Con supremo sprezzo del ridicolo

Gli eventi di teppismo accaduti a Milano all’apertura di Expo 2015, le auto bruciate e il fumo nero e alto sui palazzi, i giovani schierati e incappucciati con spranghe in mano oppure in posa mentre lanciano qualcosa contro la polizia…, queste immagini sono ancora presenti nel ricordo di tutti noi – come lo è la consapevolezza che fra due giorni saranno scomparse – e credo valga la pena di fermarle e commentarle. Perché anche queste immagini e gli atti che gli hanno dato vita fanno parte della realtà chiamata Italia, una realtà a dir poco sconcertante, ma che è pur sempre – chissà per quanto ancora… – un pezzo di Europa.

Sappiamo tutti cos’è Expo 2015 e cosa rappresenta in questo momento: un’ennesima vergogna nazionale, la conferma del rapporto tra corruzione, mafia e politica che sono i pilastri della strategia di governo italiana degli ultimi 30 anni. C’è chi ha addirittura messo in dubbio il valore economico e strategico dell’iniziativa, improntata com’è a vecchi concetti di impresa e di produzione, ma dal momento che non sono un tecnico non affronto questo aspetto. Sappiamo anche quanto questo tipo di iniziativa sia spacciata dal Venditore di Nuvole e dai suoi media come la rinascita del paese e come la sua azione politica attuale, antidemocratica e anticostituzionale, sia quasi senza eccezioni proclamata e promossa dall’intellettualità professionale del giornalismo. Ad essere sincero, forse perché nel considerare gli atti umani rivolgo più volentieri l’attenzione ai moventi psicologici che non alle concause strutturali, più che uno sguardo su un pezzo di mondo, il tutto ha l’aspetto di uno psicodramma familiare dal quale non si lascia presagire niente di buono.

Veniamo però innanzitutto ad un aspetto più di superficie. Pur non essendo un competente in merito, devo dire da semplice osservatore che secondo me le forze di polizia hanno confermato in questo episodio due fondamentali carenze nella preparazione tecnica e nella maturità civile. Di fronte a situazioni di pericolo, più che forze dell’ordine sembrano una banda di contestatori antagonista a quella già in campo, completamente in balia della situazione, cioè fuori controllo e senza un piano. Ho assistito ad alcune manifestazioni qui in Germania e devo dire che qui effettivamente si capisce l’espressione “forze dell’ordine”. Di recente si sono verificate ben 4 manifestazioni nella città dove abito, con circa mezzo milione di abitanti, in contemporanea e in conflitto tra loro: c’erano destri, sinistri, pseudo tifosi e musulmani. Tutto il centro era fin dalla mattina presidiato e lasciato vuoto, i percorsi dei dimostranti prestabiliti, il loro comportamento pure, cosicché al primo cenno di violenza da parte di un gruppo, un corteo è stato subito bloccato e sciolto. L’unico fastidio è stato che la città è rimasta impraticabile per ore, cioè la gente se ne è stata a casa o è andata altrove.

Un altro aspetto carente è quello etico-civile. Conosco tantissimi casi qui in Germania in cui la polizia agisce non solo per fare ordine ma soprattutto per portare la calma e la ragionevolezza, dalla lite fra vicini all’incidente stradale. Queste persone sono preparate ed educate per saper portare ordine nelle situazioni di evidente disordine. Agiscono in modo preordinato come soldati per ottenere un determinato effetto, che è appunto la soluzione del conflitto in questione, ricondurre alla calma e alla ragionevolezza, risolvere il problema che è di ordine pubblico. Da noi – lo ripeto – il poliziotto sembra più spesso una parte in causa, un contendente nel conflitto. Quando si ha la sfortuna si sentire cosa dicono in situazioni conflittuali sembra che parli un boss di quartiere, un misogino o uno stupratore. Queste persone odiano personalmente e visceralmente i contestatori, disprezzano il cittadino o hanno nei suoi confronti sentimenti di rivalsa, che “… se ti fermo io non so il perché ma di sicuro qualcosa di sbagliato l’hai combinato…”.

