Accadde a Pisa


Certo signora mia che me lo ricordo, era quest’estate, la tentata rapina al Palabingo di Navacchio, un tiro di schioppo da Pisa. Il vigilante si spaventa, spara e uccide il rapinatore: due famiglie distrutte. Sì, ragioniere, poi si scoprì che anche il rapinatore aveva fatto parte dello stesso Istituto di Vigilanza, una storia disgraziatissima, che virò al grottesco quando venne fuori che in quell’Istituto c’era diversa gente che girava senza avere rinnovato il porto d’armi, compreso lo sparatore e in passato persino il titolare. Giusto, colonnello, quello che sulla televisione cittadina conduce da anni la mitica rubrica “Professione sicurezza”. E’ vero, le autorità comminarono sanzioni all’Istituto, poi ci furono ricorsi, la solita storia italiana. No, non lo so com’è finita e non lo voglio neanche sapere, il processo è ancora in corso e poi a me basta sapere com’è iniziata. Malissimo. E già, perché questi non rinnovavano le licenze e gli altri non se ne erano accorti. Chissà quanta gente va in giro armata senza licenza, signora mia non c’è più religione e neanche lo Stato. In Italia la sinergia tra pubblico e privato per non far mai funzionare nulla raggiunge la perfezione assoluta. Neanche a farlo apposta, circa un mese e mezzo dopo quella sparatoria, a Lucca fallì una rapina a un supermercato e il rapinatore venne arrestato. No, ragioniere, quello non era un vigilante, quello era proprio un poliziotto, in servizio alla Digos di Pisa. Che poi uno dice: ma lavori alla Digos, scrivi libri gialli e per arrotondare lo stipendio non trovi di meglio che fare rapine ai supermercati come un balordo qualunque? Ma allora non hai imparato proprio niente a frequentare i politici. Colonnello, lo so quello che si dice sempre, le solite mele marce, i soliti casi isolati. Però fanno tendenza. Vogliamo parlare del Comune di Pisa, ne vogliamo parlare? Un disastro tecnico prima ancora che politico. Quella storia del cantiere dove vennero dati per fatti lavori che non lo erano. Ah, sì, ci furono anche le case prese in affitto che non potevano essere affittate. Piccolezze, ragioniere, piccolezze. Cosa dice? Sì, anche quell’altra storia del contenzioso sul prezzo del parcheggio sotterraneo, che non si sa quanto ci costerà. E le merlature rifatte a pera sulla cinta muraria restaurata, ma queste sono cose che se ne accorgono solo gli addetti ai lavori. E gli alberi abbattuti ad alzo zero, l’ambientalismo in Italia è sempre stato solo a parole. Le fogne intasate? Fatalità, il mondo è cattivo. No, colonnello, non ci sono i soldi per farle nuove e neanche per ripulirle. Sono cinquant’anni che a Pisa mancano i soldi per le fogne. E anche per il restauro e la conservazione delle opere d’arte minori. Colonnello, ma lei le ha pagate le tasse? Le ha pagate, ma mancano i soldi. Le avrà pagate con soldi falsi. Guardi come hanno fatto la nuova caserma dei vigili urbani, tazze del wc attaccate al cartongesso, per risparmiare. Sì, ragioniere, sono venute giù, il paese è piccolo, la gente mormora e le cose si risanno e poi, signora mia, chi più spende meno spende, ora gli tocca di rimetterci le mani. Ma cosa vuole, con imprese edili che presentano garanzie finanziarie che poi si sono rivelate irregolari cosa ci si può aspettare. Una inarrivabile collezione di piccoli disastri. Vero, ragioniere, ci sono anche i disastri più grandi. Il capo cantiere del trenino a fune che viene rimosso perché aveva detto quello che pensava di tutta la baracca. Ma certo, aver distrutto la ferrovia quella vera per farci il trenino a fune, andavano rinchiusi tutti subito all’inizio. Dice ma il bilancio del Comune è saldo, per ora più che altro è aleatorio. Ma in quale altro Comune italiano c’è stata la rivolta dei revisori dei conti? Ah, è vero, c’è stata anche alla Regione Lombardia, ma lì fanno tutto più in grande, dimensione industriale. Qui il problema sembra essere che il presidente dei revisori è un lucchese e non ama Pisa. Però l’assessore al bilancio era l’uomo forte della giunta, il predestinato a diventare sindaco, se seguita così farà la fine della terza forza di Saigon. Colonnello, se la ricorda la terza forza di Saigon? Ah, della guerra in Vietnam seguiva solo gli aspetti militari. Perché ormai nel PD ci sono rimasti solo i renziani e i renzianissimi. Ci mancavano solo i maltrattamenti all’asilo comunale, che fanno tornare d’attualità “Gli indifferenti” di Moravia, roba da non credere. Signora mia, siamo in Italia, i processi non finiscono mai, le responsabilità penali chissà quando le sapremo, ma intanto gli investigatori pubblicano i video e con la gogna mediatica la coscienza è salva. E il disagio psichico resta. No, no, ragioniere, ma quali tesi precostituite, io non voglio dimostrare nulla, elenco. Elenco e penso. Come diceva Alberto Sordi? Mamma mia che impressione. Ci mancherebbe solo che alle prossime elezioni vincesse un sindaco grillino, che sarebbe senz’altro un presappocchista, mica come questi professionisti dell’amministrare e dello sminestrare. Lo sa cosa dicono a Livorno e nel resto della Toscana? Hanno coniato un nuovo epiteto, prima o poi anche l’Accademia della Crusca dovrà registrarlo “Che tu possa doventa’ i’ Sindaco di Pisa!”.

