A proposito di piccoli giuda, gufi seriosi ed altre amenità

Questi sono giorni estremamente difficili per il MoVimento 5 Stelle. Espulsioni incomprensibili, voltafaccia di portavoce del MoVimento altrettanto incomprensibili – o fin troppo comprensibili… E poi i diversi ritornelli di personalità culturali e politiche che più o meno in buona fede cercano di riflettere su errori possibili del MoVimento, cercano di fornire ricette più o meno plausibili per uscire da una situazione che a molti pare già l’inizio della fine… E poi ci sono le cronache locali, in particolare quella di Livorno più vicina a noi, dove un fronte politico, economico e mediatico, un fronte tenuto insieme da forti interessi e dal timore della perdita di privilegi, si è costituito a muro contro una nuova esperienza di governo e di politica partecipata, nata dalle ultime elezioni.

Se alcune analisi dei detrattori del MoVimento hanno rivelato una certa fondatezza – del tipo: non potete rimanere movimento in eterno, dovete costituirvi in partito; o ancora: Beppe Grillo è più un dittatore e più un intralcio che un aiuto… bene, se queste e altre obiezioni un qualche senso, entro certi limiti, lo stanno mostrando, c’è da dire che la reazione delle componenti sociali su accennate (partiti, media, realtà imprenditoriali) alla novità del MoVimento ha superato in peggio ogni aspettativa. I giornali non danno notizie e spunti di riflessione, fanno ancora di più propaganda o imboniscono. Le realtà imprenditoriali fanno politica e dettano agende a chi governa. I partiti agitano specchietti per le allodole come la crescita o l’Europa, dopo aver fatto terra bruciata di consenso e di intelligenza politica. Ma tutto questo lo sappiamo, contro questo è nato il MoVimento, eppure di questo ora il MoVimento sembra subire l’iniziativa. Per non parlare poi del fenomeno dell’astensionismo, qualcosa che può danneggiare solo noi, visto che, per gli altri, meno i cittadini si occupano della cosa pubblica e meglio è.

Un elemento fondamentale da approfondire è secondo me la capacità di tenersi in dialogo culturale con la società civile senza voler dettare strategie o imporre visioni del mondo. L’impatto che Grillo ha esercitato su molti di noi è stato diretto, immediato. O lo capivi e ti trovavi in sintonia con lui, o niente. Da qui poi il passaggio alla pratica era altrettanto immediato e condiviso. Su questo adesso occorre lavorare, non può più essere solo così e il MoVimento ha tutte le premesse per fare bene. Il MoVimento non ha un’ideologia, ma propone, secondo le parole di Beppe, un nuovo modo di pensare.

Io lo definirei un pensare in situazione e nei riguardi del tuo essere cittadino. Non ti chiedo se sei di destra o di sinistra, ti chiedo se tu vuoi le tue spiagge privatizzate o devastate da trivellazioni. Dal punto di vista del mio diritto a godere di ciò che è comune, io esigo che di queste spiagge non si faccia altro uso che quello che io insieme ai miei cittadini vogliamo. Il MoVimento anche a Livorno vuole giustamente valorizzare la vocazione turistica della città e questa è un’alternativa. Chi è di sinistra e si propone di combattere il capitalismo vede nella trivellazione tutt’altro: è un ennesimo tassello di un processo totalizzante di devastazione, che non può essere affrontato solo con un comitato. E perciò lui ti chiede cosa ne pensi della proprietà privata, se sei d’accordo con il lavoro salariato e cosa pensi di fare nei confronti delle istituzioni che questo stato di cose difendono, come il parlamento, lo stato di diritto, l’esercito… e che non si può affrontare ogni minimo problema se non si ha una visione politica complessiva e magari anche di classe, in conclusione un Partito che abbia il sapere necessario a coordinare tutto questo. “Sapere è potere, e potere è potenza”.

Con queste parole un po’ criptiche un recente articolo apparso sul periodico antagonista livornese “Senza Soste” sembra consigliare al MoVimento un processo di crescita in senso ideologico – oltre che culturale, visto che si suggerisce che i più di noi hanno al massimo un diploma di scuola superiore e parlano come un manuale di educazione civica. Con il carisma di Grillo si sarebbe creata molta partecipazione entusiastica (un “entusiasmo” condiviso da 9 milioni di persone, ma si sa, gli italiani si lasciano facilmente entusiasmare…), ma quanto al fare politica seria, a capire le vere cause dei problemi e a trovare i veri mezzi per risolverli, ah!, ce ne corre! La realtà è sempre più “complessa” di quello che l’ingenuo “grillino” si può immaginare…

Dobbiamo renderci conto che questa “critica” di sinistra è molto diffusa anche tra chi non è di sinistra. “Complessità” è una parola dietro a cui può nascondersi di tutto, spesso la presunzione di essere l’unico ad avere la risposta. A noi però non interessa un dibattito meramente ideologico. Il MoVimento nasce nel giorno di Francesco proprio perché è un movimento di testimonianza, dove sono innanzitutto le tue azioni a parlare di te. Non mi interessa niente se sei pronto a combattere il capitalismo con le unghie e con i denti – ma, come sappiamo, lo si è fatto purtroppo anche in modi più cruenti – se poi non fai la raccolta differenziata o non rispetti i pedoni quando sei in auto. Il cittadino conosce innanzitutto la sua quotidianità ed innanzitutto vuole riqualificare quella. Facendo questo è inevitabile poi dover affrontare questioni più ampie, scontrasi con politiche che della qualità della vita se ne fregano. Il nostro punto di forza sarà però sempre quello dell’affermazione e della condivisione di una vita cittadina degna di questo nome – anche quando scambiamo prodotti invece di comprarli o puliamo un giardinetto pubblico.

L’appello alla cittadinanza è anche un appello alle regole e alle forme della sua esistenza. Non è un caso che il MoVimento 5 Stelle abbia come suoi baluardi la difesa della Costituzione e il richiamo alla Resistenza. La difesa della Costituzione è un appello ai principi di una forma di cittadinanza che sono stati posti a seguito e in conseguenza di una guerra civile. Affermare una costituzione come propria significa accettare di vivere sotto e a partire da principi scritti su carta. La parola scritta con il sangue dei partigiani è per noi legge e principio. Ma nessun feticismo, tutt’altro. Leggi e principi scritti da uomini, quando sono frutto di pensiero e passione, con il consenso e la persuasione si possono cambiare.

Chi ancora si considera di sinistra ed ha qualche problemino ad identificarsi con Renzie, dovrebbe chiedersi cosa ha avuto da dire mai la sinistra “antagonista” su costituzione e stato. Dovrebbe anche chiedersi, quando parla con sufficienza di moralismo in politica e spacciandosi per “scienziato” della politica o addirittura politico di “professione”, cosa ha avuto mai da dire sul fenomeno mafioso e la sua cultura. Per una visione marxista e di classe la mafia è tutt’al più un fenomeno di capitalismo più disinvolto, con mero pregiudizi morali – insomma in fondo l’essenza del capitalismo! E così un commerciante e un boss rappresentano solo sfumature della stessa “essenza”. Questa cecità per il particolare e il singolare, in fondo per il vissuto di ciascuno di noi, può essere un freno ben più grande di qualche ingenuità o incertezza politica. Accettiamo la nostra dimensione “umana, troppo umana” senza cinismo e senso di rivalità, che sono solo il frutto di un mal digerito nichilismo, e prepariamoci ad affrontare le prossime sfide insieme, con umiltà e coraggio.