Bar 5 Stelle un anno dopo (o della comunicazione)

Insegna4Un anno fa, il 21 marzo 2014, postavamo in rete il primo video di Bar 5 Stelle. Tre mesi dopo Bar 5 Stelle sarebbe divenuto un progetto autonomo, con un proprio sito diverso da quello ufficiale del gruppo consiliare di Pisa (che è www.m5spisa.it). Un sito, com’è scritto in fondo ad ogni sua pagina, dove “quanto pubblicato rispecchia solo il parere dei singoli autori” e infatti, pur essendo chiara l’area di riferimento, non viene fatto uso del simbolo ufficiale del MoVimento 5 Stelle. Abbiamo adottato volutamente come marchio il logo di Grillo in mongolfiera, il logo 5 Stelle più criticato dai “grandi comunicatori”. Giocando sul numero 5, come sigla abbiamo recuperato i 10 secondi più celebri della più celebre composizione jazz in 5/4, “Take Five“. Lo scopo dichiarato nel post di presentazione era “di far conoscere, partendo dal microcosmo pisano, chi sono e cosa pensano alcune persone comuni che un giorno hanno deciso di fare politica e la stanno cambiando”. In questo primo anno abbiamo dato voce ad attivisti ed eletti del MoVimento 5 Stelle che ci è capitato di incontrare (e che hanno accettato sportivamente di farsi intervistare), cercando ogni volta di collegare il caso particolare al tema politico generale. Quando è stato possibile, abbiamo intervistato anche persone che non erano né attivisti né eletti, ma che avevano qualcosa di interessante da dirci. La formula adottata, a parte alcuni “speciali”, è stata quella dell’editoriale con intervista, una formula della televisione delle origini (proseguita in epoca moderna da Enzo Biagi), in chiara controtendenza con i telegiornali nazionali odierni, dove i politici vengono lasciati parlare da soli nel vuoto pneumatico (ma i monologhi autocelebrativi sono molto invalsi anche sul web). Sul blog abbiamo cercato di approfondire il tema “cos’è il MoVimento 5 Stelle e dove sta andando”. E’ un tema diciamo così da appassionati, ma il pubblico al quale vorremmo rivolgerci non è strettamente quello degli attivisti 5 Stelle (che sanno già tutto), ma quello della nicchia dei “curiosi” della politica, ai quali piace conoscere cosa sta succedendo all’interno dei vari gruppi politici. In quest’ultimo anno il MoVimento 5 Stelle ha attraversato momenti vivaci, facendo questo lavoro nel (poco) tempo libero purtroppo ne abbiamo potuto rendere conto solo in piccola parte. Vorremmo essere riusciti almeno a insinuare il dubbio che il MoVimento 5 Stelle non sia quella “setta” chiusa dove tutto è predeterminato, oggetto di una diffusa leggenda metropolitana, ma un progetto politico interessante, che sta facendo un percorso e al quale tutti possono contribuire per migliorarlo.


Caso ha voluto che il primo compleanno di Bar 5 Stelle coincidesse con la pubblicazione di un video un po’ più elaborato del nostro modesto solito, “Istrioni”. Sono rimasto molto sorpreso da alcune reazioni sopra le righe suscitate da questo video in alcuni attivisti del MoVimento 5 Stelle toscano, innanzi tutto perché pensavo che questi attivisti, che amano dipingersi come sempre a lavorare sul territorio, non avessero tempo e soprattutto voglia di cliccare su www.bar5stelle.it o sulla mia pagina facebook, che mi immaginavo come i due più grandi insuccessi di pubblico di tutti i tempi e quindi totalmente ininfluenti sugli esiti elettorali. E poi, onestamente, non si tratta di un video che contesta quanto affermato a Firenze da Di Battista e Fico, tutte cose ampiamente già illustrate sul blog nazionale e ovviamente condivise da chi fa parte del MoVimento 5 Stelle, al netto delle sensibilità personali che ognuno può avere su quello o quell’altro punto. Il video fa un sunto di quanto detto, dividendolo per capitoli, con una funzione di divulgazione, didattica, rivolta chiaramente non tanto agli attivisti 5 Stelle (che appunto sanno già tutto), ma ad altri che passando di lì volessero informarsi. Gli spezzoni non sono stati in alcun modo manipolati rispetto alla versione originale di Marco Ferrari e per ciascun argomento si è cercato di dare il ragionamento completo che intorno a quell’argomento veniva fatto. Il video però suggerisce allo spettatore di riflettere anche su alcune tecniche comunicative usate dai due oratori. Diciamo che questo video pone il problema di quali debbano essere le tecniche comunicative nel dopo Berlusconi e capisco che questo è un argomento particolarmente sensibile in un MoVimento cofondato da un comico e che continua ad avere un rapporto problematico con la stampa. La politica ha da sempre una sua dimensione teatrale. E non solo la politica: è classico il parallelo tra la messa cattolica e uno spettacolo teatrale. Sin dalla preistoria, tutti i riti sono fatti anche teatrali, vedi la danza intorno al fuoco. Solo che negli ultimi decenni si è passati dalla tradizionale arte dell’oratoria ad una serie di tecniche più sofisticate, nate prevalentemente in ambito pubblicitario e da qui mutuate alla politica. I campioni di questo processo sono storicamente gli americani, che non a caso elessero presidente un ex-attore. Berlusconi ha importato tutto questo ambaradan in Italia (anche se in una versione più sudamericana) e col passare del tempo un po’ tutta la politica italiana si è adeguata, con la conseguente deriva verso il culto della personalità, vecchia malattia della politica. La vulgata narra che le tecniche pubblicitarie applicate alla politica siano alla radice del successo elettorale di Berlusconi, ma è una vulgata di parte, messa in giro dai