Due anni

Buon anno dal Bar 5 Stelle di Pisa.
Tra il 2016 e il 2018, nel breve volgere di 2 anni, si decideranno le sorti della fragile Repubblica Italiana o se preferite del MoVimento 5 Stelle, che per quanto possa sembrare incredibile e nonostante tutto resta il più compiuto tentativo in campo per salvarla dall’autodistruzione. Attraverso alcune tornate di elezioni amministrative, un referendum costituzionale e infine le prossime elezioni politiche, sapremo, tra i 3 blocchi in campo, chi governerà l’Italia nei prossimi 10 anni, chi sarà l’unica opposizione nei prossimi 10 anni e chi, arrivando terzo, sarà assolutamente irrilevante nei prossimi 10 anni. Formalmente la scadenza più importante sono le elezioni politiche versione Italicum (che tutti immaginano anticipate al 2017), in realtà la scadenza più gravida di conseguenze è quella del referendum costituzionale. Teoricamente la controriforma del centrodestra renziano dovrebbe soccombere sotto i voti degli elettorati degli altri 2 blocchi, che sia pure per ragioni diverse questa controriforma osteggiano. Però ci sarà di mezzo l’effetto mass media, come sempre in Italia quasi totalmente inginocchiati al governo. Di sicuro, se malauguratamente vincessero i sì alla controriforma, di fronte a un voto popolare sarà impossibile, in tempi brevi, rimetterci mano, anche qualora fosse il MoVimento 5 Stelle a vincere le elezioni politiche. E sarà irrilevante quanti saranno andati a votare, perché nei referendum costituzionali il quorum non c’è e il MoVimento 5 Stelle è da sempre per  l’abolizione del quorum, quindi non potrebbe neanche sostenere di voler cancellare la controriforma perché approvata da un numero troppo basso di elettori. Ma poiché la controriforma dà uno strapotere mai visto al vincitore delle elezioni, si potrebbe pensare che al MoVimento 5 Stelle, qualora fosse lui a vincere le elezioni, converrebbe fino a un certo punto abrogare la controriforma. Tragico errore di valutazione. Lasciamo perdere le interessate considerazioni di bottega, secondo le quali il Senato sarà comunque dominato non da chi vince le elezioni politiche, ma da chi ha vinto in passato il maggior numero di elezioni regionali (cioè il PD). Il Senato, si obbietterà, in fondo conterà assai poco, con la controriforma. Vero, ma il punto centrale è un altro, magari non di immediata comprensione, ma assolutamente centrale. Il MoVimento 5 Stelle, ammesso e non concesso che arrivi al governo, a quel punto nolente o volente dovrà darsi da fare per forza e varare una serie di misure “inconsuete” per la tradizione politica italiana. Queste misure, non indolori, incontrerebbero senz’altro una resistenza maggiore nel paese se venissero percepite come “imposte” grazie alla nuova struttura costituzionale, che assegnando tutto il potere al gruppo politico di maggioranza relativa, molto relativa, sembra fatta apposta per convincere definitivamente una parte più o meno grande degli elettori di vivere in una post-democrazia, con effetti imprevedibili su quella che in politichese viene chiamata la tenuta democratica. Cioè, tradotto, con il rischio fortissimo di andare allegramente verso una dittatura, sotto la quale staremmo tutti peggio. Il problema ci sarebbe anche con la vittoria alle politiche del PD renziano e per questo la controriforma costituzionale ad essere gentili è sbagliata e Renzi è un giocatore di poker che scherza col fuoco. Se Renzi vincesse sia il referendum che le elezioni, sarebbe la sua apoteosi, ma non so come dirvelo, nella Storia ogni apoteosi segna sempre l’inizio della fine. Purtroppo però, prima della fine, succedono in genere dei disastri sparsi e per questo, fraternamente, il MoVimento 5 Stelle ed io con lui faremo di tutto perché Renzi il referendum costituzionale lo perda, lottando strenuamente dall’altra parte della barricata, quella della Costituzione e della democrazia. Lottate insieme a noi.