Cinque Stelle, quattro mori e un Sindaco

MoroAnonimusLo scorso 29 giugno si è svolto ad Arezzo il XXV° Meetup dei 5 Stelle toscani. La parola “meetup” è la contrazione del verbo inglese “to meet up”, che in italiano può essere tradotto più o meno “incontrarsi”. Con questo termine ci si riferisce tuttavia alla piattaforma informatica statunitense “Meetup.com”, sorella “politica” dei vari “social network” tipo Facebook e usata per costituire i gruppi locali degli amici di Beppe Grillo prima e del MoVimento 5 Stelle propriamente detto poi.  Mentre con un “social” si crea una rete di amicizie, con Meetup si crea un gruppo politico. La cosa curiosa è che la rete di amicizie resta confinata in un ambito ristretto, il gruppo politico si rivolge ovviamente a tutti e dunque è possibile, attraverso i vari Meetup, avere facilmente la lista più o meno completa per esempio degli attivisti del MoVimento 5 Stelle in un certo Comune. Ne è insomma passata di acqua sotto i ponti da quando, durante la guerra fredda, gli elenchi degli iscritti ai partiti erano chiusi in cassaforte. Sovrintende ad ogni Meetup un “organizer”, insomma quello che ha le password del sito e di fatto può decidere chi sta dentro e chi sta fuori, non ci vuole molta fantasia ad immaginare con quali eterne polemiche, a volte risolte (forse) con l’istituto della rotazione. Per estensione, il termine Meetup ha assunto il significato di “gruppo del MoVimento 5 Stelle”, in teoria ne dovrebbe esistere al massimo uno per Comune, ma gli italiani non si smentiscono mai e può capitare che in un Comune ci siano più Meetup in concorrenza tra loro. Poi le cose si risolvono in un modo o in un altro al momento delle elezioni, perché  ovviamente una sola lista per Comune può essere autorizzata all’uso del simbolo. Praticamente tutti i gruppi locali del MoVimento 5 Stelle sono nati aprendo un sito Meetup, tutti meno uno, quello di Pisa, ma questa è un’altra storia che prima o poi racconteremo (il sito Meetup di Pisa comunque esiste, lo trovate qui).  Torniamo all’incontro di Arezzo, erano presenti come al solito attivisti di tutta la Regione. Non è come nei partiti tradizionali, dove vanno al regionale dei delegati eletti, nel caso del MoVimento 5 Stelle ci va chi può e chi ha voglia. Però, come in tutti i gruppi politici, regionale dopo regionale, cominciano a riconoscersi gli “assidui”. Ci si incontra, ci si scambia idee, si parla con i parlamentari toscani. E si riuniscono i tavoli di lavoro, organizzati sui “grandi temi” che ritroveremo nel programma con il quale il MoVimento 5 Stelle della Toscana si presenterà alle elezioni regionali del 2015. Il catering di solito fa piangere, questa volta, onore agli aretini, era notevolmente sopra la media. Come “Bar 5 Stelle” abbiamo realizzato 3 piccole interviste su temi specifici con alcuni attivisti che se ne occupano da tempo, le troverete prossimamente tra i video di questo sito. Protagonista assoluto di questo XXV° Meetup regionale il neo-sindaco di Livorno Filippo Nogarin, perché a Livorno è successa questa strana cosa, che ad essere eletto sindaco di un porto è stato un ingegnere aerospaziale che si era presentato alle elezioni sotto il simbolo 5 Stelle. Nogarin, nominato sul campo dai 2 cofondatori “ufficiale di collegamento” per la Toscana, ad Arezzo ha raccontato la sua campagna elettorale vista da sé medesimo e tutti a parlare di “caso Livorno” e “modello Livorno”. Tutte balle, è il caso di dirlo, spaziali, perché Livorno è un non-caso o per meglio dire un caso da manuale. Non c’è nulla di strano che una forza politicamente egemone dopo anni ed anni di governo entri in crisi. La fortissima crisi del PD livornese era già evidente, per gli osservatori più attenti, già ai tempi delle giunte di Gianfranco Lamberti e il successore Alessandro Cosimi non è riuscito a raddrizzare la barca. Crisi economica, innanzi tutto, ma soprattutto crisi di rappresentanza. Livorno in questi ultimi vent’anni non ha contato in Toscana quanto avrebbe dovuto, se non altro per il numero dei suoi abitanti. La tradizione “proletaria” dei livornesi si è del tutto ovviamente scontrata con l’avvento di Renzi, il PD ha espresso un candidato debole, il MoVimento 5 Stelle un candidato credibile e molti cittadini, di tutte le provenienze, hanno preferito un voto post-ideologico ma molto, molto “politico”. Quanto all’assenza di Beppe Grillo in campagna elettorale, è tradizione che gli esponenti “nazionali” disertino le elezioni comunali, nelle quali si elegge specificatamente un sindaco, che per forza di cose cerca consensi locali e se ci riesce trasversali. Grillo è venuto a cose fatte, a festeggiare e a dire più o meno che i livornesi avevano fatto tutto da soli e che come portavoce lo avevano pensionato, il che da una parte è triste, ma da una parte entusiasmante. Da qualsiasi parte la si guardi, compresi gli attivisti che battono il territorio porta a porta, questa storia labronica non ha nulla di trascendentale, tutte le regole eterne della politica, applicate al particolare caso italiano, sono state rispettate. Anche il fatto che il MoVimento 5 Stelle possa essere competitivo al ballottaggio non è una novità e infatti è sulla rampa di lancio l’Italicum, che contro il MoVimento 5 Stelle abbassa al 37-40% la soglia del ballottaggio, rendendo impossibile sul nascere un non-caso Livorno sul piano nazionale. Per ora, perché verrà un giorno che i voti delle opposizioni si coalizzeranno anche al primo turno, ma di leggi elettorali e dintorni avremo modo di riparlare. Altra cosa scontata la scelta degli assessori per curriculum, sulla scia di quella meritocrazia che il MoVimento 5 Stelle ha tentato di applicare ovunque. Con molti scossoni, perché in Italia non ci siamo abituati e sono sempre forti le logiche “familiari”. Come vicini di casa dei livornesi, abbiamo avuto modo di conoscere diversi degli attuali consiglieri quando erano ancora dei signor nessuno. Ci sono sembrati gente seria. Essere seri non equivale ad essere capaci, però aiuta. In bocca al lupo, Livorno.