Per chi volesse approfondire…
Umorismo.
Secondo la bella definizione di Google è la “capacità di rilevare e rappresentare il ridicolo delle cose, in quanto non implichi una posizione ostile o puramente divertita, ma l’intervento di un’intelligenza arguta e pensosa e di una profonda e spesso indulgente simpatia umana “.
Paolo Villaggio.
La saga cinematografica di Fantozzi, passando dalla regia di Luciano Salce a quella del più modesto Neri Parenti, svoltò verso la comicità delle torte in faccia, ma Paolo Villaggio nacque umorista. Negli anni ’60 si esibiva nei locali come cabarettista, su testi suoi e con la collaborazione tecnica di Maurizio Costanzo. A quei tempi il linguaggio che usava Villaggio era già iperbolico, ma non ancora iper-iperbolico alla fantozziana maniera. Nel pezzo che sovrasta questo post (rifatto per la televisione nell’arboriano “Speciale per voi”) fa uso della classica tecnica dell’affastellamento su tesi precostituita. E’ la stessa tecnica del mio post, ma naturalmente Villaggio risulta assai più divertente, anche perché parlare della morte suscita sempre ilarità, per scaramanzia. Parlando della crisi epocale di una società è più difficile far sorridere. Però questo pezzo di Villaggio ha una particolarità: mentre con buffoni e giullari era il popolo a prendere in giro la borghesia, qui è la borghesia a prendere in giro il popolo. Per capire il perché, bisogna riandare all’epoca, quando l’Italia contadina voleva fuggire dalla miseria e inseguiva l’agiatezza borghese.
Le rapine in divisa.
Tutti i risvolti inattesi della rapina al Palabingo di Navacchio sono riassunti in poche righe in quest’articolo. Meno drammatico, ma ugualmente a sorpresa, il caso della rapina al supermercato di Lucca.
Il disastro tecnico del Comune di Pisa.
Il pasticcio del cantiere per la città galileiana ai “Vecchi Macelli” è stato forse il caso più clamoroso dell’inadeguatezza di cui ha dato prova la macchina comunale negli ultimi tempi. Il vizio dei mancati controlli sul costruito si è evidenziato anche nel caso del complesso “Sesta porta”. Ma di notevole c’è stato anche il caso di Villa Madrè, di meno immediato impatto popolare e sul quale molto si è discusso nei circoli politici. La cosa, vista da sinistra, era stata inquadrata come l’ennesimo soccorso del pubblico verso il privato. Ad un più attento esame, i consiglieri 5 Stelle avrebbero scoperto in seguito che erano stati sottoscritti contratti che per legge non potevano essere sottoscritti. Altra cosa passata un po’ in sordina (e meno male che siamo nell’era della comunicazione) gli sviluppi poco tranquillizzanti per le casse comunali del contenzioso legale tra Comune e ditta costruttrice del parcheggio sotterraneo di Piazza Vittorio Emanuele II. A seguito dell’inchiesta della Magistratura su un’impresa edile, da alcuni controlli in Comune (che senza quell’inchiesta mai sarebbero stati fatti) è inoltre venuta fuori la storia delle fidejussioni irregolari, altro argomento un po’ ostico per il grande pubblico, ma molto grave sul piano amministrativo. Considerati anche altri disastri minori, non a caso il più scafato dei politici pisani non ha mancato di mettere le mani avanti, scaricando tutte le colpe sui funzionari (che però non erano affatto esenti da colpe, anche se diciamo così erano stati abbastanza aiutati a sbagliare dalla parte politica).
