Chi ha più visto Beppe Grillo?

La figura di Beppe Grillo sembra a poco a poco svanire dalla scena pubblica italiana, e a quanto pare con grande soddisfazione di molti. A giudicare dalle performance più recenti di Crozza e del Canale televisivo che lo ospita sembrerebbe addirittura che, adesso che il Beppe si è messo da parte, una riconciliazione tra grillini e, diciamo, sinistresi anti Renzie sia possibile. Se finalmente si è capita la natura antidemocratica della dirigenza di Grillo, ci sarebbero le premesse per un proficuo dialogo “a sinistra” su democrazia partecipata, alternativa al renzieismo, ecc. Ora, un’aspettativa del genere sembra più che legittima, resta da vedere quali prospettive potrebbe avere sul piano politico e propositivo. Il grillismo sarebbe stato insomma un brutto sogno, un’illusione collettiva quanto mai pericolosa, una inedita forma di movimentismo reazionario e pseudoreligioso. Sarebbe il tempo di tornare alla ragione e alla proposizione di chiari valori di sinistra.

Ora, a parte il fatto che sarebbe tutta da dimostrare la “razionalità” dell’essere di sinistra, viste le ripetute smentite storiche del 900 circa la possibilità di realizzare un governo di sinistra della cosa pubblica: regimi comunistici realizzatisi, in contraddizione con i principi del materialismo storico, in paesi del Terzo mondo (Russia, Cina, America latina), e quindi inevitabilmente totalitari, e non nei settori avanzati del capitalismo; con modalità culturali e pratiche che vanno dal nazionalismo alla guerriglia (la Grande Russia, “Patria o Morte” del Che), per finire con il terrorismo europeo anni 70-80 (RAF e BR); per non parlare della strutturazione storica dell’ideologia di sinistra nel Partito Comunista come Coscienza del processo storico e della linea di azione politica, un’alienazione originaria dalle “masse” inconsapevoli per il cui interesse si dice tuttavia di combattere. Bene, come ci si possa dire di “sinistra” e al contempo “razionali” resta per me un mistero, ma il punto non è quello di superare i sinistresi in razionalità.

Il punto secondo me è rivendicare pienamente il carattere “irrazionale” del MoVimento 5 Stelle e del modo in cui questo MoVimento è nato grazie a Beppe Grillo. Beppe Grillo ha accompagnato la scena dello spettacolo italiano per oltre 40 anni in modo sagace e irriverente, pagandone anche il prezzo con l’espulsione dai canali comunicativi pubblici. Come ogni giullare che si rispetti era uno che non la mandava a dire e “smascherava” le ipocrisie, le “ombre”, dei cittadini più o meno autorevoli, più o meno potenti. Questa funzione di critica dei costumi della comicità non l’ha inventata Grillo, sta nel codice genetico delle forme di cultura della vita associata. Sembra una sciocchezza, ma dove non c’è la libertà di far ridere e di ridere di qualcuno, anche altre libertà più fondamentali del cittadino sono in pericolo.

La particolarità di Grillo nei suoi spettacoli è che oltre a far ridere, faceva riflettere su un ambito sconfinato della nostra esperienza quotidiana e sulle nostre contraddizioni. In questo assomigliava di più a una voce della nostra coscienza pubblica, una specie di parroco o di profeta. Anche in questo niente di nuovo, questo ruolo ha avuto una lunga tradizione nei teologi, per essere poi assunto in epoca più moderna da educatori, giornalisti, critici dei costumi. Qui però Beppe appariva in un ruolo di concorrenza con queste figure: non avendo una chiesa, non avendo un editore, non avendo una scuola, andava a rubare pubblico a queste figure. Se un “comico” come lui trova più consenso di un prete o di un opinionista, se le sue performance la vincono con le prediche domenicali, dove andremo a finire? Le figure di educatori riconosciute e consolidate amano il monopolio, non tollerano la concorrenza.

Ma che cosa faceva di Beppe una figura così carismatica, questo “animale da palcoscenico”, capace come pochi altri di fascinare il suo pubblico sempre più crescente? Alcuni pensano che la sua capacità di fascinazione fosse direttamente proporzionale all’imbarbarimento culturale odierno, italiano o meno. Occorrerebbe però meno frettolosità in questi critici e più capacità di analisi, direi quasi di analisi “letteraria”. Quello che suggerisco è di analizzare le performance di Beppe, in generale gli spettacoli ma anche i suoi interventi scritti o filmati sul blog, come testi letterari, ovvero in qualche modo come opere d’arte. E qui opera d’arte non significa una cosa “bella”, ma un evento simbolico; nel caso del comico è un far parte della rappresentazione artistica stessa in quanto fonte inesauribile di significati. E si rifletta su questo punto: da quando Beppe è il leader del MoVimento 5 Stelle ha aperto un canale “simbolico” di significazione e non più meramente “semantico”. Il simbolo, quando è efficace, coinvolge lo spettatore in un processo di significazione inesauribile e aperto; il segno, invece, proprio del discorso politico ordinario, è un rimando unilaterale a un significato. Quando vedi e ascolti la Camusso pensi al sindacato e alla sua visione della realtà e basta, quando vedi Beppe in azione sei tu stesso in azione e partecipi o meno a quello che dice e fa.