Vengo però ora al punto che più mi preme: i contestatori di Expo e chi pensa che in fondo siano degli eroi. Lasciamo perdere il significato in sé della contestazione, qualcosa di molto simile alla processione religiosa o alla celebrazione del palio cittadino: noi italiani abbiamo una particolare sensibilità per la messa in scena, per l’inscenare qualcosa. Del resto la vita urbana si gioca essenzialmente sulla visibilità, il vero è visibile, e tutto ciò che è nascosto ha già per questo il carattere del falso o del malvagio. La metaforica che imperversa ad esempio nei media è tutta giocata sul conflitto tra il nascosto/malvagio e sconosciuto e il pubblico/buono e visibile. Più ti vedo e più sei vero, ne sanno qualcosa Renzie e Salvini. Non c’è niente di diabolico in questo, è un meccanismo con cui imparare a fare i conti. Dunque, detto questo, si capisce quale succulenta occasione di esibirsi sia un evento come Expo 2015. Come cantava David Bowie… “puoi essere eroe solo o almeno per un giorno”.

Se bastano però quattro imbecilli a provocare fatti come quelli avvenuti a Milano, è sterminata la massa di coloro che ne sono influenzati, a cominciare dalle presunte autorità di governo come sindaco, ministro, politico di professione ecc. Tutte queste ‘autorità’ con vero “sprezzo del ridicolo” si mettono in prima fila per denigrare, deprecare e ammonire gli autori dei misfatti, senza minimamente avvertire la palese contraddizione con il loro ruolo: se fatti del genere accadono è proprio perché le ‘autorità’ di autorevole non hanno proprio nulla, sono degli incapaci, gente al posto sbagliato, finita lì chissà come. Il loro fallimento diventa invece per loro motivo di riaffermazione della propria figura.

È poi purtroppo se non sconfinata almeno consistente la massa di coloro che in fondo in fondo strizzano l’occhio a queste cose e sono pronti a conferirle addirittura un carattere politico. Sono questi i credenti tremanti del “deus absconditus” chiamato ‘capitalismo’, nuova incarnazione del Male assoluto, supremo ordinatore del cosmo umano. E loro, gli antagonisti, sono ovviamente gli ultimi ribelli pronti a giocarsi la vita per la vittoria finale, per la salvezza dell’umanità. Quello che questi episodi di teppismo consentono di rivivere è la rivalsa contro la frustrazione quotidiana e la sconfitta, il fallimento della propria esistenza che finalmente trova una causa manifesta e condivisa, che naturalmente non si trova in loro stessi ma fuori, in un Altro chiamato Capitalismo o Poliziotto. Non si accorgono però gli ignari che questo effetto liberatorio, che ha i tratti di una epifania, li rende estremamente vulnerabili e dipendenti da questi rituali. Dopo una manifestazione ‘molto vissuta’ se ne vorrebbero ancora altre. È per questo che poi tanti antagonisti finiscono nelle tifoserie e non capiscono più la differenza tra una partita di calcio e una manifestazione. Tutto finisce nell’indistinto Rifiuto.

Quando si elaborano gli aspetti psicologici di un evento si corre sempre il rischio di dimenticare quelli strutturali. Non è il mio caso. Parlo e scrivo di queste cose perché finalmente esiste in Italia una alternativa reale a tutto questo. L’atteggiamento di equidistanza che il MoVimento ha assunto di fronte a questi fenomeni lascia ben sperare. Grazie ai contenuti che caratterizzano la nostra proposta politica e il nostro modo di praticarla siamo in grado di guardare dall’alto e con senso critico razionale a questi problemi, la contestazione fine a se stessa e il degrado tecnico ed etico-civile delle forze di polizia. Possiamo indicare al contestatore con la frugola per la molotov che non è incendiando una macchina e regredendo a comportamenti tribali che troverà una soluzione alla frustrazione psichica e sociale. Possiamo fare appello al dovere civico del poliziotto il cui compito è appunto creare ordine in modo consapevole e competente e non partecipare al disordine e sfogare sugli altri le proprie insoddisfazioni e idiosincrasie verso il diverso.

A giudicare dalla cronaca italiana è purtroppo ancora lungo il percorso della ‘terapia’ civica a 5 Stelle. Il nostro paese è malato, la sua anima soffre e la sua capacità di volere è smembrata. Manca una direttiva, manca la capacità di mettere in sintonia il volere con la ragione. Quello che sappiamo ci frustra e blocca la nostra azione, conoscere è peggio che ignorare, perché l’ignoranza almeno lascia un senso di innocenza. Ma dal momento che il miracolo è avvenuto, che esistono donne e uomini che combattono insieme per un paese e una vita migliori, sarebbe anche giunta l’ora di mollarla con la tifoseria sedicente di sinistra, di darsi una mossa e soprattutto raddrizzare la schiena e la ragione. La strada è ancora lunga ma adesso siamo cittadini consapevoli, giusti e determinati. Il gusto per il torbido lasciamolo agli esteti dell’antagonismo per l’antagonismo. E’ della vita intera e della sua cittadinanza su questa terra che si tratta.