I limiti della maggioranza

"La Libertà che guida il popolo" di Eugène Delacroix (1830)

===== “La Libertà che guida il popolo” di Eugène Delacroix – (1830) =====

Una cosa che Berlusconi non ha mai capito è che in una democrazia governa la maggioranza, ma la maggioranza non può fare quello che vuole e in particolare non può abolire la democrazia. In tutte le democrazie moderne, quelle nate dopo la Rivoluzione Francese, esistono organi di controllo non direttamente elettivi a salvaguardia dei principi democratici. Per esempio la Costituzione Italiana ha previsto tra l’altro la Magistratura come potere indipendente dagli altri (che può incarcerare un eletto dal popolo) e la Corte Costituzionale (che può cancellare una legge approvata dagli eletti dal popolo). Perché in una democrazia le minoranze debbono avere tutta l’agibilità politica necessaria per tentare di diventare maggioranza. I costituenti italiani, dopo la tragica esperienza del ventennio fascista con un solo partito, scrissero un testo che presupponeva un Parlamento eletto con il sistema proporzionale, ricco quindi di molti partiti. Un Parlamento che per modificare la Costituzione aveva bisogno dell’accordo di molti di questi partiti, perché altrimenti non arrivavi alla maggioranza dei due terzi che era richiesta per cambiare la Costituzione e in caso contrario le modifiche dovevano sottostare a un referendum di approvazione (senza quorum!). Questo non significava impossibilità di fare modifiche, significava però che le modifiche dovevano essere frutto di un vasto accordo, cioè dovevano essere modifiche fatte nell’interesse generale e non di una singola parte. Il modello “proporzionale” della nostra Costituzione non è il vero responsabile, come spesso viene additato, dei disastri italiani. Tra il 1948 e il 1978 l’Italia è cresciuta economicamente, socialmente, culturalmente: il governo era saldamente in mano alla Democrazia Cristiana (e alleati), ma il Partito Comunista Italiano (e alleati) aveva riconosciuto una specie di “diritto di veto” sulle leggi da approvare e questo meccanismo produsse le leggi migliori che l’Italia abbia mai avuto, pur nella storica modestia della legislazione italica. I guai (per l’Italia) cominciarono quando Craxi cominciò a ricattare gli altri come ago della bilancia, a reclamare più poteri per l’esecutivo e a cianciare di una non meglio precisata “grande riforma”, che si scoprì poi non essere altro che una repubblica presidenziale, naturalmente con lo stesso Craxi alla presidenza. Alla fine la repubblica presidenziale non si fece, ma si modificò la legge elettorale da proporzionale a maggioritaria. Questo in un contesto di organizzazione dello Stato ancora su basi proporzionali, dove il maggiore potere dato in Parlamento alla maggioranza attraverso molti seggi in più “regalati” dalla nuova legge elettorale non era controbilanciato da nessun meccanismo di garanzia. Si noti che chi aveva promosso il maggioritario aveva promesso che questi meccanismi di garanzia sarebbero stati costruiti. Bene, nonostante che sia il centro-destra di Berlusconi che il centro-sinistra di Prodi abbiano avuto alternativamente i voti per governare indisturbati (in particolare Berlusconi per alcuni anni ha potuto contare sulla più vasta maggioranza di tutti i tempi in Parlamento), le cose in Italia sono andate sempre peggio. Una serie di concause (i “poteri forti” che conquistano saldamente il potere dopo l’uccisione di Moro, il “porcellum” che manda in Parlamento gente totalmente staccata dal proprio territorio e debitrice solo alla segreteria del suo partito) ha fatto emergere i peggiori. La classe dirigente, presa dai suoi interessi particolari, si è sempre più allontanata dal sentire dell’italiano medio e le conseguenze si sono viste. Quella che stiamo attraversando è sì una crisi economica, ma come in tutte le crisi economiche ad essere coinvolta nel crollo è tutta l’organizzazione sociale. Era nel conto che in un simile contesto storico potesse nascere una nuova formazione politica come il MoVimento 5 Stelle, espressione di un nuovo modo di vedere le cose, molto indignato verso il vecchio modo di fare le cose. Di fronte a tutto questo, l’unica risposta che sa dare Renzi, in una specie di coazione a ripetere tutto il peggio di Berlusconi, è di rendere il sistema ancora più maggioritario e oligarchico, con la bizzarria di un Senato di eletti altrove per fare altre cose e nominati senatori in seconda istanza. Tra l’altro, per la serie non esiste una legge elettorale per tutte le stagioni, una cosa è fare i maggioritari quando i blocchi sono due e quindi il primo turno è già uno spareggio, altra cosa è assegnare un premio di maggioranza a chi arriva primo quando i blocchi sono 3, il primo arriva ampiamente sotto al 50% e agli elettori degli altri 2 blocchi viene tecnicamente impedito di coalizzarsi in un secondo turno che viene negato. I miei amici dietrologi sostengono da tempo che dietro tutto questo c’è la volontà, una volta azzerate le opposizioni, di fare le peggio cose. Ma le peggio cose, cioè delle politiche squallidamente neoliberiste, il PD le sta facendo da tempo, volendo essere generosi almeno da quando Bersani, interpretando male Togliatti, consentì a Monti di alzare l’età pensionabile, l’ultima cosa che mancava per affossare ogni speranza di occupazione per i giovani. In realtà la mistica dell’uomo solo al comando nasce soprattutto dal narcisismo patologico di alcuni protagonisti della politica italiana, da Fanfani a Craxi a Berlusconi a Renzi. Tutti ci vogliamo bene e volersi bene è necessario per affrontare le difficoltà della vita, ma come in tutti gli atteggiamenti psicologici c’è sempre un limite oltre il quale c’è la patologia. In questo caso il limite è quando ti convinci che tutto quello che fai è giusto perché sei tu a farlo e sono sempre gli altri a sbagliare. Perché in Italia il narcisista patologico tende ad essere premiato elettoralmente? Per due motivi: è uno che emana certezze anche fino a un attimo prima del crollo finale e avere delle certezze è un bisogno molto sentito in epoche di crisi e poi gli italiani di psicanalisi non sanno nulla e non afferrano bene con chi hanno a che fare (sono le conseguenze che in un paese cattolico ha prodotto la guerra culturale che la Chiesa cattolica scatenò a suo tempo contro Sigmund Freud e le sue teorie, che parevano mettere in dubbio il libero arbitrio). In realtà il narcisista patologico è il più inadeguato dei condottieri, se non altro per il semplice fatto che non accetta consigli. Quando Renzi, polemizzando con Grillo, dice che le sue contro-riforme della Costituzione dovranno passare da 4 votazioni in Parlamento e un referendum confermativo e perciò stesso sarebbero democratiche, dimostra che vent’anni di Berlusconi non sono passati invano. Quando si fa analisi politica, la prima cosa è chiamare le cose con il loro nome. Nel suo celebre saggio “No logo” la giornalista canadese Naomi Klein definì il governo del laburista inglese Tony Blair un governo di centro-destra. Il Partito Socialista di Craxi non fu un partito di sinistra, il Partito Democratico di Renzi non è più un partito di sinistra, è la continuazione del centro-destra di Berlusconi sotto altro nome. Gli elettori che furono di Monti se ne sono accorti e l’hanno votato in massa alle scorse Europee, gli elettori “storici” del PD che credono ancora di votare a sinistra chissà se un giorno se ne accorgeranno anche loro.