Ma se il giullare troppo spesso rivela un rapporto di ossequio con il signore che deride e se il pastore di anime si rivolge alla tua condotta morale o alla tua interiorità come a qualcosa da perseguire e punire, il comico Grillo attraverso una prosa mai argomentativa bensì evocativa, che allude per analogia a molte altre realtà, si rivolge al suo spettatore con voce imperativa e di amico chiedendo: che stai facendo tu della tua vita? Sei veramente all’altezza del mondo che ti circonda? Un tratto tipico della prosa di Beppe è che non è mai consequenziale, logica, ma appunto pulsante, capace di ridestare nello spettatore verità dimenticate o rimosse, o magari mai sapute, verità che non ci conchiudono in una conclusione, ma che aspettano la tua interpretazione. Forse il termine giusto per definirle sarebbe: verità paradossali ed entusiasmanti, come ad esempio la salvaguardia della natura e l’ipertecnologismo delle stampanti 3d. Questa la sua poetica.

Secondo i sedicenti razionalisti, che da sempre hanno grossi problemi con l’arte e, quand’anche la praticano, lo fanno solo se è “bella” (e, detta fuori dai denti, per costoro è bello solo ciò che abbellisce il loro Ego), questo modo di “comunicazione” sarebbe l’origine di ogni male proprio perché subdolo, subliminale, irrazionale, inconscio – e quindi patologico. Il monito è noto: “Il sonno della Ragione genera mostri!” Bene, a questo sventurato empito di razionalismo, preferirei sostituire: “Il sonno dell’Immaginazione genera mostri!” E mi ricordo qui di un breve discorso di Casaleggio, che a sua volta ricordava uno slogan anni 60 su “l’immaginazione al potere!” L’immaginazione non è altro che una “facoltà” il cui nome ormai da secoli sta a definire il tentativo di cogliere nella realtà quanto c’è di più profondo, di più intrinseco e vero, di più partecipato. Parlare di immaginazione significa riferirsi a un rapporto intuitivo con la realtà, cioè profondo e condiviso. Ecco, se dovessi qualificare il contributo culturale di Beppe Grillo in Italia negli ultimi decenni, direi proprio che è quello di essersi fatto strumento di un approccio intuitivo – cioè profondo e condivido – alla realtà che siamo e a quella che ci circonda.

Se si riflette su questo, si capisce anche quanto sia vuota l’obbiezione di molti circa il carattere antidemocratico del ruolo di Grillo nel MoVimento. Atteggiamenti antidemocratici da parte di Grillo e del suo enturage ci sono stati e sono da condannare, ma questi avvengono sullo sfondo di una realtà condivisa e partecipata, e perciò democratica, che non può essere “alienata” in nessun modo. Chi è del MoVimento non lo è perché “crede” a Grillo, ma perché grazie a Grillo crede di più a se stesso e può avere nei suoi confronti l’atteggiamento che si ha verso un amico. Essere amico di qualcuno non significa diventare completamente ciechi rispetto a quello che fa, significa certo condivisione, ma anche distanza necessaria a vedere, per esempio, quello che lui non può vedere.

Non si spiegherebbe altrimenti la quantità di personalità umane e politiche nate nel giro di pochi anni all’interno del MoVimento 5 stelle e riversate nel parlamento italiano, nelle regioni e nei consigli comunali. Grillo ha fatto da odierno Socrate – l’esperto di maieutica, ovvero l’arte di estrarre dal tuo interlocutore ciò che di vero e valido forse a sua insaputa porta in sé – per una bella fetta dell’ultima generazione. E non è forse un caso che questa ultima generazione gli abbia risposto così positivamente, visto che è quella che maggiormente è assorbita dalla tecnologia informatica e dal mondo della rete. A mio giudizio è l’uso quotidiano di questa tecnica ciò che maggiormente predispone alla capacità di intuire la realtà di cui parlavo sopra, a leggerla anche come simbolo. Possiamo forse dire che, se la scrittura era lo strumento di un approccio semantico alla realtà, quindi un approccio unilaterale, basato sulla distinzione cognitiva soggetto-oggetto, l’informatica è lo strumento per un approccio anche fortemente simbolico, ovvero intuitivo, profondo e condiviso, e fondamentalmente aperto al mondo esteriore e interiore. L’inesauribilità dell’interpretazione del simbolo è la garanzia della molteplicità delle interpretazioni, l’impossibilità di stabilire un codice ultimo e definitivo di significazione.

Essersi piantati in questa solida realtà dell’immaginazione e tentare di farne anche una realtà politica, è al momento il principale merito culturale e storico del MoVimento 5 Stelle, un merito che nessuna delle precedenti generazioni italiane può vantare: né i sessantottini, terrorizzati dall’operaio massa e poi accontentatisi di qualche dirigenza di giornale; né i terroristi delle BR, vittime di un frainteso terzomondismo e resistenzialismo; né il pacifisti anni 80, anime belle allo sbaraglio e in vendita al miglior offerente; né gli pseudo antagonisti anni 90 e del nuovo millennio, più caricature di militanza che militanza stessa. Per ritrovare una generazione che faccia da maestra al MoVimento 5 Stelle dobbiamo forse risalire ai partigiani della Resistenza e ad alcuni padri costituenti. La loro eredità costituente è oggi patrimonio di molti di noi.