Gettonopoli

Chi sostiene che esprimere democraticamente nelle urne il proprio voto non serva a nulla dice una cosa errata (ed a volte mente subdolamente). Il voto non serve a creare chissà quali sconvolgimenti (per quello ci vogliono le rivoluzioni con il terrore, il sangue e le forche), ma a dare un segnale al sistema politico ovvero quali sono i confini etici e morali oltre i quali non si può andare perché ritenuti inaccettabili dall’opinione pubblica, al di là del discorso della liceità o meno delle azioni poste in essere (per quello ci sono i giudici ed i tribunali). I Partiti organici alla Casta che detiene il potere in Italia lo sanno e fanno di tutto da anni per scoraggiare il voto ed aumentare la soglia delle astensioni. Si continua a votare su cartaceo obbligatoriamente nella sede di residenza, nessuna apertura al voto elettronico o per posta che consentirebbe a tantissimi giovani fuori sede (e molti all’Estero) di esprimere il proprio voto senza doversi sobbarcare costosi trasferimenti. Maggioranze ed opposizioni, ad eccezione del MoVimento 5 Stelle, portano avanti da tempo, nel silenzio concordato dei media, un’azione di compressione degli spazi democratici iniziata con l’abolizione dei consigli di circoscrizione/quartiere, passata per l’abolizione delle elezioni per i consigli provinciali (e non dei Consigli) e che termina con la trasformazione del senato elettivo in assemblea di nominati…
Ma torniamo al discorso del segnale. Vi voglio raccontare, a tal proposito, la vicenda ribattezzata “Gettonopoli” che ha portato alla ribalta nazionale recentemente la mia città di origine, Siracusa, grazie o a causa (dipende dai punti di vista) di una puntata dell’Arena di Massimo Giletti (per chi volesse farsi del male trova qui la performance televisiva di alcuni consiglieri comunali). E per far questo mi aiuterà l’eccellente lavoro d’indagine svolto dagli attivisti del MoVimento 5 Stelle di Siracusa. Bisogna sapere che in Sicilia, Regione a statuto speciale e quindi con potestà legislativa su una serie di tematiche, il compenso dei consiglieri comunali corre su un doppio binario, quello dei gettoni di presenza e quello del rimborso per le giornate di assenza dal proprio lavoro.
– L’articolo 19 della Legge 30/2000, stabilisce che i consiglieri comunali percepiscano un gettone di presenza per la partecipazione ai consigli comunali e alle commissioni consiliari. A Siracusa il gettone di presenza è pari a 65,55 euro, e non viene maturato su base oraria o secondo un meccanismo meritocratico, ma basta che il consigliere partecipi anche solo un minuto all’assemblea cittadina.
– L’art. 20, invece, attribuisce il diritto ai consiglieri assunti in società private di assentarsi dal luogo di lavoro per l’intera giornata per partecipare alle assemblee comunali (consiglio, commissioni, etc), e assicura loro di ricevere per intero lo stipendio che ogni mese l’azienda privata continua a pagare al dipendente consigliere, e consente alla società privata di chiedere il rimborso all’ente pubblico per le giornate di assenza del proprio dipendente. Quindi una doppia entrata, gettone di presenza più stipendio.
Il combinato di questi due articoli ha prodotto, in sintesi, come risultato che nel 2014 l’attuale amministrazione ha collezionato:
12.611 presenze tra commissioni e consigli comunali
1.201 riunioni di commissione
56 consigli comunali
811.000 € il costo stimato per il funzionamento di consiglio e commissioni
760.000 € il costo stimato per i rimborsi alle società private
1.571.000 di euro il costo totale stimato in bilancio

In base a questi numeri:
– il COSTO ANNUALE STIMATO di un consigliere comunale è più di 20.000 euro
– il COSTO MENSILE STIMATO di un consigliere comunale è di quasi 1.700 euro
A questi vanno aggiunti gli stipendi di coloro che sono assunti da ditte private, per cui un consigliere arriverebbe a prendere oltre i 5.000 € mensili lordi, cioè più di 3.000 € netti al mese.Più di un deputato regionale del MoVimento 5 Stelle, che rinuncia a metà della sua indennità per versarla sul fondo per il microcredito alle piccole e medie imprese… E non è finita qui!!!