pubblicitari per darsi importanza. Più realisticamente, più che con i sofismi, Berlusconi ha dominato la vita politica italiana con il suo impero mediatico, che diffondeva solo alcune cose e soprattutto, con la sua presenza incombente, impediva che altri diffondessero le altre cose. La caduta di Berlusconi è cominciata quando le sue “Panzer Divisionen” si sono trovate davanti le “Sturmtruppen” del gruppo L’Espresso-Repubblica di De Benedetti, in una curiosa tenzone per motivi strettamente personali tra due miliardari. Il punto debole di certe tecniche è che sono nate in altri contesti sociali, economici e culturali e in Italia non è dimostrato che funzionano. Come i sondaggi, del resto, altra grande creazione americana. Per esempio, un caso da manuale di tecniche pubblicitarie applicate alla politica è unanimemente considerato il discorso della discesa in campo di Berlusconi. Ecco, per dire, quel discorso fece di me, un secondo dopo averlo sentito, un antiberlusconiano convinto. Renzi continua su quella strada, ma sulle tecniche comunicative di Renzi la parola definitiva l’hanno detta gli autori di Crozza, già nelle puntate della sua trasmissione in cui Renzi era solo segretario del PD e non c’è molto altro da aggiungere. Nell’animato dibattito che nel MoVimento 5 Stelle c’è sin dall’inizio circa il come presentarsi all’esterno, quel giorno a Firenze mi è capitato (non del tutto a mia insaputa) di trovarmi all’interno di una drammaturgia, dove due oratori rispondevano alle domande che il pubblico faceva, ma siccome erano domande assolutamente prevedibili, di fatto stavano recitando un copione che si erano preparati, con tanto di pause, tempi e battute. Ciò non inficiava minimamente la genuinità di quanto affermavano, ma era evidente che alcuni parlamentari del MoVimento 5 Stelle avevano fatto una loro elaborazione sul tema ed erano giunti alla conclusione che bisognava appropriarsi di alcune delle tecniche di cui dicevo. Questa giornalisticamente parlando per me era una notizia ed ho cercato di darla, come sapevo e come potevo, con una vena ironica tutta toscana e con qualche didascalia presa dal linguaggio della musica e del teatro. In realtà la cosa avrebbe dovuto risultare scontata a tutti coloro che avevano assistito all’evento. Il fatto che, posti di fronte all’evidenza, alcuni si siano irritati e abbiano scambiato una cronaca per una denigrazione mi convince ancora di più della debolezza intrinseca di certe tecniche. Si dirà: ma allora Beppe Grillo? E’ diverso, perché quando vado a vedere Beppe Grillo lo so che recita, lo so che è un attore e mi godo lo spettacolo e lo ringrazio se recita contenuti invece che semplici facezie. Se invece fossi un eletto, lascerei perdere la dimensione spettacolare (che tanto non sono bravo come Beppe Grillo) e racconterei in maniera sincera la mia esperienza politica per come l’ho vissuta. Come abbiamo fatto, da aspiranti candidati alle regionali, nelle due graticole di Pisa e Pontedera. Non a caso il Beppe Grillo delle origini è molto battutaro, il Beppe Grillo post-25% è molto più “politico”. Segno che il dibattito sulla comunicazione nel MoVimento 5 Stelle è appena all’inizio e “Istrioni” si inserisce in questo dibattito, in maniera più o meno felice. In realtà l’intento era anche di fare il “bignami” di alcuni temi classici della politica italiana trattati in versione 5 Stelle (nei titoli dei 13 capitoli si fa largo uso di termini da “Prima Repubblica”, dall’orgoglio di partito al sol dell’avvenir). Stando dentro un gruppo politico, la domanda che ci si fa sempre in questi casi è se l’autoironia non sia autolesionista, quando il paese è invece attraversato da altri e ben più gravi problemi. Ora, sugli altri e ben più gravi problemi i 5 Stelle sono il gruppo politico più sul campo, nel nostro piccolo anche a Pisa. Però nella vita di una formazione politica è normale che ci siano anche momenti ludici e momenti di discussione. Il MoVimento 5 Stelle fece la campagna elettorale delle scorse Europee senza applicarsi particolarmente nell’autoironia, ma l’autoironia dovette riscoprirla subito dopo, in quelli che restano i due minuti (scarsi) più riusciti di Beppe Grillo, come comico e come “portavoce” (vedi il filmato in cima a questo post). Qui al Bar 5 Stelle restiamo minimalisti, stile Tatti Sanguinetti con “Storia di un altro italiano”. Qualcuno ci ha chiesto, nel pieno della foga polemica, di fare dell’autoironia anche sui video di Bar 5 Stelle. Ci avevamo pensato, ma, essendo noi dei signor nessuno, fare la parodia di se stessi sarebbe stato così snob da cadere nel kitsch. Però possiamo dare qualche suggerimento, per chi volesse applicarsi. Si prenda uno dei tanti, troppi video di Bar 5 Stelle, questo. Lo si esamini attentamente con occhio critico e inforcando gli occhiali dei “grandi comunicatori”. Cosa ci si vede? Un anziano professore di liceo che, usando lemmi e retorica da liceo, dice alcune cose terribilmente demodè. E un tipo buffo, un buffone, che cerca di fare lo spiritoso e strappare qualche sorriso, una pena. A un certo punto del video c’è anche un problema di luci. Nell’insieme una scena patetica. Scomponete il tutto in capitoletti (è facile), con dei titoli così come vi vengono in mente. E la colonna musicale? Ce la suggeriscono gli ultimi secondi del video, per rimarcare il demodè ricordarsi di usare la versione filologica di Milly e non quella postmoderna di Mina. Ma essendo due grandissime interpretazioni, le alleghiamo entrambe, per la gioia dell’orecchio. Buon montaggio a tutti.