Cerchi o stelle

olimpiadi-roma-2024-680x365_cIl No alle Olimpiadi di Roma del sindaco Virginia Raggi (non mi piegherò mai ad usare il termine sindaca come il boldrinismo dilagante imporrebbe) è una scelta che salva Roma dall’ennesima calamità di un grande evento. Bene ha fatto la Raggi, eletta dai cittadini romani, a sconfessare anche Di Maio che inopportunamente si era intromesso nella questione con affermazioni ambigue che ora sono utilizzate per mettere in cattiva luce il M5S davanti all’opinione pubblica. Gli strepiti e le lamentele veicolati incessantemente del mainstream mediatico confermano la saggezza della scelta. Chi ha vissuto a Roma sa benissimo che è una capitale con standard sudamericani e non europei e la colpa è di coloro che l’hanno amministrata negli ultimi 30 anni, ex radicali (ce ne sono in ogni dove), esperti di cinema, ex camerati e chirurghi…

E’ davvero incredibile che Malagò e Montezemolo (quello di Italia ’90 finita di pagare l’altro ieri) pensassero di proseguire con il progetto di Olimpiadi a Roma come se nulla fosse dopo l’esito delle amministrative dello scorso giugno, quando il M5S aveva chiesto, in passato, la rinun-renzi-large570ncia all’Expo di Milano a cantieri già aperti! E dopo il precedente tutto “romano” dei Mondiali di Nuoto del 2009 che avviene, nonostante, tutti gli scandali già dei Mondiali di Calcio del 1990 che, proprio a Roma, toccarono l’apice con le stazioni ferroviarie di Vigna Clara e del Farneto aperte per solo 8 giorni e l’Air Terminal Ostiense chiuso e diventato per anni rifugio di senza tetto e sbandati fino al 2012 quando è stato recuperato come punto vendita di Eataly. Ed invece Roma necessita di esser governata efficientemente ed efficacemente nella quotidianità dell’ordinaria attività amministrativa, mettendo in moto un radicale progetto di riorganizzazione della macchina comunale e delle aziende partecipate e di razionalizzazione della spesa. Vanno stabilite una serie di priorità chiare e realistiche che portino ad una progressiva e gradualmente sostenibile riqualificazione dell’urbe nel tempo.

La logica del grande evento che piomba e sconquassa la città è una concezione antiquata nei quali i cittadini residenti si trovano a subire per anni situazioni che azzerano la vivibilità non solo nelle fasi dei lavori, ma anche dopo quando la riconversione degli impianti e delle infrastrutture olimpiche si rivela tutt’altro che semplice diventando causa di abbandono e degrado urbano. Per non parlare del pericolo delle opere incompiute, altro catalizzatore di degrado. Personalmente credo che il NO debba essere a questa sorpassata concezione di sviluppo e sia sbagliato ridurre il tutto al pericolo della corruzione, perché impostarla così certificherebbe l’incapacità antropologica del popolo italiano a non saper far nulla senza che, per forza, ci siano fenomeni corruttivi. Il mainstream eurista filotedesco è, da tempo, che inietta dosi di questo venefico siero nella nostra opinione pubblica, convincendoci che siamo un popolo “inferiore”, buono solo a fare da camerieri ai turisti teutonici. Il NO alle Olimpiadi va posto sulla natura intrinseca dell’organizzazione di un evento di questo tipo in quanto la necessità di ultimare tutti i lavori entro la data di apertura dei giochi costringe ad entrare in quel circolo vizioso del “costi quel che costi” perché oramai si è in ballo. E questo nel campo delle opere pubbliche è pericolosissimo, perché deresponsabilizza ed abbassa la soglia di attenzione al rispetto dei budget. Il settore dell’edilizia è esposto storicamente in Italia ad una cronica incapacità di stimare attendibilmente i costi di un’opera, figuriamoci in una città archeologicamente importante come Roma e dove le dotazioni infrastrutturali (pensiamo alla rete del TPL) è da terzo mondo.

raggi_malago-2Il M5S rappresenta quel 30% di italiani che contesta come le varie Istituzioni della Repubblica Italiana spendano i soldi degli onesti contribuenti, categoria “cornuta e mazziata” da sempre nel nostro Paese. Se prima della crisi economica arrivata dall’America e resa cronica dall’Euro, gli avversari delle grandi opere costose e inutili erano una minoranza fatta di luddisti ed ambientalisti, oggi molti cittadini hanno cominciato seriamente a chiedersi se sia logico, prima ancora che etico, impiegare tanti soldi pubblici in cose di dubbia utilità quando, nella vita di tutti i giorni, si vede il proprio Paese andare a rotoli… In questo il M5S è totalmente antitetico al PD e se giornalisti e commentatori facessero un po’ meglio il loro mestiere ed analizzassero i fenomeni politici, avrebbero saputo che la vittoria pentastellata era la pietra tombale sulle Olimpiadi a Roma. Il debito consolidato di Roma Capitale di circa 13,6 miliardi di Euro verrà finito di ripagare nel 2048 dai contribuenti romani per 2/5, ma per i restanti 3/5 dallo Stato cioè da tutti noi. Le Olimpiadi rischiavano di essere l’ennesimo balzello fiscale a carico dei contribuenti di tutta Italia.

Nel mare di disinformazione ho sentito ripetere più volte l’ennesima balla che le Olimpiadi ora si fanno in maniera diversa, che c’è più controllo ai costi e si punta ad interventi soft… ma quali interventi soft!!! A Roma per organizzare decentemente le Olimpiadi si doveva rivoltare la città come un calzino in un contesto dove il quotidiano o non funziona o funziona malissimo. I paragoni con Londra non reggono, in quanto la capitale del Regno Unito partiva da una situazione completamente diversa: lì le Olimpiadi sono servite a rendere ancora più moderna ed efficiente una città già con standard elevatissimi, a partire dalla metropolitana con 11 linee, ultima delle quali la Jubilee Line del 1979, sottoposte però negli anni a continui allungamenti ed aperture di nuove fermate oltre che ammodernamenti. Lo Stadio Olimpico di Londra era già deciso che diventasse l’impianto di una tra le squadre di calcio del West Ham o del Tottenham, ristrutturandolo per le loro esigenze calcistiche e di bacino d’utenza.

Ricordiamo, inoltre, come le Olimpiadi di Atene del 2004 abbiano trascinato nel baratro un’intera Nazione di 11 milioni di abitanti che ancora maledicono quell’evento.

Fontana nel villaggio olimpico di Atene

Concludo con una nota a margine: l’Italia ha bisogno di normalizzarsi, per cui il rispetto delle forme nei rapporti istituzionali non deve mai mancare chiunque sia l’interlocutore. Non sono i “mi piace” degli esagitati su Facebook che vanno cercati, bensì il consenso di quei cittadini che vogliono Istituzioni serie, autorevoli e capaci.