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Lo “storico” giornalista Giulietto Chiesa, divenuto famoso molti anni fa come aedo della perestrojka, è un simpatico signore piemontese d’altri tempi dall’avventurosa vita politica. Alle elezioni del 2013 consigliò il voto al MoVimento 5 Stelle (o in alternativa alla lista Ingroia) e venne a dirlo anche a Pisa, in una serata che contribuimmo a organizzare quando c’era ancora “La Limonaia”. Ci siamo imbattuti in rete in un suo commento alla vicenda legge elettorale e ci siamo accorti di alcune inesattezze, peraltro comuni a molti commentatori della sinistra più o meno storica. Ci è venuta così la voglia di precisare alcuni piccoli dettagli.

  1. Beppe Grillo ha portato in primo piano il concetto dell’uno vale uno, ma poi va a discutere con la casta accettando il criterio del maggioritario. In realtà il MoVimento 5 Stelle ha presentato in Parlamento una legge a base proporzionale ed ha chiesto di parlarne con il PD, che al momento in cui stiamo scrivendo (14 luglio 2014) continua a darsi alla fuga. In Parlamento non c’è una maggioranza per approvare una legge a base proporzionale e c’è il forte rischio che dall’accordo tra PD e Forza Italia nasca la più antidemocratica delle leggi elettorali, quella che con il 37-40% dei voti ti garantisce, senza ballottaggio, il 57-60% dei seggi (siamo oltre la legge truffa del 1953, oltre la repubblica delle banane, oltre la repubblica presidenziale di Almirante). Il MoVimento 5 Stelle, come al solito da solo, sta cercando in tutti i modi, compresa la trattativa con il PD, di evitare questo scempio. L’intellighenzia italiana, che quando c’era Berlusconi a questi argomenti era sensibile e diffondeva appelli e faceva girotondi, oggi è in un silenzio assordante, perché stanno pensando tutti a come allearsi con il PD per non sparire di scena. Un piccolo premio di maggioranza si può anche accettare, ma, se fai un sistema elettorale con ballottaggio, il ballottaggio deve scattare tutte le volte che nessuno raggiunge il 50% dei voti validamente espressi, è il minimo. Cioè: al primo turno ognuno deve essere libero di votare per chi vuole in termini di rappresentanza, al secondo turno si votano i due primi arrivati per mandare uno dei due al governo. Quindi deve essere possibile per il cittadino che al primo turno ha votato altri sia astenersi che votare uno dei due arrivati al ballottaggio, in modo che la maggioranza relativa al primo turno non diventi automaticamente la maggioranza assoluta dei seggi. Dopodiché non saranno questi mezzucci elettorali a garantire la governabilità, che si basa essenzialmente sulla mediazione politica. L’Italia è un paese diviso (socialmente, economicamente, geograficamente, ideologicamente), anche con il 60% dei seggi a un solo partito la governabilità nel medio periodo non sarebbe affatto assicurata. I più grandi risultati legislativi (dalla riforma sanitaria allo statuto dei lavoratori) la Repubblica Italiana li ha raggiunti con la mediazione politica in un sistema proporzionale, poi hanno ammazzato Moro, è arrivato Craxi che voleva decidere tutto lui e siamo andati di male in peggio.
  2. Il M5* non è alternativo al sistema, è dentro il sistema, interamente dentro il sistema, una forma politica moralizzatrice ma dentro il sistema. Bisogna intendersi di quale sistema stiamo parlando. Se si parla del sistema capitalista, ormai tutto il mondo è capitalista, per cui, al momento, uscire dal capitalismo è così velleitario che non se lo pone più come obbiettivo neanche Rifondazione. Poi possiamo rimpiangere la grande occasione perduta del comunismo, ma se è finita come è finita ci sono dei motivi. Se invece con la parola sistema ci si riferisce alla particolare forma che il capitalismo ha assunto nell’era della globalizzazione (cioè il liberismo), allora nessuno in Italia è più anti-sistema del MoVimento 5 Stelle. E’ stato il MoVimento 5 Stelle a mettere in discussione tutta l’organizzazione economica della società italiana, mentre il centrosinistra prima con Prodi considerava la globalizzazione una grande opportunità e poi con Bersani avvallava i provvedimenti ferocemente classisti di Monti. Quanto al centrodestra, si è occupato sempre e solo degli affari di Berlusconi e qualcuno ha fatto affari in proprio.
  3. Grillo partecipa allegramente al raggiro della gente. Il MoVimento 5 Stelle, facendo chiasso intorno alla legge elettorale e ad altro, fa quello che può proprio perché la gente non sia raggirata, ma informata e consapevole.
  4. Mi sarei aspettato che Grillo dicesse: “No, io a questa porcata non partecipo, non ho dialogato su niente in questo anno, posso benissimo non dialogare su questa questione di principio. Io discuto solo sulla base del proporzionale, volete fare il maggioritario? Arrivederci, buongiorno”. Questa è la tipica linea rinunciataria dell’estrema sinistra italiana, che si ritrae sempre sull’eremo per mantenere la purezza e non incide di un millimetro sui processi. Il MoVimento 5 Stelle è nato invece per non stare a guardare, magari è un po’ confusionario, non sa sempre bene come muoversi, ma le sta veramente tentando tutte. E non è vero che non ha dialogato su niente nell’ultimo anno, in Parlamento ha sempre disperatamente cercato delle convergenze e a volte ci è pure riuscito, ottenendo qualche piccola vittoria in termini di emendamenti approvati. Poi, con Renzi, c’è stata la chiusura a riccio della maggioranza. Perché l’estrema sinistra non partecipa alla pugna accanto al MoVimento 5 Stelle e si limita a criticare?
