I costituzionalisti della “Terza Repubblica”

Stefano-CeccantiSono eleganti, sereni, fluenti, discorsivi, assertivi, senza mai un dubbio, sembrano appena usciti da un cocktail party: sono i costituzionalisti della “Terza Repubblica”. Così irrimediabilmente diversi da quelli della “Prima Repubblica”: professorali, austeri, arcigni e che anche da giovani sembravano avere l’età della “Magna Charta”. Quando i giornali italiani, sempre così vicini al potere politico da anticiparne i desideri, cominciarono a numerare le Repubbliche all’uso francese, i più vispi fra noi capirono subito dove si sarebbe andati a parare. I vecchi costituzionalisti, dopo essersi studiati tutte le costituzioni di tutte le epoche e di tutti i paesi, ti spiegavano che era quella italiana la Costituzione più bella del mondo. I nuovi costituzionalisti, al contrario, sono sinceramente convinti che la Costituzione sia all’origine di tanti mali italiani, se non di tutti, anche se in realtà resta la più inapplicata delle leggi. Ma nella “Terza Repubblica” la povera Costituzione Francesco- Clementiitaliana è dipinta inapplicata in quanto inapplicabile e quindi va stravolta. Vien quasi il sospetto che dietro ci sia un fatto personale, la mamma che dice a questi “Oh bischero, e devi studiare!” e questi che maturano una sorda avversione verso quello che altri, più bravi di loro, lasciarono ai posteri. O più probabilmente che dietro ci sia il consueto allinearsi degli intellettuali italiani al principe di turno. Del resto l’arte rinascimentale, così smaccatamente cortigiana, non mi è mai piaciuta. Insomma, sia come sia, questi vorrebbero convincerci che siano democratiche leggi elettorali dove con il 40% dei voti prendi la maggioranza dei seggi, senza dover fare neanche la fatica di passare da un ballottaggio. Leggi elettorali dove ci sono degli eletti a prescindere, anche in presenza di preferenze. Vorrebbero convincerci che sarebbe un salto nella modernità avere assemblee elettive composte di nominati di seconda istanza, in una frenetica corsa al piramidale che al confronto la Camera dei Lord inglese diventa un’adunata popolare. E affinchè non ci sia la minima possibilità che la democrazia possa difendersi in proprio, si rende sempre Alessandro-Chiaramontepiù difficile presentare iniziative di legge popolare e referendum, aumentando il numero delle firme necessarie. No, non ci hanno convinto che tutto questo sia democrazia. Siamo con i parlamentari 5 Stelle che lottano in tutti i modi per risvegliare il senso civico degli italiani, da sempre sotto il materasso. Siamo con l’avvocato Felice Besostri, questo vecchio socialista che, dopo aver posto fine allo scandalo del porcellum, sta disseminando l’Italia di esposti alla Magistratura per ottenere che venga sancita l’incostituzionalità anche del “Toskanellum” e delle varie altre leggi Salvatore-Vassalloelettorali regionali consorelle, le grandi anticipatrici dell’Italicum prossimo venturo. Secondo la mistificazione renziana, la democraticità della Costituzione della “Terza Repubblica” sarà certificata da un referendum. Il MoVimento 5 Stelle è da sempre un grande sostenitore dell’istituto del referendum, che vorrebbe addirittura senza quorum (e i referendum sulle leggi che cambiano la Costituzione sono fortunatamente già senza quorum). Il MoVimento 5 Stelle ci sarà al prossimo referendum costituzionale, si batterà per abrogare la controriforma renziana e tutti ci auguriamo che non sia lasciato solo a fare questa battaglia di civiltà. Però c’è un problema di fondo: quand’anche gli italiani, più o meno abbagliati dalla loro consueta teledipendenza, dicessero sì alla controriforma renziana, quella controriforma resterebbe comunque antidemocratica. Non tutto può essere messo a referendum, non si può abrogare “democraticamente” la democrazia.


Post scriptum. Nei giorni scorsi questo sito ha subito diversi attacchi informatici. Non sappiamo ovviamente chi è stato e quali intenzioni avesse. Noi siamo l’ultima ruota del carro, di qualsiasi carro, ma di fatto è stato un attacco alla libertà di pensiero. La tecnologia si evolve e nessuno mette più i libri al rogo, ma la sostanza non cambia.