Con la famigerata DELIBERA 109/2013, il Consiglio Comunale ha esteso ai capigruppo o delegati, la possibilità di percepire il gettone di presenza quando partecipano alle attività delle commissioni. Questa delibera nascerebbe da una “difficoltà interpretativa” dell’art. 3 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale e del Regolamento delle Commissioni Consiliari permanenti e di studio. Per effetto di questa delibera, i capigruppo, o loro delegati, hanno accumulato 4.010 presenze nelle commissioni consiliari ed il costo dovuto a questa modifica del regolamento, è stato di 152.915,90 euro!!!
A questo punto è intervenuto il deputato regionale M5S Stefano Zito chiedendo un parere all’Assessorato alle Autonomie Locali della Regione Sicilia se questa “interpretazione” fosse corretta ed ottenendo un riscontro in soli 13 giorni. Nella nota si legge che l’interpretazione che ha attribuito il Consiglio Comunale è assolutamente illegittima!!! E quello che lascia allibiti è che sia il Presidente del CC, sia il Segretario Comunale, sia gli stessi consiglieri avrebbero potuto richiedere loro preventivamente questo parere.
Questo è il sunto della vicenda. Lo scandalo “Gettonopoli” ha colpito anche il Consiglio Comunale di Agrigento, di Messina e di Gela.

Ora i siracusani sembrano indignati, ma avvolgiamo il nastro e vediamo cosa è successo nel 2013 e non 20 anni fa… Nel febbraio di quell’anno alle Elezioni Politiche il MoVimento prende a Siracusa la cifra impressionante del 37,02% che più che raddoppia il risultato delle elezioni regionali del 28-29 ottobre 2012 (15,60%). Con questi numeri è più che concreto l’obiettivo di eleggere un sindaco 5 stelle anche nella città di Archimede ed aprire finalmente una pagina nuova per una comunità sempre più in crisi economica e sociale. I siracusani hanno l’occasione per uscire di colpo da un sistema incancrenito, causa principale del declino della città, che loro stessi conoscono oramai benissimo. Ebbene, che segnale ha dato la cittadinanza col proprio voto amministrativo nel giugno 2013? Il 34% dei siracusani manco è andato a votare. Il restante 66% si è frammentato in numero impressionante di liste e listarelle fai da te con il partito più votato (il PD) che non è arrivato al 14%. Il MoVimento prende come lista il 4,0% ed il 6,46% come candidato a sindaco. Lo sbarramento al 6% ha fatto si che un 20% di votanti non abbia visto eletto nemmeno un consigliere (che magari denunciava lui quello che è stato costretto a denunciare un deputato regionale) e l’attuale consiglio comunale è l’espressione del 53% dei votanti. Al ballottaggio è andato a votare il 35% degli aventi diritto facendo capire bene quanto sia degenerato il voto di lista quando ci si trova davanti un numero elevatissimo di liste, candidati al consiglio comunale ed ai consigli di quartiere in un contesto come quello appena descritto di “gettonopoli”. Una situazione ambientale dove non esiste quasi più il concetto di maggioranza ed opposizione, ma è tutto un “volemose bene” trasversale e chi si oppone  e denuncia le cose viene demonizzato (con livelli inauditi di bassa manovalanza dell’informazione) o ignorato in maniera pregiudiziale perché non fa parte del salottino buono radical chic della Sinistra ornamentale. Ad aggravare il tutto una concezione della società basata su una forte appartenenza antropologica di clan familiare.
Ora il combinato di questi fatti che segnale ha dato alla classa politica siracusana ed ai suoi professionisti? Il voto alle politiche 2013 è stato un evento eccezionale (come Fantozzi che si ribella alle umiliazioni al biliardo o al cineforum aziendale), il gregge è tornato all’ovile ed abbiamo i soliti margini di azione.
“Gettonopoli” è la naturale conseguenza del segnale dato con il voto ancora dalla maggioranza dei siracusani. E l’ingenua minoranza dei cittadini non deve certo sentirsi meglio, perché con i suoi distinguo di lana e caprina e la sua schizofrenia elettorale ha disperso in tanti rigagnoli il proprio voto (nonostante si sapesse dello sbarramento al 6%) rendendolo, alla fine, ininfluente. A livello locale il M5S avrà fatto sicuramente i suoi errori in campagna elettorale, ma visto chi è stato poi eletto i cittadini non hanno scuse ed anche il loro pentimento tardivo son le classiche lacrime di coccodrillo…
Nella limitrofa Ragusa (e non in Svezia) amministrata dal Sindaco pentastellato Federico Piccitto, eletto sempre in quella tornata di amministrative, il numero di riunioni di commissioni è stato 137 (e 68 consigli comunali) con una spesa complessiva di gettoni di presenza di 218.000 euro (3,3 volte in meno rispetto a Siracusa).
E mentre Siracusa continua a sprofondare, Ragusa ha intrapreso un percorso di rinascita e di taglio netto con il passato. E’ curioso come il Sindaco Piccitto sia stato espulso dal locale Meetup riproponendo quella dicotomia perenne tra MoVimento di governo e MoVimento di protesta.
Il riconoscimento economicamente congruo del tempo speso nell’attività politica di consigliere comunale è un principio giusto, perché se no il rischio è che soltanto le persone abbienti, probabilmente di età anagrafica elevata e/o in pensione, ed i dipendenti pubblici possano dedicarsi all’attività amministrativa. Oppure è fondato il rischio che il farsi eleggere al consiglio comunale sia strumentale ad una propria attività di lobbying in totale contrasto con l’interesse pubblico. In Comuni capoluogo questa attività impegna molto tempo ed energie che, ad esempio, un libero professionista sottrae al proprio lavoro e, quindi, alla generazione di reddito. Gettoni di presenza di importo troppo basso se da un lato fanno risparmiare qualche risorsa pubblica, dall’altro creano quelle situazioni nella quali i consiglieri comunali non hanno tempo per studiarsi per bene le cose e votano a paletta ingenerando, a volte, costi per la cittadinanza enormemente più grandi. Purtroppo, come spesso accade in Italia, leggi che si basano su principi teorici giusti finiscono poi, in presenza di una società in piena deriva etico-morale ed in assenza del controllo diffuso dell’opinione pubblica, per favorire comportamenti abnormemente deprecabili. Il problema è di difficile soluzione, ma vedere i consiglieri comunali del M5S di Pisa farsi il mazzo da quasi due anni per un gettone di 32 euro lordi (!) fa riflettere su come i costi della politica siano veramente differenziati a seconda dei livelli istituzionali e delle autonomie regionali e come sull’argomento si faccia spesso troppa demagogia.