  5. Il MoVimento 5 Stelle accetta il ballottaggio, con la differenza che non lo vuole tra le coalizioni, lo vuole tra i partiti, in questo caso ragiona non nell’interesse del paese, della democrazia, ma costruisce una legge elettorale che fa comodo a lui adesso, mentre la legge elettorale deve valere per la storia. Il MoVimento 5 Stelle non fa coalizioni ed è contro le coalizioni elettorali, perché tutti hanno potuto vedere come non abbiano mai funzionato. Coalizioni che avevano vinto le elezioni e conquistato la maggioranza dei seggi si sono sfaldate dopo pochi anni. L’ultima volta la coalizione tra PD e SEL è durata solo poche settimane, poi il PD ha fatto il governo con il PDL, l’esatto contrario di quello che aveva promesso ai suoi elettori in campagna elettorale. E avendo avuto il premio elettorale del porcellum grazie alla coalizione con SEL, senza la quale il PD non avrebbe avuto la maggioranza alla Camera. Essere contro le coalizioni è nell’interesse del paese e della democrazia. E una legge elettorale vale per la storia se approvata con una maggioranza qualificata all’interno di un processo costituente, approvata a maggioranza semplice vale solo per il tempo che dura la maggioranza che l’ha votata.
  6. Liste bloccate e preferenze non è una grande differenza, la casta vuole collegi più piccoli. No, le liste bloccate hanno prodotto un grandissimo decadimento della classe politica italiana. In un famoso referendum gli italiani votarono contro le preferenze plurime (che consentono di controllare il voto), non contro il concetto di preferenza al singolo candidato. La casta, discorso un po’ tecnico, vuole collegi più piccoli per far passare le liste bloccate, che se troppo lunghe (in collegi più ampi sarebbero lunghe) sarebbero sicuramente bocciate dalla Corte Costituzionale.
  7. Tutti accettano la fine del bicameralismo e con esso della Costituzione Repubblicana. Ridefinire i compiti tra Camera e Senato sta dentro il disegno costituzionale (che in origine, per chi non se lo ricorda, prevedeva addirittura legislature di durata diversa per le 2 Camere). Non sta dentro il disegno costituzionale invece un Senato di eletti altrove, scelti dai partiti e non dai cittadini a fare anche i Senatori. Si vuole ostinatamente rendere l’Italia una Repubblica sempre più oligarchica, ma tutti benedicono Renzi e danno del duce a Grillo.
  8. Non siete (i 5 Stelle) rivoluzionari, dialogate per prendere voti in più tra i moderati come voleva fare D’Alema, guardate com’è finito D’Alema. Purtroppo D’Alema è sempre lì e conta ancora più di quello che meriterebbe, ma se il MoVimento 5 Stelle fosse questa mammoletta accondiscendente non si capiscono le furiose campagne di stampa contro di lui e nel contempo l’oscuramento mediatico delle sue proposte. Potremmo discutere anni sull’uso del termine “rivoluzionario”, sta di fatto che il MoVimento 5 Stelle è indubitabilmente avvertito come “estraneo” dall’attuale sistema di potere. Quanto ai voti moderati, il MoVimento 5 Stelle cerca, come tutti i movimenti politici, di prendere più voti possibile, senza inseguire nessuno, ma ascoltando tutti.
  9. Ci si fa invischiare in questioni che non interessano la gente e nessuno parla di occupazione, giustizia sociale, politica estera. Il MoVimento 5 Stelle sin dall’inizio è dalla parte dei giovani disoccupati e precari e quest’impegno lo ha continuato anche in Parlamento, è il governo che continua a vedere la soluzione della crisi economica nella sempre maggiore precarizzazione del rapporto di lavoro. Naturalmente non è una forza d’opposizione che può decidere la politica estera del paese, ma il MoVimento 5 Stelle non ha mai mancato di dire come la pensava, crisi ucraina compresa.
  10. Tra quattro anni saremo tutti bolliti. Grazie anche all’affermazione elettorale del MoVimento 5 Stelle, qualche bollito c’è già ora (Bersani, Monti, Vendola, Berlusconi), per cui il “tutti a casa” di Grillo non è poi restato così senza conseguenze. Giulietto Chiesa negli ultimi anni ama spiegare la realtà descrivendo complotti più o meno grandi: il complottismo è consolatorio, perché ti illude di poter dominare l’analisi della realtà e prevedere il futuro. Ma la realtà è sempre complessa, contraddittoria, difficile da comprendere e mai pre-determinata. Tra quattro anni l’unica previsione che si può ragionevolmente fare è che l’Italia, per una ragione o per un’altra, sarà in campagna elettorale, come sempre.