rientrerebbero dalla finestra. In quel caso, senza poter più contare sulla politica dei 2 forni di andreottiana memoria per la quale Renzi è stato lodato dai suoi cantori in questi giorni, il nostro non reggerebbe a lungo. In definitiva, come sempre in questi casi di sedicenti forti personalità, il peggior nemico di Renzi è Renzi stesso, che alacremente lavora ogni giorno di più per un suo non lontano pensionamento.