L’abbandono delle opere d’arte minori.
Nella città della Torre (che poi è un campanile), tutte le altre opere d’arte sono minori e si tende a dimenticarle. La maggiore delle minori è senz’altro l’Acquedotto Mediceo, il cui non-restauro è ormai storicizzato anche su Wikipedia. E dove si è intervenuti ci sono state molte polemiche sui modi, emblematica la polemica su come sono state restaurate le mura, un intervento che è sembrato mosso più da interessi commerciali che artistici (cioè si è tenuto conto del futuro uso turistico, meno della filologia).
Alberi e fognature.
Non so se qualcuno ha prodotto statistiche precise, ma tutti a Pisa abbiamo avuto l’impressione che negli ultimi anni siano stati battuti tutti i record di abbattimento degli alberi di alto fusto, per tacer delle potature sempre più scriteriate. Naturalmente nel rispetto formale di leggi e regolamenti (perché ormai a parole sono tutti ambientalisti) e a prodigarsi oltre al Comune ci si è messa anche l’Anas. Quella delle Associazioni ambientaliste e del Parco restano flebili voci, perché nessuno in Italia ha mai perso le elezioni per aver distrutto il verde. Le opposizioni hanno provato ad ottenere chiarimenti, ma senza grandi risultatiNon sempre vengono piantati alberi in sostituzione di quelli abbattuti e quando questo avviene sono di tipo più basso e/o ci si dimentica di annaffiarli e muoiono subito. Quello che non manca mai, tutti i Natali davanti al Comune, è il grosso abete tagliato proveniente dall’arco alpino. Mentre si sprecano i soldi così e in mille altri creativi modi, le fogne restano quelle dei secoli scorsi, sempre più intasate, in una situazione idrogeologica problematica come quella della piana alluvionale pisana. Nel 2015 gli allagamenti hanno riguardato anche il centro storico e non più solo le periferie.
Il bilancio al 31 dicembre.
La giunta di Pisa si vanta di riuscire sempre ad approvare il bilancio preventivo entro il 31 dicembre dell’anno precedente. Ma poiché a Roma la legge di bilancio viene anch’essa licenziata dal Parlamento a dicembre, ne risulta che un bilancio comunale approvato a dicembre è immaginario, perché ovviamente non può tenere conto di disposizioni legislative non ancora emanate e quindi dovrà comunque essere rifatto nei mesi seguenti. Tant’è vero che la stragrande maggioranza dei Comuni italiani si dà il 31 marzo dell’anno successivo come termine ultimo per approvare il bilancio. Il fantasmatico bilancio di previsione del Comune di Pisa per il 2016 è stato oggetto di una dura contestazione da parte dei revisori. Il serafico sindaco e il magico assessore al bilancio ci sono rimasti male e ne è seguito un accapigliamento al calor bianco, dove il solitamente prudente Tirreno è arrivato un pubblicare un articolo ai limiti della diffamazione contro il presidente del collegio dei revisori . Pronta la reazione dell’interessato, pubblicata sì dal Tirreno, ma corredata da una dura reprimenda. Alla fine il nostro è stato deferito dal Prefetto, così impara. Nota a margine: siccome nessuno si è levato in difesa di Fabio Vergamini, per quello che vale lo faccio qui io (che non so neanche chi è), perché ha detto cose di assoluto buonsenso, che un amministratore corretto dovrebbe fare sue a prescindere. Il fatto che un giornale scritto da giornalisti professionisti (non una bacheca sul web) sia scivolato a simili livelli di attacco personale fa pensare male, molto male. In un paese normale un assessore al bilancio che vara un bilancio fantasmatico il giorno dopo sarebbe fuori dalla politica e farebbe la fine, appunto, della terza forza di Saigon.
La terza forza di Saigon.
