Sunset Boulevard (Viale del Tramonto)

Nel mondo anglosassone il conflitto d’interessi vede contrapposti l’interesse pubblico e quello privato di una persona, in Italia quello privato di una famiglia. Familismo amorale, lo definì nel 1958 il politologo statunitense Edward C. Banfield, ma l’italiano è tale prima di tutto perché tiene famiglia, anche se negli ultimi decenni il concetto di famiglia si è piuttosto allargato. Ed è stata una storia di famiglia a portare a una condanna in appello l’ormai ex Presidente dell’Emilia trattino Romagna Vasco Errani, accusato in sostanza di aver dato un aiutino a suo fratello. La pena inflitta è mite (un anno, che non sarà mai scontato perchè sospeso con la condizionale), ma si sa che la legge italiana è tradizionalmente clemente con i reati dei colletti bianchi. Errani si dice innocente, ricorrerà in Cassazione e si è dimesso dalla carica che occupava. Nel nuovo “clima” anti-corruzione al quale ha contribuito in maniera determinante il MoVimento 5 Stelle, era oggettivamente difficile non dimettersi, anche se Renzi lo ha invitato a ripensarci. Renzi ha ormai adottato la tesi che uno è dimissionabile da un incarico pubblico solo se dichiarato colpevole dopo il terzo grado di giudizio: è una tesi “prudente”, perché nel governo sono in diversi che prima o poi potrebbero subire qualche condanna, compreso lo stesso Renzi. Ma siamo sempre un passo indietro a Berlusconi, che sull’argomento è inarrivabile ed ha inventato il quarto grado di giudizio (la Corte Europea) e anche il quinto grado di giudizio (sono innocente perché lo dico io). Non si fatica a credere che Errani si senta innocente, l’Italia è governata da sempre in maniera oligarchica e i vari oligarchi ormai non distinguono più tra politica e affari e trovano ovvio essere contemporaneamente al timone politico e a quello economico. Tra i nomi che si fanno per il dopo-Errani in casa PD c’è quello di Graziano Delrio, il super-sottosegretarissimo del governo Renzi. Poi probabilmente sarà scelto un altro, ma il fatto che il nome circoli significa che sì, certo, oggi in Italia sono tutti renziani (e a Livorno tutti grillini), ma i renziani doc sono troppo pochi per poter coprire tutti i posti chiave. A Livorno è più facile, i posti da coprire sono molti meno e la giunta in qualche avventuroso modo è stata varata. Avevamo già visto che il renzismo ha qualche problema a confrontarsi in campo aperto con altre realtà politiche, oggi prendiamo diligentemente nota che il renzismo ha anche qualche problema di affidabilità nelle adesioni. In Italia, è vero, si corre sempre in aiuto del vincitore, ma le fortune sono mutevoli e bisogna sempre tenersi una via di fuga verso i vincitori futuri. Il vero errore di Vasco Errani è stato quello di accettare l’incarico di Presidente della sua regione per la terza volta. Attualmente è in vigore una legge che impedisce di essere presidenti di regione per più di 2 volte. Siccome l’Italia, oltre che la patria del diritto, più che altro è la patria del rovescio, Errani potè candidarsi per la terza volta perché la prima volta che fu eletto la legge non era ancora in vigore e dunque è stata data l’interpretazione che la legge dei due mandati valesse da un certo punto in avanti. Analogamente, potè candidarsi per la terza volta anche Formigoni. Questa cosa fa il paio con la legge sui Sindaci: anche qui non potevi fare il Sindaco più di 2 volte, ma poi si è scoperto che ci si riferiva a 2 volte consecutive e quindi io faccio il Sindaco 2 volte, la terza volta faccio eleggere il mio fido vicesindaco e la quarta volta torno io: un Comune in balia di una persona per vent’anni minimo, se quella persona è abbastanza potente (e di persone così l’Italia abbonda). C’è però una controindicazione a ricoprire la stessa carica per tantissimo tempo: crolla il tuo livello di attenzione, prima o poi ti sfugge qualcosa e i tuoi nemici hanno buon gioco a denunciarti. Il MoVimento 5 Stelle, si sa, applica al suo interno la regola dei 2 mandati in maniera molto rigida a tutti i propri eletti, molto rigida nel senso che non distingue tra consiglieri di circoscrizione e deputati. E’ veramente un caso unico in Italia, dove tradizionalmente i politici appartengono alla scuola di Molière (che morì praticamente in palcoscenico). Dovrebbero però cominciare a riflettere sulla grande lezione che ci ha lasciato Greta Garbo, perché, come ben sanno i teatranti, più difficile dell’entrare in scena c’è solo l’uscire di scena.