PS: intervengo, tra un attacco informatico e l’altro, sulle polemiche sorte per il video “Istrioni” dell’amico Pierluigi Pagnotta.
Innanzitutto mi sfugge il perché non siano stati lasciati commenti critici sul sito, ma si preferisca polemizzare su un gruppo facebook “unofficial” del quale uno potrebbe anche non sapere, usando un francesismo, una beneamata minchia. Poi su un prodotto editoriale così puntuale e diviso per capitoli (che non contesta i contenuti, ma le tecniche comunicative per veicolarli) si ci aspetterebbe una critica altrettanto puntuale ed articolata che confuti il lavoro stesso. Invece sembra più  di trovarsi davanti ad una reazione abnorme da “lesta maestà”. Se l’appartenenza pentastellata diventa una sorta di “tifo” incondizionato, ecco che il MoVimento si trasformerà senza accorgersene nel tanto temuto Partito 5 Stelle, vera ossessione di alcuni. Anzi nel Partitino 5 Stelle, perchè soltanto uno spazio pluralista ed aperto al confronto delle idee e delle opinioni è in grado di mantenere un consenso del 20-25%.
La Democrazia contempla anche il diritto di critica e d’espressione ed è incompatibile col giacobinismo e con la deplorevole demonizzazione dell’altro facendo leva anche sul sospetto di collaborazionismo col PD (o con gli espulsi dal MoVimento) e sullo scherno della persona.
Infine, nonostante sappia la necessità di ingenti risorse economiche per l’hardware ed il software, auspico da tempo come somma ed impellente necessità che il MoVimento 5 Stelle si doti di un SUO strumento informatico di partecipazione e democrazia diretta che ordine in tutto l’ambaradan informatico “unofficial” (ma che utilizza spesso il simbolo del MoVimento) e consegni al pensionamento anche tutta la piattaforma Meetup (ed i suoi organizers) che, tra l’altro, condizionata dall’utilizzo massiccio dell’attivismo 5 stelle non riesce più ad uscire da questo anomalo recinto politico (leggi qui). Questo non per censura, ma per garantire le elementari regole della convivenza civile e democratica in uno spazio unico regolamentato con la certezza di regole codificate e moderato da persone moderate (scusate il gioco di parole) dove ognuno possa esprimere senza paura e condizionamenti la propria opinione e dove questo diritto sia tutelato attivamente da eventuali attacchi incrociati di afecionados della polemica seriale e delle cyber epurazioni.
Volevo concludere chiosando con l’abusata citazione «Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo» dell’illuminista Voltaire, ma ho scoperto che essa è apocrifa e trova riscontro solo in The Friends of Voltaire, biografia del filosofo del 1906 della scrittrice americana Evelyn Beatrice Hall, conosciuta sotto lo pseudonimo di Stephen G. Tallentyre. Questa frase nasce probabilmente da una rielaborazione interpretativa di quest’altra veramente scritta da Voltaire nelle Questioni sull’Enciclopedia: «Mi piaceva l’autore de L’Esprit [Helvétius]. Quest’uomo era meglio di tutti i suoi nemici messi assieme; ma non ho mai approvato né gli errori del suo libro, né le verità banali che afferma con enfasi. Però ho preso fortemente le sue difese, quando uomini assurdi lo hanno condannato.»

Buona Pasqua!