Negli anni ’70, durante la guerra del Vietnam, il Vietnam del Sud era sotto dominazione statunitense, con un governo fantoccio che però aveva un’opposizione interna anche di tipo politico e non solo armato. Ci fu un momento (molto breve) in cui in Occidente qualcuno pensò che questa terza forza potesse andare al governo e trattare la pace con il Vietnam del Nord. I successivi sviluppi della guerra, con la conquista di Saigon da parte delle truppe nordvietnamite, polverizzarono questa ipotesi fantapolitica e dei componenti la terza forza di Saigon, eroi per un attimo, non si seppe più nulla. Da allora sono solito usare l’espressione “terza forza di Saigon” per indicare quelli che partono con i migliori auspici e non arrivano ai risultati vagheggiati. Oggi, per trovare qualche traccia della terza forza di Saigon, bisogna spulciare nei trattati universitari o riesumare la stampa dell’epoca. Qui trovate la pagina con cui Lotta Continua resocontò che fine avevano fatto alcuni dei terzaforzisti di Saigon.
Le grandi opere.
Il people mover o Pisa mover, insomma il trenino a fune, è la più grande opera in costruzione attualmente a Pisa. Collegherà l’aeroporto alla stazione ferroviaria, un percorso dove erano già insediati dei binari ferroviari, che sono stati divelti per far posto alla nuova trovata. L’opera è un assurdo sotto tutti i punti di vista: funzionale, ambientale, economico. Come se non bastasse, in sede di realizzazione è scoppiato il putiferio anche per come è stato gestito il cantiere e per come sono stati resocontati i lavori ai fini dell’ottenimento dei finanziamenti europei. Un altro immane capitolo con i bilanci tutti da studiare è il conferimento dell’azienda provinciale dei rifiuti nella nuova mega-azienda costiera. Il processo è in corso e ha trovato l’opposizione di Livorno e forse anche di altri Comuni, vedremo come evolverà, ma le premesse non sono affatto entusiasmanti né per le casse pubbliche né per l’ambiente.
L’asilo dei maltrattamenti.
Già il disagio psichico di una persona del quale hanno fatto le spese dei piccolissimi è un caso da manuale, ma questa volta siamo andati oltre e sembra proprio che non sia una sola la maestra coinvolta in questa brutta storia. Non sono certo dinamiche psicologiche sconosciute, sappiamo tutti benissimo che fanno parte della natura umana, ma fa una certa impressione trovarsele accanto in tempo di pace in un asilo. Ovviamente le telecamere non sono la soluzione, hanno senso solo se c’è un’indagine in corso, per accertare responsabilità personali. A parte gli aspetti legali e contrattuali, a parte che fuori telecamera potrebbe sempre avvenire di tutto, ma chi ci sta tutto il giorno a guardare cosa riprendono le telecamere? La soluzione vera per evitare queste cose a monte è una programmazione dell’attività con coordinamento di gente competente che sappia guidare il lavoro delle maestre. Proprio quello che è mancato a Pisa.
Gli indifferenti di Moravia.
Rimane in fondo il romanzo più importante di Alberto Moravia (l’unico, sussurrano i maligni). La trama la trovate qui, ma si tratta di una di quelle opere letterarie dove conta più il contesto che il contenuto. E’ passato alla storia come il ritratto di quella borghesia italiana che appunto per indifferenza lasciò campo libero al fascismo. In una realtà come quella italiana (dove c’è sempre qualcuno che vuol fare il Mussolini della situazione), in passato questo libro è stato spesso accostato alle più diverse situazioni. Oggi nessuno cita più i libri, perché nessuno legge più libri.
Mamma mia che impressione.
E’ il primo film da protagonista di Alberto Sordi. Subito catalogato dalla critica come film comico minore, per Sordi (che l’aveva anche scritto) era invece una satira preveggente sulla nuova classe politica democristiana che si apprestava a dominare l’Italia in quel 1951. Poiché però tra Amintore Fanfani e Matteo Renzi c’è più di un nesso, rivedere oggi quel film è più inquietante che vedere un horror. Senz’altro un film comico minore, ma il protagonista assomiglia più a Renzi che a Fanfani e forse quel film fu ancora più preveggente di come lo descriveva Sordi.
L’Accademia della Crusca.
Miracolosamente sopravvissuta ai tagli montiani, ogni tanto se ne torna a parlare come massima autorità codificatrice della lingua parlata in Italia. Di solito si limita a prendere atto delle mutazioni linguistiche già avvenute, ma in questo 2016 ha creato lei stessa un neologismo, “configlio”. L’adozione del figliastro è così diventata l’adozione del configlio: alla notizia in Parlamento tutti sono restati un attimo a bocca aperta e un minuto dopo hanno ricominciato a litigare.